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Football americano, il pirata Stefano Raffaelli: “Abbiamo ancora fiducia e voglia di dire la nostra”

  • Postato il 22 aprile 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Football americano, il pirata Stefano Raffaelli: “Abbiamo ancora fiducia e voglia di dire la nostra”
Raffaelli

Albisola Superiore. Ci sono giocatori che fanno troppo rumore. Poi ci sono quelli che costruiscono vittorie nel silenzio, azione dopo azione, stagione dopo stagione, con grinta inesauribile da prendere come esempio per i futuri giocatori di football americano.
Stefano Raffaelli appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Colonna storica dei Pirates, il numero “due” ormai conosciuto in tutta Italia è uno di quei giocatori che non hanno bisogno di riflettori per lasciare il segno. Grinta, affidabilità, spirito di sacrificio: in campo è tutto questo e molto di più.
Kicker molto spesso infallibile nei momenti che contano, safety dalle mani d’oro capace di leggere il gioco con lucidità rara. Un punto di riferimento e leader silenzioso del gruppo ligure.

Detto questo, sembra proprio arrivato, finalmente, il momento di ascoltare la sua storia.
Buona sera Stefano grazie del tuo tempo, tra gare, lavoro ed allenamenti. Quando e come è iniziato il tuo percorso nel football?
“Ho cominciato nel 2014, quindi questa è la mia tredicesima stagione, tutte con la maglia dei Pirates.
Ho conosciuto il football americano per caso, una sera in quel di Legino. Stavo giocando a calcio e mi ero infortunato. Lì incontrai Ettore Ronco che conoscevo già da bambino e fu lui a consigliarmi di andare alla riunione di presentazione della squadra.
Stavo proprio pensando di smettere col calcio… da quel preciso momento come si dice, il resto è storia”.

Sei ormai una colonna del “Black Wall”: il bagaglio che ti porti dietro è diventato pesante; cosa c è dentro la valigia di Stefano dopo tutti questi anni?
“Negli anni ho visto e conosciuto tantissimi ragazzi e anche tanti coach. Ho un ricordo ben preciso di ognuno, ogni persona ha lasciato qualcosa. Spero di aver lasciato anch’io un buon ricordo a tutti quelli che sono passati dai Pirates”.

Due versioni di te: safety e kicker. Come funziona questo switch?
“In realtà esiste anche uno Stefano wide receiver, returner e oggi pure cornerback, ruolo con cui ho iniziato in difesa.
‘Calmo’ lo sono forse solo dagli ultimi mesi… ho sempre avuto un temperamento piuttosto caldo. Il ruolo di kicker però ti mette davanti a situazioni in cui devi gestire pressione e peso specifico della singola azione. Per uno o tre punti puoi vincere una partita, ma alla fine è sempre il gruppo a fare la differenza: senza altri dieci compagni con te in campo, da solo fai ben poco”.

Raffaelli

Milano, Vigorelli, siamo in game week. Che partita sarà e cosa intravedi nel tuo futuro?
“La prossima sarà a Milano contro i Seamen: una squadra giovane, con talento e fame. Probabilmente una delle più attrezzate del campionato.
Sarà dura, durissima, ma ce la metteremo tutta, come abbiamo fatto a Torino contro i Reapers.
Siamo in una rebuilding season: abbiamo iniziato tardi, ma stiamo crescendo, sia nel gioco che nella condizione. Abbiamo ancora fiducia e voglia di dire la nostra. Per il futuro non è ancora arrivato il momento di parlarne: conta il presente, abbiamo altre tre partite da giocare.
L’augurio è che le nuove leve, grazie al lavoro dei coach, colgo l’occasione per fare i complimenti al nostro OL coach Giovanni Modena, si uniscano alla prima squadra e continuino questo percorso”.

Nel football come nella vita, non sempre sono i più rumorosi a lasciare il segno più profondo.
A volte sono quelli che restano, che resistono, che danno tutto senza chiedere nulla in cambio. Stefano “sniper” Raffaelli è uno di questi.
Se i Pirates continueranno a trovare ragazzi con questo spirito, con questa dedizione, con questa capacità di mettere il gruppo davanti a tutto, allora il futuro della franchigia ligure non potrà che essere luminoso. Nonostante le difficoltà, nonostante lo sforzo continuo della società nel cercare nuovi giovani nelle scuole, qualcosa sta già germogliando. I Pirates quei ragazzi li stanno trovando davvero.

Oggi sono sempre di più i giovani che si avvicinano al flag football, iniziando un percorso che (chissà) un giorno potrebbe portarli proprio lì, sotto quei riflettori che Stefano Raffaelli non ha mai cercato, ma che si è guadagnato, stagione dopo stagione.

Autore
Il Vostro Giornale

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