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Franchi tiratori, i vannacciani si riprendono mentre votano e respingono le accuse

  • Postato il 15 luglio 2026
  • Politica
  • Di Blitz
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Tensioni politiche al centro della scena mentre i parlamentari vicini a Vannacci finiscono nel mirino delle critiche per il voto segreto che ha determinato l'esito di un provvedimento legislativo. Il movimento respinge con fermezza le accuse di comportamento sleale, difendendo la propria autonomia decisionale e sottolineando il diritto di voto libero. La vicenda alimenta il dibattito interno sulla disciplina di gruppo e sulla gestione dei rapporti tra le diverse componenti politiche.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Franchi tiratori, i vannacciani si riprendono mentre votano e respingono le accuse

Sono stati i “vannacciani” a finire al centro della polemica dopo il voto segreto che ha affondato alla Camera l’emendamento sulle preferenze. Alcuni deputati dell’area vicina a Roberto Vannacci si sono infatti ripresi con il cellulare mentre votavano, per dimostrare di non essere tra i franchi tiratori indicati come responsabili della sconfitta della maggioranza.

La maggioranza sotto alla Camera

Il caso esplode dopo un risultato inaspettato per il governo: l’emendamento sostenuto dal centrodestra è stato infatti bocciato per un solo voto, 188 contrari contro 187 favorevoli. Nei conteggi fatti a Montecitorio mancherebbero all’appello una trentina di voti rispetto alle precedenti votazioni sulla legge elettorale, quando la maggioranza aveva potuto contare su circa 214 deputati. Da qui la caccia ai franchi tiratori e il rimpallo di responsabilità tra gli alleati.

Tra le ricostruzioni che circolano nei capannelli parlamentari prende quota anche quella di una protesta trasversale di deputate del centrodestra contro il mancato rafforzamento della parità di genere. I “vannacciani”, finiti subito nel mirino, respingono invece ogni accusa proprio mostrando il video registrato in Aula.

“Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude”, ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivendicando il tentativo di “reintrodurre le preferenze dopo più di 30 anni di liste bloccate”. La premier ha riconosciuto che sono mancati “diversi voti” della maggioranza, ma ha attaccato le opposizioni: “L’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”.

Dal centrosinistra sono subito arrivate le richieste di dimissioni. Elly Schlein ha osservato che “le opposizioni” si sono presentate unite, mentre “la maggioranza si è subito divisa al voto segreto”. Giuseppe Conte ha attaccato: “Ora che è stata sfiduciata dalla sua maggioranza vada a casa”.

Nel centrodestra, invece, prevale la linea della prudenza. Ignazio La Russa invita a guardare al passaggio in Senato, dove “ci sarà la possibilità concreta di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera”. Antonio Tajani definisce quanto accaduto un “incidente di percorso”: “Non sarebbe dovuto accadere” e “bisognerà riflettere”, ma “si va avanti”. Anche Francesco Lollobrigida parla di una “cosa puntiforme” e non del segnale di un dissenso “di gruppi organizzati in maniera militare”. Resta però il nodo politico di una sconfitta che ha aperto una profonda crepa nella maggioranza.

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Autore
Blitz

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