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Ferretti e Pirelli, quei due dossier d’estate ancora aperti 

  • Postato il 23 luglio 2026
  • Economia
  • Di Formiche
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  • 3 min di lettura
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Ferretti e Pirelli, quei due dossier d’estate ancora aperti 

Alle vacanze, quelle estive, del governo mancano ancora due o tre settimane abbondanti. E c’è la possibilità che quando l’ultima luce verrà spenta, l’ultima porta del palazzo chiusa, sul tavolo ci sia ancora un dossier di quelli che pesano. Ferretti, per esempio. Una vicenda raccontata con dovizia di particolari, spesso inediti, proprio da questo giornale e che vede un socio cinese, Weichai, proprietario dello storico cantiere nautico italiano.

Fin qui, nulla di troppo preoccupante, se non fosse che è proprio il colosso dei macchinari che ha sconfitto i rivali di Kkcg, oggi azionisti di minoranza, nell’assemblea dello scorso maggio, a tenere in pensiero l’esecutivo. In particolare il ministero delle Imprese, guidato da Adolfo Urso. Il quale potrebbe decidere di azionare la leva del golden power, neutralizzando nei fatti la presenza cinese in Ferretti per fini di interessa nazionale.

Come noto, tra i timori del governo italiano c’è quello di un uso della tecnologia e del know how Ferretti per scopi che con la cantieristica di lusso hanno poco a che fare. Weichai, che lo scorso mese di maggio è uscito vincitore dalla battaglia in assemblea contro gli azionisti di minoranza riconducibili alla holding ceca Kkcg (quest’ultima, però, ha presentato ricorso in tribunale, con la prima udienza fissata per il 23 luglio), ha d’altronde un ampio ventaglio di business. Nulla, dunque, impedisce di avere dubbi circa l’impiego della tecnologia Ferretti. E nelle scorse settimane il nuovo ceo di Ferretti, espressione dei soci cinesi, Stassi Anastassov, nel rassicurare l’esecutivo circa la salvaguardia dell’italianità di Ferretti, ha chiarito come il cantiere abbia chiuso il business della Difesa, senza l’intenzione di riaprirlo. Questo giornale, tuttavia, ha svelato come il tutto sia solo in parte vero.

La decisione sull’utilizzo o meno del golden power potrebbe a questo punto, slittare a dopo l’estate, lasciando il dossier Ferretti nelle mani della politica. Diversamente invece dall’altro caso che ha tenuto banco in questo primo semestre, quello di Pirelli. Qui i poteri speciali dell’esecutivo sono stati azionati eccome, come dimostra il sostanziale depotenziamento dei soci cinesi di Sinochem, i cui rappresentanti nel board sono stati ridotti a tre. E ora la palla è al mercato e non più al palazzo.

Prova ne è il fatto che, secondo indiscrezioni di stampa, nelle scorse settimane due magnati cechi, Michal Strnad, patron del produttore di armamenti Csg, e Pavel Tykac, proprietario della holding energetica Sev.En Gi, si siano fatti avanti con il conglomerato cinese, primo socio con il 34,1% del gruppo degli pneumatici. L’obiettivo dei due miliardari sarebbe rilevare in cordata una porzione della quota di Sinochem in Pirelli, compresa fra il 10 e il 20% del capitale del gruppo. Perché solo se i cinesi scenderanno sotto il 10% del capitale i poteri speciali del governo potranno essere disattivati.

Autore
Formiche

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