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Fognini non ha dubbi: "Sinner e Alcaraz superiori, solo Musetti può avvicinarsi. Cobolli nella testa mi somiglia"

  • Postato il 2 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Fognini non ha dubbi: "Sinner e Alcaraz superiori, solo Musetti può avvicinarsi. Cobolli nella testa mi somiglia"

Prima di Sinner, c’è stato un tempo in cui l’Italia del tennis pendeva dai colpi di genio di Fabio Fognini. “Anche colpi di testa”, ci scherza su il diretto interessato. Uno mai banale, andato sempre in direzione ostinata e contraria, capace di battere i mostri sacri e di rovinare tutto facendosi sopraffare da tennisti con un quarto (o anche meno) del suo talento. “Tutto quello che ho fatto l’ho fatto, ma a modo mio. E si, penso che il carattere mi abbia penalizzato, ma ai miei tempi andare dallo psicologo non era così in voga. Di sicuro mi avrebbe fatto bene, aiutandomi a gestire meglio determinate situazioni. E per questo dico che qualche rimpianto me lo porto dietro”.

Le sfide con Nadal, le batoste prese da Ferrer

Di bei ricordi però Fognini se n’è portati dietro altrettanti, avendo dovuto tirare la carretta in un’epoca nel quale il tennis italiano non era così florido come poi è diventato. E dove in tanti si aggrappavano alle sue vittorie per provare a vedere oltre i soliti noti, ovvero i Big 3. “Quando entravi in campo con Nadal ti sembrava di avere già perso”, racconta il ligure. “Però io sono stato tra i pochi ad averlo battuto più volte in carriera (4 volte, a fronte però di 14 sconfitte) e questo vale come una medaglia. Battevo Nadal e poi le prendevo puntualmente da Ferrer: lui era la mia bestia nera, e non ho mai capito come abbia fatto a perdere tutte e 11 le volte che l’ho affrontato”.

Uno spagnolo è stato anche l’ultimo tennista ad averlo battuto. “Dopo la partita a Wimbledon con Alcaraz sono stato molto combattuto sul da farsi. Da un lato a 38 anni sentivo ancora di voler continuare a giocare, ma dall’altro avevo ormai capito che il mio tempo era finito. Venivo da 5 stagioni segnate da diversi infortuni, ero uscito fuori dalla top 100, faticavo a trovare continuità. Non sapevo davvero cosa fare, ma sono rimasto solo a casa ad Arma di Taggia per una settimana intera a pensare, e lì ho capito che era giusto dire addio al tennis giocato”. Non al tennis in sé: “Con la Back to Next Management mi diverto, e nella scuderia ho pure Cobolli, che a volte ricorda Fognini, perché anche a lui parte la capoccia”.

“Sinner e Alcaraz sono due fenomeni, ma Musetti…”

Del tennis di oggi, quello dei Sinner e Alcaraz (ma anche di Zverev), Fognini dice di rimanere affascinato soprattutto dal modo col quale gli atleti riescono a esprimersi in campo. “Sono tutti veramente forti. Jannik e Carlos sono due fenomeni: di Sinner ammiro molto la dedizione in tutto ciò che fa, di Alcaraz il talento.

Anche se Musetti ne ha da vendere: ne ha talmente tanto che a volte gli si ritorce contro, ma è l’unico che può avvicinarsi a quei due lassù. Zverev ha il miglior servizio del circuito e in questa fase sta raccogliendo i frutti di un lavoro partito da lontano, ma non è al livello di Jannik e Carlos”. Che a detta di Fabio hanno il miglior dritto del circuito. “Anche Berrettini col dritto è fortissimo, se sta bene è un portento. Invece a livello di volée dico Alcaraz e Dimitrov”.

Il ricordo del punto discusso con Pascal Maria

Fognini ha parlato durante uno degli appuntamenti del Festival dello Sport di Trento, e a fine serata l’organizzazione gli ha preparato una sorpresa. Perché sul video allestito in fondo al palco è comparsa la faccia di Pascal Maria, quello del siparietto di Wimbledon divenuto virale per l’eternità.

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“Fabio, è passato tanto tempo, ma ora posso dirtelo: quella palla sul fondo a Wimbledon era fuori, te lo dico con tutta la sincerità del mondo. Tu eri un tennista molto carismatico e avevi sangue caliente nelle vene. Abbiamo discusso spesso, ma spesso c’è capitato poi di andare a bere una birra, anche se non nel caso di Wimbledon. Oggi però voglio sveltarti un segreto: sei stato uno dei miei tennisti preferiti”.

Fognini non riesce a trattenere la risata, poi scuote la testa e ribadisce: “L’avete vista tutti, quella palla era dentro, ha toccato il gesso”. La sala si gode l’ennesima risata di una serata diversa dalle altre. Un po’ come Fognini, uno che ha tenuto sulle sue spalle il peso di un movimento nazionale, prima che arrivassero i suoi eredi a prendere possesso delle chiavi del mondo ATP. In fondo, tutti gli devono qualcosa, quantomeno per essere stato la loro fonte primaria di ispirazione.

Autore
Virgilio.it

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