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Francia, studenti in rivolta: ecco la nuova gioventù che guarda a Mélenchon e fa fronte comune con i prof

  • Postato il 1 ottobre 2026
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Francia, studenti in rivolta: ecco la nuova gioventù che guarda a Mélenchon e fa fronte comune con i prof

La mobilitazione degli studenti francesi è iniziata in sordina il 7 settembre scorso con il blocco del liceo Théodore-Monod di Le Rheu, nella periferia di Rennes, in Bretagna, dove i ragazzi protestavano contro una rentrée scolastica caotica, orari incoerenti e classi sovraffollate. Alcuni giorni dopo la protesta si è estesa ai licei di Villeneuve-d’Ascq, nella periferia di Lille, e di Caen, in Normandia. Poi, il 17 settembre, sono stati i ragazzi del liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella banlieue sud-est di Parigi, a prendere l’iniziativa di bloccare il loro istituto.

I sindacati fissano proprio nel 17 settembre il giorno in cui la protesta dei licei ha preso la forma di un movimento nazionale destinato ad allargarsi, cominciando a interessare i media e entrando nel dibattito politico a pochi mesi dalle presidenziali del 2027. L’esempio di Créteil è stato seguito dai ragazzi di Saint-Denis, Pantin, Nanterre, quei comuni della periferia di Parigi più popolare e multietnica, dove nessuna politica urbana è mai riuscita davvero a garantire ai giovani l’uguaglianza delle opportunità. Via Tik Tok e Snapchat si è diffuso ovunque, ottenendo anche la solidarietà degli istituti delle grandi città, Parigi, Strasburgo, Nizza, Marsiglia, Nantes. La protesta è cresciuta rapidamente. Oggi più di 350 licei sono ancora bloccati in tutta la Francia. Per la prima volta inoltre, oggi, il movimento è arrivato anche nelle università, con almeno 26 atenei bloccati oggi a Poitiers, Marsiglia, Strasburgo, Montpellier, Nanterre.

I giovani rivendicano il loro diritto allo studio. Denunciano la cronica assenza di insegnanti, la cattiva gestione del calendario delle lezioni, il sovraffollamento delle classi. Chiedono edifici ristrutturati, più personale, infermieri e assistenti sociali, materiale didattico, semplicemente condizioni di studio “decenti”. Nei licei del dipartimento Seine-Saint-Denis, dove il movimento ha trovato una delle sue roccaforti, il sentimento di essere trattati diversamente rispetto agli studenti dei licei del centro è particolarmente forte. “Non chiediamo privilegi, vogliamo solo gli stessi diritti di tutti. I valori della Francia sono libertà, uguaglianza e fratellanza. Ma dove sta l’uguaglianza?”, spiegavano alcuni studenti di Créteil in un video del 24 settembre diventato virale sui social.

I giovani si mobilitano anche in nome della “convergenza delle lotte”, in solidarietà con gli insegnanti a loro volta in sciopero in particolare contro i tagli previsti dal nuovo progetto di Legge di Bilancio per il 2027, presentato proprio oggi dal premier Sébastien Lecornu, e che include il gelo degli stipendi dei dipendenti pubblici per il quarto anno consecutivo, oltre che il gelo dei sussidi sociali, e chiede un contributo pesante ai pensionati. Misure che devono contribuire ai 43 miliardi di euro di economie – meno dei 54 annunciati in un primo tempo – che secondo il piano Lecornu permetteranno di contenere il debito il Paese nel 5% del Pil nel 2027. Alla protesta pacifica si sono sovrapposti episodi di violenza sempre più gravi.

A Nantes, il liceo Nelson-Mandela è stato evacuato dopo che un incendio ha distrutto l’atrio. A Marsiglia la situazione è degenerata al liceo Victor-Hugo, dove il preside e altri membri della direzione sono stati cosparsi di benzina. Poco distante, davanti al liceo Saint-Exupéry, un camion dei vigili del fuoco intervenuto per spegnere un incendio è stato dato alle fiamme. A Parigi un agente è rimasto ferito a margine di una manifestazione studentesca. Negli scontri con la polizia, più di 600 persone sono state fermate. Si contano anche dei feriti tra i giovani. A Tours un ragazzo è stato ricoverato colpito in un occhio da un proiettile di flash-ball della polizia. Il premier Lecornu ha convocato una riunione interministeriale di crisi, mentre il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha trasmesso alle procure del Paese le istruzioni per adeguare la risposta penale ai disordini. Ma intanto il sindacato Union syndicale lycéenne ha lanciato un appello ad una grande “giornata d’azione” nazionale il 6 ottobre.

La protesta scolastica è diventata anche battaglia politica. La France insoumise ha preso posizione apertamente a fianco dei liceali. Il suo leader, Jean-Luc Mélenchon, ha denunciato la “repressione” del governo, mentre i suoi oppositori lo hanno accusato di strumentalizzare la rabbia degli studenti per trasformare la protesta in un serbatoio di nuovi futuri elettori. Da anni i giovani sono uno dei principali bacini di consenso della sinistra radicale. Diversi deputati LFI sono comparsi davanti agli istituti negli ultimi giorni.

In prima linea nella protesta c’è Bally Bagayoko, primo sindaco LFI di Saint-Denis, eletto alle municipali di marzo, che a settembre aveva distribuito gratuitamente mille bici ai ragazzi di terza media. Intervistato da BFM-TV, Bagayoko ha dichiarato che se è meglio evitarla, “la violenza, in alcuni casi, può essere legittima”. Gli ha risposto la presidente della regione Île-de-France, Valérie Pécresse, annunciando che avrebbe mandato al sindaco una fattura da 100 mila euro per riparare i danni registrati nei licei di Saint-Denis. Pécresse ha inoltre stimato in quasi un milione di euro i danni complessivi provocati finora nei licei della regione, tra cancelli divelti, incendi, vetri rotti e costi legati alla sicurezza.

Nel dibattito è intervenuto anche Emmanuel Macron, che ha avvertito che la rabbia dei giovani deve essere ascoltata, ma osservando anche che “nessuna motivazione” può legittimare la violenza e che i responsabili politici non devono incoraggiarla. La destra e l’estrema destra hanno attaccato direttamente Mélenchon. Il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, lo ha accusato di aver alimentato la protesta. Anche Bruno Retailleau, candidato della destra Repubblicana, ha accusato LFI di voler “organizzare l’insurrezione” e ha chiesto di applicare al movimento la legislazione contro i casseurs.

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Il Fatto Quotidiano

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