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FIFA, la partita di potere di Infantino: il Marocco dietro la sfida a Ceferin. Scontro sul Mondiale a 64 squadre, l’ira di Figo

  • Postato il 5 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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FIFA, la partita di potere di Infantino: il Marocco dietro la sfida a Ceferin. Scontro sul Mondiale a 64 squadre, l’ira di Figo

La lotta per il potere nel calcio sta regalando più colpi di scena della saga de Il Trono di Spade. La FIFA è diventata la nuova Westeros, Zurigo la sua Approdo del Re. Da una parte Gianni Infantino, dall’altra Aleksander Ceferin: lo scontro ai vertici del pallone mondiale è ormai totale. Il botta e risposta tra le due fazioni è destinato a infiammarsi sempre di più con l’avvicinarsi delle elezioni del prossimo marzo. Dopo il caso Galles e il passo indietro dell’Inghilterra, che hanno messo in discussione il sostegno al presidente uscente, Infantino prepara la sua risposta: una mossa politica che potrebbe cambiare gli equilibri e creare un nuovo fronte di tensione con l’Europa. Al centro della battaglia c’è il possibile asse con il Marocco e la Confederazione Africana, con la finale dei Mondiali 2030 pronta a diventare una delle pedine più importanti della partita. Ma non è l’unico terreno di scontro: la proposta di un Mondiale allargato a 64 squadre ha acceso nuove polemiche, mentre Luis Figo ha sferrato un durissimo attacco contro il numero uno della FIFA.

Il piano di Infantino: la finale dei Mondiali 2030 al Marocco

Come rivelato dal Times, Infantino avrebbe messo sul tavolo una proposta destinata a scuotere gli equilibri del calcio mondiale: assegnare a Casablanca la finale dei Mondiali 2030, quelli del Centenario, che si disputeranno tra Marocco, Spagna e Portogallo. In un momento delicato per la sua leadership, tra le critiche piovute dopo i controversi Mondiali nordamericani e il progetto naufragato di aprire la Coppa del Mondo agli investitori privati, il presidente della FIFA cerca nuove sponde politiche per rafforzare la propria posizione. L’obiettivo è conquistare il sostegno della CAF, la Confederazione Africana di Calcio, e delle sue 54 federazioni.

Infantino punta tutto sui suoi alleati più influenti: da Donald Trump (che lo avrebbe però scaricato) all’emiro del Qatar, fino al Marocco di Mohammed VI, il cui peso all’interno della politica calcistica internazionale è cresciuto negli ultimi anni. Proprio Rabat ospiterà il congresso FIFA nel quale si terranno le prossime elezioni presidenziali. La proposta riguarderebbe il nuovo stadio Hassan II di Casablanca, destinato a diventare uno degli impianti più grandi al mondo con una capienza prevista di circa 115mila spettatori, come sede dell’ultimo atto del Mondiale 2030.

Perché la scelta di Casablanca è una sfida diretta a Ceferin e alla UEFA

Sulla sede della finale dei prossimi Mondiali sembravano esserci pochi dubbi. Sulla carta, l’ultimo atto della rassegna iridata del 2030 era destinato alla Spagna, con Madrid e Barcellona in corsa per ospitare la partita più importante del torneo. Ma, considerando anche il rapporto privilegiato tra Infantino e Florentino Perez, il grande favorito appariva il Santiago Bernabeu, teatro di una recente e imponente ristrutturazione.

Ecco perché l’ipotesi di spostare la finale a Casablanca avrebbe un peso enorme. Non sarebbe soltanto una scelta logistica, ma un ceffone all’Europa e alla UEFA guidata da Ceferin. Dopo il caso Balogun, il presidente del massimo organismo continentale ha intensificato le critiche nei confronti della FIFA e della gestione Infantino, alimentando uno scontro istituzionale che ora rischia di entrare in una nuova fase.

Mondiale a 64 squadre, l’Europa si ribella alla FIFA

Archiviato il primo Mondiale della storia con 48 nazionali, Infantino guarda già oltre. Il presidente della FIFA ha infatti rilanciato l’ipotesi di allargare la Coppa del Mondo a 64 squadre, con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere un numero sempre maggiore di Paesi. Una prospettiva che ha provocato l’immediata reazione dell’European Leagues, l’associazione che rappresenta oltre mille club appartenenti a 37 campionati professionistici e 31 Paesi europei. Il giudizio è durissimo: “Non si deve più permettere alla FIFA di prendere unilateralmente decisioni così destabilizzanti, che vanno contro gli interessi di leghe, club, giocatori e tifosi, i cui continui sforzi e investimenti sono la fonte del valore delle competizioni calcistiche internazionali”.

L’European Leagues alza quindi il livello dello scontro, minacciando di boicottare ogni futura espansione o nuova competizione promossa dalla FIFA qualora l’attuale modello di governance non venga profondamente riformato. Un nuovo fronte che rende ancora più aspra la battaglia politica tra Zurigo e il calcio europeo.

Figo contro Infantino: “Deve andarsene subito”

Dalle colonne del Daily Mail, Luis Figo, ex fuoriclasse di Barcellona, Real Madrid e Inter, oggi consulente calcistico della UEFA, ha sferrato un durissimo attacco a Infantino. Il portoghese non usa mezzi termini: “Deve andarsene. Quanto accaduto negli ultimi dieci giorni rappresenta il comportamento più basso, ingannevole e vile a cui abbia mai assistito”. Il riferimento è al progetto, poi naufragato, di cedere quote dei diritti commerciali dei Mondiali a investitori privati. Secondo Figo, il presidente della FIFA avrebbe cercato di portare avanti l’operazione senza la necessaria trasparenza nei confronti delle federazioni.

Se era davvero un’idea così buona, perché non l’ha comunicata ai suoi membri quando li aveva riuniti tutti in una stanza prima della finale dei Mondiali?”, incalza l’ex Pallone d’Oro, che poi affonda il colpo: “Infantino ha svilito la carica di presidente della FIFA che aveva promesso di elevare. Ha mentito, ingannato e cercato di arricchirsi a spese del calcio che avrebbe dovuto servire”. Figo sostiene inoltre che il numero uno della FIFA abbia ormai perso il sostegno della sua cerchia più stretta: “Ha perso i suoi collaboratori di vertice, i consiglieri più fidati, la stragrande maggioranza delle persone che dedicano la propria vita a questo sport e, a quanto pare, perfino il vincitore del Premio FIFA per la Pace”, conclude con un riferimento a Donald Trump. La chiusura è un vero e proprio ultimatum: “È troppo tardi per salvare la sua dignità, ma non è troppo tardi per salvare il calcio. Dovrebbe andarsene. Subito”.

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Virgilio.it

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