Fabregas, l'uomo verticale fautore del Como in Champions con il suo paradigma meglio di Inter, Napoli e Roma
- Postato il 11 settembre 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
La tesi che vorrebbe Cesc Fabregas migliore come allenatore che da giocatore è alquanto prematura, pur considerata l’onda scaturita dalla prestazione superlativa del Como in Champions e dalla indubbia creazione di un paradigma di gioco che riflette una filosofia interiorizzata, fatta propria. Baluardo di un calcio estetico, ma concreto e un carisma costruito ed evidente agganciato alla sua stessa identità, l’allenatore spagnolo ha edificato l’egemonia sulla base di un principio apparentemente semplice declinato alla perfezione. Dalla sua, quanti seguono da vicino il suo Como, lo descrivono come trascinatore, uomo di parola e in grado di infondere autostima e convinzione oltre alla sua indubbia ossessione per mantenere saldi quegli stessi principi predicati nella preparazione.
La visione di Fabregas
Un uomo che nello spogliatoio pesa con ogni suo gesto, con la sua carriera straordinaria e che potrebbe essere messa in ombra parzialmente dalla sua qualità in panchina.
Gioco verticale, passaggi mirati e attaccanti pragmatici e con una visione altrettanto pratica. Nico Paz, d’altronde, non si è sacrificato mettendosi a disposizione dopo aver sancito la supremazia al momento opportuno?
La visione che Fabregas ha portato a Como non è solo la conseguenza di una ricerca evolutiva del calcio vissuto, praticato dal centrocampista ex Barcellona e della Nazionale spagnola partita da un modulo 4-2-3-1 rivisto e corretta in funzione dell’utilitarismo e il senso di insoddisfazione che motiva le scelte in essere. Anche contro il Lipsia, all’occorrenza, questa squadra si è modificata per disorientare gli avversari e lasciarli senza punti di riferimento pur mantenendo possesso palla e pressing continuo.
Como, provinciale d’Europa
L’hombre vertical che ha seguito con la consueta trasmissione di good vibes dalla panchina è il giocatore in più che, con quelle idee messe a terra con una costanza assoluta, volontà ferrea e autoconvinzione (aggiungiamo anche una certa autostima). I giocatori da Paz a Diao ma anche Da Cunha e Baturina, versatili quanto basta a generare un poker impietoso e salutare l’Europa. Como, da provinciale a regina della classifica Champions.
L’allenatore, che solo tecnico non è, ha pianificato, con la società, un progetto ambizioso. Era iniziato come un investimento, in un luogo che sapesse abbinare calcio a bellezza e turismo nonché notevoli declinazioni di opportunità.

Nico Paz abbraccia Perrone
Paragone alto
Investire per creare un valore aggiunto e cogliere occasioni. Il presidente Mirwan Suwarso, commentando lo straordinario esordio in Champions, ha paragonato Fabregas a Johan Cruyff, il profeta del calcio totale. Forse è prematuro, ma le premesse e la visione sono le medesime. Non stupisce che abbia già i suoi estimatori e che i rumors di mercato riferissero di un passaggio all’Inter in coppia con il suo Nico Paz.
Invece, alla prima di Champions, la narrazione giornalistica che dobbiamo e possiamo adottare riporta della stella nascente Cesc, uomo verticale – cattivo all’occorrenza e senza dubbio capace di fare da trascinatore anche con la gente accorsa allo stadio – che è riuscito a far vincere all’esordio il Como, la provinciale salita tra le big d’Europa.