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Flotilla, farsa e imbarazzo: chi sciopera (in Italia) per i "crocieristi"

  • Postato il 10 maggio 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
Flotilla, farsa e imbarazzo: chi sciopera (in Italia) per i "crocieristi"
Flotilla, farsa e imbarazzo: chi sciopera (in Italia) per i "crocieristi"

Ma sì, facciamo casino. Come sempre, del resto. C’è la Flotilla da “salvare”? Immancabile l’Usb, con il solito sciopero generale, proclamato per il prossimo 18 maggio: sulle loro spalle ci sono i destini del mondo, le guerre e chi più ne ha più ne metta. State alla larga dalle stazioni, quel giorno, verificate i percorsi cittadini, per non imbattervi nei soliti facinorosi che nel consueto assalto ai poliziotti rischiano di far male anche ai poveri passanti.

Chi non scorda violenze e minacce ha il dovere di ricordare tutto. Perché ogni volta la musica è sempre la solita: blocchi stradali e ferroviari, occupazioni temporanee di tangenziali o snodi urbani; blocchi davanti a stazioni o porti. Oltre alle inevitabili tensioni con le forze dell’ordine.

 

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Del resto, il clima bellicoso pare annunciato dalle stesso comunicato diramato ieri proprio dall’Usb che ha deciso di raccogliere «l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla». Il tutto perché «la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione» e quindi bisogna puntare il dito anche contro «le conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici». «La guerra entra nelle nostre vite. Entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie. Ogni euro destinato al riarmo è un euro sottratto a chi lavora, a chi studia, a chi si cura, a chi vive del proprio salario», fa sapere Usb che aggiunge: «A questa scelta si accompagna un attacco sempre più duro alle libertà sindacali e democratiche».

Con lo sciopero generale, Usb chiede al governo italiano di «rompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo, bloccare ogni filiera economica, industriale, logistica, tecnologica, accademica e commerciale» e che le risorse «vengano tolte alla guerra e rimesse dove servono: salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica, ricerca». Che dire?

 

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Speriamo bene... anche se non c’è ottimismo. Dicono gli addetti alla sicurezza che sono da attendersi disagi nei trasporti e servizi pubblici. Si svolgeranno cortei e manifestazioni in varie città (soprattutto grandi centri come Roma, Milano, Napoli) con la possibile presenza di gruppi più radicali. Non sono preoccupazioni esagerate, ma semplici considerazioni dovute agli episodi più recenti verificatisi in occasione di altri raduni coincisi con scioperi. Troppo spesso elementi facinorosi - in particolare dell’estrema sinistra- decidono di provocare disordini e danneggiamenti anche gravi. E la sicurezza - pur se adeguatamente preparata - rischia di andare in tilt.

Finché agli agenti di polizia e ai carabinieri viene sostanzialmente impedito - anche per le campagne di stampa a ripetizione - di potersi difendere per bloccare gli incidenti, il film non muta copione. È il triste fascino dell’assalto al palazzo. Che non ferma le guerre ma solo le città... Tutto questo per la Flotilla.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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