Fine vita, il governo impugna la legge dell’Emilia-Romagna. Magi: “Alla faccia dei malati e dell’autonomia delle Regioni”
- Postato il 24 settembre 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il Consiglio dei ministri di giovedì pomeriggio ha deliberato l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale della legge sul fine vita dell’Emilia-Romagna. Secondo Palazzo Chigi, la legge, approvata a luglio 2026, viola gli articoli 2, 32, 117 comma due lettera l) e comma tre della Costituzione perché legifera su serie di profili di competenza esclusiva dello Stato. In particolare, la norma demanderebbe la definizione di una serie di requisiti alle linee guida regionali, aggirando così i vincoli della Consulta. E l’impianto legislativo non garantirebbe in modo adeguato e concreto la messa a disposizione di cure palliative e altri sistemi di supporto utili a evitare il ricorso al suicidio assistito.
Palazzo Chigi rivendica poi gli “importanti stanziamenti effettuati da questo governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni”, a fronte dei quali però “molte Regioni sono ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio delle risorse ricevute in quota parte”.
“L’impugnativa è scontro politico su elementi di assoluto dettaglio che siamo pronti ad affrontare”, commenta il presidente della Regione, Michele de Pascale. “Per la prima volta – osserva – il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito e questo è un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale”.
Il segretario di Più Europa Riccardo Magi parla di “governo centralizzatore e moralizzatore” che agisce “alla faccia delle Regioni, che nella loro autonomia stabiliscono modi e tempi di un diritto riconosciuto dalla Corte Costituzionale, alla faccia del federalismo della Lega, alla faccia dei malati” e “davanti a una richiesta che arriva dai cittadini, dalla Corte Costituzionale e dalle stesse amministrazioni di destra”. Annullando le autonomie regionali “sulle questioni che stanno più a cuore ai cittadini”.
All’inizio di settembre anche il Veneto, regione governata dal centrodestra, ha approvato una legge che regolamenta il suicidio assistito dando applicazione alla sentenza della Corte costituzionale che nel 2019 ha indicato il perimetro entro il quale un malato terminale che ritiene insopportabili le sofferenze fisiche o psicologiche e vive grazie all’utilizzo di ausili esterni può chiedere consapevolmente di morire.
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