Garlasco, dall’archiviazione di Venditti al futuro di Sempio e Stasi: tutte le novità sul delitto di Chiara Poggi
- Postato il 20 settembre 2026
- Di Panorama
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Il caso Garlasco continua a svilupparsi lungo più fronti giudiziari, tra accertamenti ancora in corso, nuovi elementi da valutare e vicende parallele che riportano l’attenzione sulle indagini condotte dopo l’omicidio di Chiara Poggi. La novità più rilevante della settimana riguarda l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, la cui posizione è stata archiviata nell’inchiesta per corruzione legata al primo procedimento su Andrea Sempio, mentre resta aperta la nuova indagine sull’omicidio e continua il confronto tra le difese di Sempio e Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto. Sullo sfondo rimangono gli accertamenti scientifici, le valutazioni sulle prossime mosse della Procura di Pavia e la prospettiva di una revisione del processo che potrebbe rimettere in discussione la ricostruzione giudiziaria dell’omicidio, senza che, allo stato attuale, sia intervenuta una decisione capace di modificare la condanna definitiva.
L’archiviazione di Mario Venditti: cade l’accusa di corruzione, ma il fascicolo resta aperto
La notizia giudiziaria più importante è arrivata da Brescia, dove il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta della Procura di archiviare la posizione di Mario Venditti, l’ex procuratore aggiunto di Pavia che era stato indagato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari per aver presumibilmente ricevuto denaro in cambio di un intervento favorevole ad Andrea Sempio. Al centro degli accertamenti c’era la prima indagine sull’amico del fratello di Chiara Poggi, conclusa con un’archiviazione, e il sospetto che quella decisione fosse stata condizionata da un accordo illecito con la famiglia dell’indagato.
L’ipotesi accusatoria aveva preso forma anche attraverso il ritrovamento di un appunto manoscritto nell’abitazione dei genitori di Sempio, nel quale comparivano il nome di Venditti, un riferimento all’archiviazione e alcune cifre che gli investigatori avevano inizialmente interpretato come possibile indicazione di una somma destinata al magistrato. Gli approfondimenti successivi, tuttavia, non hanno consentito di trovare riscontri sufficienti a sostenere l’accusa nei suoi confronti: non sono emerse prove di un accordo corruttivo, di passaggi di denaro a suo favore o di contatti con la famiglia Sempio e i suoi difensori al di fuori delle sedi istituzionali.
L’archiviazione riguarda la posizione di Venditti e non equivale, però, alla chiusura dell’intera vicenda. Gli atti dell’inchiesta sulla presunta corruzione saranno trasferiti alla Procura di Pavia, dove proseguiranno gli approfondimenti su eventuali responsabilità di altre persone, mentre Giuseppe Sempio, padre di Andrea, risulta ancora indagato nell’ambito dello stesso filone. Sarà quindi necessario capire se gli elementi raccolti potranno sostenere un’ipotesi di reato diversa da quella inizialmente formulata nei confronti dell’ex magistrato oppure se gli ulteriori accertamenti porteranno a un ridimensionamento complessivo della vicenda.
Venditti, intervenuto a Quarto Grado dopo la decisione dei giudici, ha ribadito la propria estraneità alle accuse e ha sostenuto che il denaro movimentato dalla famiglia fosse destinato agli avvocati, facendo riferimento alle dichiarazioni rese dai professionisti ascoltati durante le indagini. Si tratta della ricostruzione dell’ex magistrato, che non modifica il dato giudiziario centrale: la sua posizione è stata archiviata, mentre gli accertamenti sulle eventuali responsabilità di altri soggetti restano aperti.
La reazione dei legali di Sempio: l’archiviazione del passato torna al centro della difesa
La decisione del giudice bresciano ha avuto immediate ripercussioni anche sul confronto tra le parti coinvolte nella nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, che assistono Andrea Sempio, hanno accolto con soddisfazione l’archiviazione dell’ex procuratore, sottolineando come Venditti avesse seguito personalmente gli accertamenti della precedente inchiesta, dalle audizioni delle persone informate sui fatti agli approfondimenti tecnici, prima di formulare insieme alla collega la richiesta di archiviazione poi accolta dal giudice competente.
Secondo i difensori, il venir meno dell’accusa di corruzione nei confronti del magistrato costituisce un elemento favorevole alla loro ricostruzione, perché esclude che l’esito di quel procedimento possa essere attribuito a un pagamento illecito a Venditti. L’archiviazione del magistrato, tuttavia, non determina automaticamente l’esito della nuova indagine per omicidio, che rimane autonoma e nella quale la Procura dovrà valutare gli elementi raccolti nei confronti di Sempio, compresi gli accertamenti scientifici e le osservazioni presentate dai suoi consulenti.
Sempio, che continua a respingere ogni coinvolgimento nel delitto, rimane l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio. La sua posizione dovrà essere valutata sulla base degli elementi pertinenti al procedimento attuale e non soltanto alla luce dell’esito delle precedenti indagini.
Le consulenze su Sempio, dal Dna all’impronta: che cosa deve ancora chiarire la Procura
Mentre il filone relativo alla presunta corruzione conosce un importante sviluppo, l’indagine principale continua a concentrarsi sugli accertamenti scientifici. La Procura di Pavia ha disposto ulteriori approfondimenti dopo il deposito delle consulenze della difesa di Andrea Sempio, affidando al genetista Carlo Previderè nuove valutazioni sulle tracce biologiche e all’antropologa forense Cristina Cattaneo un esame relativo alle dimensioni del piede dell’indagato e alla possibile compatibilità con l’impronta di una scarpa dalla suola a pallini rilevata nell’abitazione di Chiara Poggi.
Il capitolo genetico rimane particolarmente delicato perché la consulenza della genetista Denise Albani ha individuato un profilo compatibile con la linea maschile della famiglia Sempio nel materiale biologico rinvenuto sotto le unghie della vittima, ma l’interpretazione del risultato presenta aspetti ancora controversi, legati anche alle caratteristiche e ai limiti del campione analizzato. Il compito degli ulteriori accertamenti è proprio quello di verificare quanto siano solidi i dati disponibili e quale valore possano assumere nella ricostruzione dei fatti, senza trasformare una compatibilità genetica in una prova automaticamente conclusiva della responsabilità dell’indagato.
A queste verifiche si aggiunge la consulenza psichiatrica affidata al professor Roberto Catanesi, chiamato a esaminare l’eventuale presenza di condizioni patologiche che avrebbero potuto incidere sulla capacità di intendere e di volere di Sempio in relazione ai fatti contestati, nonché gli ulteriori profili indicati dalla Procura nel conferimento dell’incarico.
L’indagato ha deciso di non sottoporsi al colloquio richiesto dal consulente, una scelta che i suoi difensori hanno motivato sostenendo che un accertamento di questo tipo dovrebbe eventualmente essere svolto nel contraddittorio tra le parti e che una valutazione puramente personologica non sarebbe sufficiente a fondare un giudizio di colpevolezza. Il professor Catanesi dovrà quindi completare la propria relazione sulla base del materiale disponibile, mentre rimane l’attesa per conoscere l’esito complessivo delle consulenze richieste dalla Procura.
La scadenza dei termini delle indagini preliminari si avvicina e gli approfondimenti tecnici rappresentano uno dei passaggi da completare prima delle successive determinazioni dei magistrati. L’ex difensore di Sempio, Massimo Lovati, ha ipotizzato che la Procura possa chiedere una proroga anche in relazione alla prospettiva di una revisione del processo a Stasi, ma si tratta di una valutazione espressa dal legale e non di una decisione già annunciata dagli inquirenti.
Alberto Stasi e la revisione del processo: la difesa prepara le prossime mosse
L’altro fronte giudiziario riguarda Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, la cui difesa continua a lavorare alla possibilità di ottenere una revisione del processo attraverso nuovi elementi e consulenze tecniche. Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno portando avanti gli approfondimenti necessari a sostenere un’eventuale istanza davanti alla Corte d’Appello di Brescia, competente a valutare se sussistano i presupposti per riaprire il procedimento concluso con la condanna.
Bocellari ha confermato che il lavoro difensivo si sta concentrando sulla ricerca di nuove prove, mentre i consulenti di Stasi stanno approfondendo diversi aspetti della ricostruzione scientifica dell’omicidio, anche in ambito genetico. L’obiettivo della difesa è individuare elementi che possano incidere sul quadro probatorio alla base della sentenza definitiva, indipendentemente dalle valutazioni che la Procura di Pavia sarà chiamata a compiere nei confronti di Sempio.
Il percorso rimane distinto da quello dell’inchiesta sull’attuale indagato: l’eventuale rinvio a giudizio di Sempio non determinerebbe automaticamente la revisione del processo di Stasi, così come la presentazione di un’istanza di revisione non comporterebbe, da sola, il venir meno della condanna. Saranno i giudici competenti a valutare le nuove prove e la loro eventuale incidenza sulla ricostruzione giudiziaria del delitto.
Sul fronte personale, Stasi sta terminando di scontare la propria pena e continua a mantenere una posizione di sostanziale riserbo pubblico, mentre i suoi legali seguono l’evoluzione degli accertamenti e lavorano alla strategia difensiva. La prospettiva di una revisione, già tentata senza successo in passato, rimane così uno dei passaggi più attesi dell’intera vicenda giudiziaria.
Massimo Lovati a processo per diffamazione: il nuovo capitolo dello scontro tra avvocati
Tra gli sviluppi della settimana trova spazio anche il procedimento milanese che vede imputato Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, per alcune dichiarazioni rivolte allo studio legale Giarda, che aveva assistito Alberto Stasi nei processi per l’omicidio. Secondo l’imputazione, Lovati avrebbe attribuito ai professionisti dello studio una presunta manipolazione delle indagini difensive e delle modalità con cui era stato acquisito il Dna di Sempio, accuse al centro del processo per diffamazione aggravata.
Nel corso dell’udienza, il giudice ha ammesso gran parte delle prove richieste dalle parti, riducendo però il numero dei testimoni indicati dalla difesa di Lovati e respingendo, allo stato, la richiesta di ascoltare Andrea Sempio. Tra le persone che potranno essere sentite figurano alcuni consulenti che avevano lavorato per la difesa di Stasi, mentre il tribunale si è riservato di decidere sull’ammissione di un ulteriore testimone indicato dalla difesa dell’ex legale. Il procedimento proseguirà con l’audizione degli avvocati Fabio ed Enrico Giarda, costituiti parti civili.
Lovati, che continua a dichiararsi convinto dell’innocenza sia di Sempio sia di Stasi, è tornato a parlare anche della nuova inchiesta pavese, sostenendo che gli investigatori potrebbero aver bisogno di ulteriore tempo prima di arrivare a una conclusione. Le sue affermazioni, tuttavia, rimangono distinte dalle decisioni della Procura e dagli sviluppi processuali effettivamente documentati.
Il caso Giovanni Ferri: un’altra morte a Garlasco torna sotto i riflettori
Nel frattempo, a Garlasco è tornata al centro dell’attenzione anche la morte di Giovanni Ferri, un anziano ex meccanico il cui decesso era stato archiviato come suicidio e sul quale i familiari continuano a chiedere ulteriori verifiche. La vicenda ha assunto una nuova dimensione mediatica dopo che Mattino Cinque ha riferito di un possibile riesame del caso da parte della Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, a seguito delle iniziative intraprese dalla famiglia e dal suo legale.
Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni giornalistiche, l’ufficio giudiziario avrebbe avviato le procedure necessarie a recuperare o ricostituire il fascicolo originario, che non sarebbe stato rinvenuto negli archivi, mentre un medico legale incaricato dai familiari ha sollevato dubbi sull’interpretazione di alcune ferite riscontrate sul corpo dell’anziano. Questi elementi hanno alimentato la richiesta di riesaminare le circostanze della morte, senza che sia stata accertata una responsabilità diversa da quella individuata nelle precedenti indagini.
Non risultano, tuttavia, elementi giudiziari accertati che consentano di collegare la morte di Ferri all’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta di due vicende distinte, accomunate dal contesto territoriale e dall’attenzione mediatica che le circonda, ma che non devono essere sovrapposte in assenza di riscontri investigativi.
Che cosa succede adesso: le decisioni della Procura e il futuro dell’inchiesta
Il caso Garlasco arriva così a un passaggio in cui sarà necessario distinguere gli esiti giudiziari già acquisiti dagli interrogativi ancora aperti. L’archiviazione di Mario Venditti rappresenta una decisione formale che chiude il procedimento a suo carico, mentre l’eventuale sussistenza di responsabilità di altre persone nell’inchiesta sulla presunta corruzione rimane oggetto di ulteriori accertamenti. Parallelamente, la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi dovrà confrontarsi con i risultati delle consulenze scientifiche, le osservazioni della difesa di Andrea Sempio e le determinazioni della Procura di Pavia sul futuro del procedimento.
Sul versante di Alberto Stasi resta invece da capire quando e su quali elementi verrà formalmente impostata la richiesta di revisione, un percorso autonomo rispetto alla nuova indagine e che richiederà una valutazione giudiziaria delle prove presentate dalla difesa.
Dopo una settimana segnata soprattutto dall’archiviazione dell’ex magistrato, dalle reazioni delle difese e dall’attesa per gli esiti delle consulenze, il punto centrale rimane la capacità delle nuove indagini di fornire risposte verificabili sull’omicidio di Chiara Poggi. Perché, al di là delle dichiarazioni dei protagonisti, delle ricostruzioni televisive e delle ipotesi che continuano ad accompagnare il caso, saranno gli elementi raccolti dagli investigatori e le successive decisioni dei giudici a stabilire se il nuovo procedimento potrà arrivare a un processo e se la vicenda giudiziaria di Alberto Stasi potrà essere riaperta.