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Fine vita il 3 giugno in Aula al Senato: senza accordo si voterà il testo Pd. Forza Italia lavora per superare il veto di FdI

  • Postato il 12 maggio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Fine vita il 3 giugno in Aula al Senato: senza accordo si voterà il testo Pd. Forza Italia lavora per superare il veto di FdI

Il prossimo 3 giugno l’Aula del Senato inizierà a discutere la proposta di legge sul fine vita. Quale, però, non è ancora dato saperlo. È questo l’esito della conferenza dei capigruppo svolta martedì pomeriggio, che ha riaperto un dossier fermo da quasi un anno: le opposizioni chiedevano di portare in assemblea il loro testo unitario, a prima firma del senatore Pd Alfredo Bazoli, alternativo al testo base dei relatori, Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Ignazio Zullo di Fratelli d’Italia, approvato lo scorso luglio nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali. Quest’ultima proposta è contestata dal centrosinistra, in quanto esclude il Servizio sanitario nazionale dalle procedure di suicidio assistito (che quindi potrebbero essere svolte solo da cliniche private) affidando il giudizio sui requisiti per l’accesso a un “Comitato nazionale di valutazione” composto da membri nominati dal presidente del Consiglio. Non solo, ma il testo di maggioranza restringe uno dei requisiti individuati dalla Corte costituzionale nel caso Dj Fabo/Cappato, quello per cui il paziente dev’essere “tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale“: nella proposta Zanettin-Zullo si parla invece di “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali“. In sostanza, spiega il dem Bazoli, “si limita l’accesso al fine vita a chi è attaccato a una macchina“, in contrasto con quanto chiarito più volte dalla stessa Consulta.

Nonostante tutti questi paletti, la proposta è stata bloccata dalla Presidenza del Consiglio (in particolare dal cattolicissimo sottosegretario Alfredo Mantovano) e l’iter si è arenato in commissione: gli emendamenti presentati al testo base (circa 150, di cui sette dei relatori) non possono essere votati perché mancano i pareri del governo. Nelle ultime settimane, però, da Forza Italia è partito il pressing per rilanciare la legge nell’ambito del nuovo corso voluto da Marina Berlusconi. Così nella capigruppo di martedì si è arrivati al compromesso, frutto di una mediazione condotta dal presidente del Senato Ignazio La Russa: l’inizio della discussione generale in Aula è stato calendarizzato al 3 giugno, dando a maggioranza e opposizioni venti giorni di tempo per trovare un accordo in commissione. Se non si riuscirà a votare in tempo il mandato al relatore, per regolamento parlamentare in assemblea andrà il testo Bazoli, l’unico sottoscritto da tutte le forze di opposizione. La proposta, che ricalca fedelmente i requisiti della Consulta, sarebbe però destinata alla bocciatura, nonostante sia già stata approvata alla Camera nella scorsa legislatura.

Dal Pd il capogruppo Francesco Boccia mette le mani avanti: “Per noi il testo unitario è possibile solo se c’è il Servizio sanitario nazionale e non c’è il Comitato etico che non appartiene alla storia laica del nostro paese. Altrimenti è evidente che non c’è nessuna possibilità di andare in Aula con un testo diverso da quello di Bazoli”, spiega. A portare avanti le trattative è la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi: gli azzurri sono fiduciosi di riuscire a convincere gli alleati – e in particolare Fratelli d’Italia – ad ammorbidire le loro posizioni sul testo, superando in particolare l’esclusione del Servizio sanitario nazionale, considerata irragionevole dai berlusconiani. “Dopo la decisione della capigruppo mi aspetto che la prossima settimana vengano riconvocate le commissioni. Credo che si potrebbe riaprire un breve termine per gli emendamenti perché, anche considerando che è passato del tempo, si possa cercare il più possibile la necessaria mediazione su un tema così delicato”, dichiara il relatore Zanettin, dicendosi “contento” per la ripresa dell’iter. Se anche il testo non si riuscirre a modificare, però, la maggioranza ha i numeri per portarlo in Aula comunque, votando il mandato al relatore. Ma a quel punto si aprirebbe un’altra partita: su argomenti di questo tipo, infatti, in Aula il voto è segreto. E c’è chi scommette che far passare emendamenti sarebbe molto più semplice.

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Il Fatto Quotidiano

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