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Gambe gonfie d’estate, rischio trombosi venosa: intervista all’angiologo calabrese Elia Diaco

  • Postato il 25 agosto 2026
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Gambe gonfie d’estate, rischio trombosi venosa: intervista all’angiologo calabrese Elia Diaco

Il Quotidiano del Sud
Gambe gonfie d’estate, rischio trombosi venosa: intervista all’angiologo calabrese Elia Diaco

Gambe gonfie d’estate, attenzione alla trombosi venosa: nella nostra intervista, l’angiologo calabrese Elia Diaco spiega quali segnali non sottovalutare, quando è necessario sottoporsi agli accertamenti e come prevenire i rischi per la salute delle vene.


Con l’arrivo dell’estate, gambe gonfie, pesanti e doloranti vengono spesso considerate un fastidio passeggero, semplicemente attribuito al caldo. Ma dietro questi segnali può nascondersi una condizione che merita attenzione: la trombosi venosa. Le temperature elevate, infatti, favoriscono la vasodilatazione e possono accentuare il ristagno e il reflusso venoso, soprattutto nelle persone che soffrono già di una malattia venosa cronica, varici o edema. A questo si possono aggiungere fattori di rischio come obesità, sedentarietà, fumo, uso di contraccettivi ormonali, gravidanza e post-partum, oltre a possibili predisposizioni genetiche che possono rimanere a lungo sconosciute.

La prevenzione dovrebbe iniziare prima dell’arrivo della stagione estiva. Attività fisica regolare, sana alimentazione, abolizione del fumo, corretta idratazione e attenzione durante i viaggi prolungati rientrano tra le principali abitudini da adottare per proteggere la salute delle vene. E soprattutto, alcuni segnali non vanno ignorati: un gonfiore improvviso, soprattutto se interessa una sola gamba, associato a dolore, arrossamento o difficoltà a camminare, richiede una valutazione medica tempestiva. Una visita angiologica e, quando indicato, un ecocolordoppler venoso permettono di approfondire il quadro, individuare un’eventuale trombosi e prevenirne le complicanze. A fare il punto è il dottor Elia Diaco, angiologo calabrese e responsabile dell’Ambulatorio di Angiologia e Medicina Vascolare Minerva Surgical Service di Catanzaro, che richiama l’attenzione sulla necessità di non considerare la malattia venosa un problema esclusivamente estetico o stagionale.

Dottor Elia Diaco, cosa succede alle nostre vene quando le temperature aumentano e perché l’estate può diventare un periodo più delicato per chi soffre di problemi circolatori?

«Il caldo porta a una maggiore vasodilatazione che può favorire reflusso venoso e ristagno dei liquidi. Il reflusso agisce sulla parete venosa, può determinare un processo infiammatorio e, in presenza di altri fattori di rischio, favorire la formazione di trombi. Non esiste dunque una temperatura oltre la quale la trombosi si manifesta automaticamente. Il problema è l’effetto che il caldo può avere su una circolazione già compromessa, soprattutto quando sono presenti insufficienza venosa, varici, edema e altri fattori predisponenti».

Quanto può incidere l’esposizione prolungata al sole nelle ore più calde? Ci sono orari o comportamenti che sarebbe meglio evitare per non accentuare vasodilatazione, gonfiore e pesantezza delle gambe?

«L’esposizione al sole tra le 11 e le 16 è assolutamente sconsigliata perché il calore provoca una maggiore vasodilatazione, cioè un allargamento dei vasi sanguigni che può accentuare il ristagno venoso e la sensazione di gonfiore e pesantezza delle gambe. È preferibile, quindi, limitare il più possibile la permanenza al sole nelle ore più calde e, quando possibile, mantenere le gambe al fresco. Sono utili le docce fredde e, più in generale, tutte quelle strategie che aiutano a contrastare la sensazione di pesantezza e affaticamento delle gambe».

In che modo la disidratazione può influire sulla circolazione?

«La disidratazione può aumentare, nei soggetti predisposti, il rischio di formazione di coaguli. Per questo è importante bere adeguatamente, soprattutto in estate».

Dottor Elia Diaco, quali sono i fattori di rischio spesso sottovalutati e quali abitudini quotidiane possono fare davvero la differenza nella prevenzione della trombosi venosa?

«Obesità e sedentarietà incidono senza alcun dubbio. Anche il fumo, soprattutto se associato alla pillola anticoncezionale, può aumentare il rischio. È quindi importante seguire un’alimentazione equilibrata, consumare frutta e verdura, fare attività fisica, non eccedere con l’alcol e smettere di fumare. Bisogna prestare attenzione anche a chi soffre di malattia venosa cronica, ha varici importanti, edema persistente o ha già avuto una trombosi. In questi casi è fondamentale non sottovalutare i sintomi e affidarsi al medico per una corretta prevenzione».

C’è poi un capitolo meno conosciuto, quello della predisposizione genetica. Quanto incidono le mutazioni trombofiliche e in quali circostanze può essere utile indagare un’eventuale familiarità?

«Esistono mutazioni genetiche che possono aumentare la predisposizione alla trombosi e che talvolta rimangono sconosciute. Tra queste c’è il fattore V di Leiden, che può presentarsi in forma eterozigote o omozigote, con livelli di rischio differenti. In determinati pazienti è quindi importante valutare anche l’eventuale predisposizione genetica».

Quanto può incidere la sedentarietà sul ristagno venoso e quali attività sono particolarmente indicate durante i mesi estivi?

«Il nuoto è un’attività particolarmente indicata, così come attività moderate e regolari. Anche yoga e pilates possono essere utili. La sedentarietà, invece, favorisce il ristagno venoso».

Qual è la “regola d’oro” per chi lavora molte ore seduto davanti al computer?

«Per chi trascorre sei o sette ore al giorno seduto davanti a un computer, è bene alzarsi ogni tre quarti d’ora, camminare per qualche minuto e fare un po’ di stretching. Sono piccole pause che aiutano a interrompere la sedentarietà e a mantenere attiva la circolazione».

Gravidanza e post-partum rappresentano momenti particolarmente delicati per la circolazione venosa. Perché il rischio di trombosi aumenta in queste fasi e quali donne dovrebbero essere seguite con maggiore attenzione?

«Durante la gravidanza si verificano cambiamenti ormonali e circolatori importanti. Il rischio può essere particolarmente rilevante nelle donne che presentano già una malattia venosa cronica o varici importanti. Anche il periodo successivo al parto richiede attenzione e, quando indicato dal medico, una profilassi adeguata. Gravidanza e post-partum sono dunque periodi nei quali il rischio trombotico merita una valutazione individuale, soprattutto in presenza di altri fattori predisponenti».

Esiste un’età nella quale il rischio diventa significativamente più elevato oppure la presenza di determinati fattori di rischio può rendere vulnerabili anche persone giovani?

«Più che una singola fascia d’età, bisogna considerare la presenza di una malattia venosa cronica e dei fattori di rischio. Statisticamente, la malattia venosa cronica interessa circa una donna su due e un uomo su tre. Chi presenta una malattia venosa importante deve quindi prestare particolare attenzione».

L’estate è anche la stagione dei viaggi più frequenti. Aereo, automobile e autobus possono diventare situazioni critiche per chi resta molte ore seduto: quali precauzioni dovrebbe adottare chi deve affrontare un lungo viaggio?

«Nei viaggi superiori alle quattro ore il rischio legato all’immobilità aumenta, soprattutto nei soggetti che presentano fattori predisponenti. È importante muoversi, bere e, quando indicato, utilizzare calze elastiche a compressione graduata. In automobile è fondamentale programmare soste regolari per scendere, camminare e sgranchire le gambe. In aereo, invece, è utile alzarsi periodicamente e muovere le caviglie e le gambe. Per chi ha già una malattia venosa o una precedente trombosi, eventuali farmaci o misure di profilassi devono essere prescritti dallo specialista».

Parliamo ora di prevenzione farmacologica: quali prodotti vengono utilizzati nella gestione della malattia venosa?

«Esistono sostanze e farmaci utilizzati nel trattamento della malattia venosa, tra cui diosmina micronizzata, mesoglicano e altri prodotti. La bromelina viene utilizzata per le sue proprietà antinfiammatorie e antiedemigene. Ma bisogna distinguere tra integratori e farmaci e, soprattutto, utilizzare questi prodotti sulla base delle indicazioni del medico».

Gel rinfrescanti, creme e massaggi possono effettivamente aiutare le gambe pesanti oppure rischiano di creare una falsa sensazione di sicurezza in chi presenta un problema venoso?

«Gel e creme rinfrescanti possono dare sollievo alla sensazione di pesantezza e affaticamento delle gambe, ma non possono essere considerati una forma di prevenzione della trombosi né sostituire una valutazione medica.

Quando è opportuno utilizzare le calze elastiche a compressione graduata?

«La compressione graduata è importante nella gestione della malattia venosa e in determinate situazioni viene utilizzata anche dopo una trombosi. Deve però essere scelta con la corretta classe di compressione e sulla base delle indicazioni dello specialista».

Quali sintomi devono far scattare immediatamente l’attenzione e non essere semplicemente attribuiti al caldo, alla stanchezza o a una giornata trascorsa in piedi?

«Se il dolore diventa forte e acuto, la gamba si gonfia in maniera evidente, diventa molto dolorante o addirittura rende difficile camminare, bisogna rivolgersi immediatamente a un medico. Una trombosi venosa profonda può determinare un gonfiore significativo di una gamba rispetto all’altra. Nelle forme superficiali può essere presente anche una zona indurita e dolorosa lungo il decorso di una vena».

Come si arriva a una diagnosi certa?

«Con una visita angiologica e un ecocolordoppler venoso. È l’esame che consente di verificare se esiste una trombosi, dove si trova e se interessa il sistema venoso superficiale o quello profondo».

Una volta comparsi sintomi sospetti, qual è il primo passo da compiere? Quanto è importante non aspettare che il gonfiore o il dolore passino spontaneamente?

«È importantissimo. Una trombosi venosa, soprattutto profonda, può portare a complicanze rilevanti come l’embolia polmonare e, nei casi più gravi, può essere anche fatale. Per questo, davanti ai primi sintomi sospetti, bisogna agire rapidamente e fare gli accertamenti necessari».

Dottor Elia Diaco, qual è l’errore che i pazienti commettono con maggiore frequenza di fronte ai primi sintomi di una malattia venosa?

«Arrivare dallo specialista quando la situazione è già avanzata. È fondamentale che il medico di medicina generale riconosca i segnali e indirizzi il paziente all’approfondimento specialistico».

C’è poi un altro elemento decisivo: la continuità nella prevenzione…

«Esatto. La malattia venosa cronica va curata durante tutto l’anno, non soltanto in estate. Un concetto che vale la pena ribadire: il caldo può accentuare i sintomi e rendere più evidente una condizione venosa preesistente, ma la malattia venosa cronica richiede attenzione e gestione nel lungo periodo».

C’è un messaggio che vorrebbe lanciare ai giovani che pensano di essere immuni da queste patologie?

«Guardate le gambe delle vostre nonne, delle vostre mamme e delle vostre zie per capire quale potrebbe essere la vostra predisposizione. La malattia venosa cronica non riguarda soltanto gli anziani e va fatta prevenzione».

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Gambe gonfie d’estate, rischio trombosi venosa: intervista all’angiologo calabrese Elia Diaco

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