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Famigliari delle vittime dell’11/9 e associazioni legali contro Mamdani: crescono le tensioni tra il sindaco e la comunità ebraica di New York

  • Postato il 29 luglio 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Emergono contrasti significativi a New York tra il sindaco Mamdani e la comunità ebraica della città. Le critiche del primo cittadino verso il premier israeliano Netanyahu, definito responsabile di crimini di guerra, hanno scatenato reazioni forti da parte di familiari delle vittime dell'11 settembre e organizzazioni legali. Netanyahu controreplica accusando il sindaco di legittimare gli attacchi del 7 ottobre e di alimentare antisemitismo. La situazione evidenzia le profonde divisioni politiche negli Stati Uniti riguardanti il conflitto israelo-palestinese.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Famigliari delle vittime dell’11/9 e associazioni legali contro Mamdani: crescono le tensioni tra il sindaco e la comunità ebraica di New York

Ha definito Netanyahu criminale di guerra e responsabile di genocidio, ammettendo però di non potere dare seguito al mandato d’arresto della Corte penale internazionale qualora mettesse piede a New York. Per parte sua, il premier israeliano ha risposto accusandolo di celebrare gli attentati del 7 ottobre 2023 e di fomentare l’odio contro gli ebrei newyorkesi, che rappresenta circa il 10% della popolazione. È scontro aperto tra il leader di Israele e il sindaco dem e musulmano della Grande Mela, accusato di antisemitismo. Una tensione che sta esasperando i rapporti con la comunità ebraica newyorchese. Netanyahu ha definito ancora una volta le accuse della Cpi “false” e ha affermato che sono state mosse contro di lui dal procuratore Karim Khan, sospeso dal suo incarico lo scorso anno dopo che è emerso che un’avvocata lo aveva accusato di violenza sessuale all’inizio del 2024. Netanyahu ha accusato Mamdani di “cercare di aizzare un gruppo contro l’altro” e ha affermato che dovrebbe invece essere il “sindaco di tutti i newyorkesi”, aggiungendo che il sindaco sostiene il genocidio. Citando lo statuto di Hamas, Netanyahu ha poi affermato che Israele “sta cercando di combattere l’organizzazione terroristica genocida”.

L’ultimo tassello che acuisce gli scontri è la lettera inviata da quattro importanti associazioni legali ebraiche di New York (Brandeis Association of Queens, New York County Jewish Lawyers Guild, Brooklyn Brandeis Society e Bronx County Jewish Bar Association), che accusano il sindaco di avere escluso totalmente la presenza di membri ebrei all’interno del comitato che lo consiglia sulle nomine dei magistrati cittadini (Mayor’s Advisory Committee on the Judiciary, MACJ).Un organo composto da 18 membri e definito dall’amministrazione “altamente inclusivo” e specchio della popolazione cosmopolita della città. Ma le associazioni hanno puntato il dito contro l’amministrazione, che a loro giudizio non ha incluso nel comitato nemmeno un avvocato o ex giudice ebreo, alimentando così un progressivo clima di emarginazione. In particolare, hanno criticato Mamdani per non avere accolto la candidatura di John Leventhal, stimato giudice ebreo in pensione. La risposta però è arrivata dal portavoce del sindaco, Joe Calvello, che ha motivato la scelta: il magistrato in questione, ha detto, in passato ha lavorato nel team legale di Ghislaine Maxwell, complice del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, motivo per cui è stato escluso. Calvello ha poi respinto l’accusa di antisemitismo, parlando di insinuazioni “false” e smentendo che la scelta dei membri sia stata guidata da motivazioni religiose.

La tensione fra le parti non si è comunque affievolita, anzi. Anche i familiari delle vittime dell’11 settembre hanno chiesto che a Mamdani venga impedito di partecipare alle commemorazioni del 25° anniversario degli attentati a Ground Zero, definendolo un apologeta del terrorismo islamico e sostenendo che la sua presenza sarebbe un insulto alla memoria delle quasi tremila persone uccise. “La nostra obiezione si basa sul suo operato pubblico: la sua incapacità di riconoscere in modo significativo l’orrore di quel giorno e il suo impiego, sostegno o associazione con individui che hanno minimizzato l’11 settembre, difeso i terroristi o addirittura suggerito che l’America si meritasse gli attacchi”, ha dichiarato al New York Post Giovanni Galante, la cui moglie, Grace Catherine Galante, di 29 anni, era tra le 2.977 persone uccise dai terroristi di al-Qaeda. Galante è uno degli organizzatori di una petizione che ha raccolto oltre 1.100 firme in poco più di una settimana, tra cui quelle di almeno 300 familiari delle vittime. “Questo giorno è sacro per noi”, ha detto l’agente immobiliare originario di Brooklyn che ora vive in Florida. “Non si tratta di una questione politica. La sua presenza sarebbe profondamente offensiva e inappropriata, come un ospite indesiderato a una cerimonia molto personale”. Galante e gli altri promotori della petizione sperano di raccogliere un numero sufficiente di firme per convincere i legislatori locali e gli organizzatori della cerimonia, l’organizzazione no-profit 9/11 Memorial & Museum, a tenere Mamdani lontano dalla cerimonia per il venticinquesimo anniversario, prevista presso l’ex sito delle Torri Gemelle a Lower Manhattan.

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Il Fatto Quotidiano

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