F1 | Perché il degrado non dipende solo dalle gomme: il retroscena tecnico raccontato da Pirelli
- Postato il 14 luglio 2026
- A Tc
- Di F1ingenerale
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Il fenomeno del degrado pneumatico in Formula 1 è più complesso di quanto comunemente si pensi. Secondo gli esperti Pirelli, oltre alla composizione delle mescole e alle condizioni ambientali, intervengono fattori tecnici legati alle monoposto moderne che influenzano direttamente l'usura. L'aerodinamica, il setup sospensivo e la distribuzione del carico sono elementi determinanti che possono rendere il comportamento delle gomme imprevedibile durante le competizioni.
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Marrafuschi, capo di Motorsport Pirelli, ci ha spiegato come funziona il degrado gomme sulle nuove monoposto di F1 e perché alcune volte può essere imprevedibile
Il degrado degli pneumatici non dipende soltanto dalle mescole, dall’asfalto o dalle temperature ambientali: nella F1 moderna anche altri fattori possono avere un ruolo importante nella gestione termica della monoposto e, di conseguenza, nel comportamento delle gomme.
A spiegarlo è stato Dario Marrafuschi, direttore Motorsport di Pirelli, intervistato in esclusiva da F1inGenerale sul tema delle differenze di degrado emerse tra una gara e l’altra. Secondo il responsabile Pirelli, le difficoltà viste in alcuni Gran Premi sono legate principalmente al surriscaldamento degli pneumatici.

Il degrado delle gomme non dipende solo dallo pneumatico: il restroscena
“Il degrado che stiamo vedendo è principalmente termico ed è collegato al layout della pista, al tipo di asfalto e alla temperatura alla quale lavora lo pneumatico”, ha spiegato Marrafuschi. Questi fattori sono comuni a tutte le squadre, ma ogni monoposto reagisce in maniera diversa. A fare la differenza sono il bilanciamento della vettura, l’efficacia degli aggiornamenti e il modo in cui ciascun team riesce a controllare le temperature tra asse anteriore e posteriore.
Tra gli elementi che possono incidere sull’equilibrio termico ci sono anche i freni. “Non è il mio campo, però bisogna considerare che anche i freni possono avere un grosso effetto”, ha sottolineato Marrafuschi.
Il calore generato dall’impianto frenante può infatti trasferirsi verso il cerchio e lo pneumatico. Di conseguenza, componenti che lavorano a temperature differenti possono modificare il modo in cui la gomma entra nella propria finestra di funzionamento. In presenza di problemi di overheating, quindi, anche la configurazione dell’impianto frenante può diventare una delle variabili da analizzare.
Le squadre cercano costantemente di trovare il compromesso ideale tra il riscaldamento delle gomme anteriori e il raffreddamento di quelle posteriori. “Il gioco è favorire il riscaldamento dell’anteriore e il raffreddamento del posteriore. Da quello che vediamo dai nostri dati, questo è un po’ l’obiettivo di tutti i team”, ha aggiunto il direttore Motorsport di Pirelli.
Non tutte le monoposto, però, riescono a raggiungere questo equilibrio con la stessa efficacia. Una soluzione che funziona su un circuito può diventare meno efficace nella gara successiva, dove cambiano asfalto, configurazione della pista e temperature.
Perché il degrado della gomma può cambiare da una gara all’altra
Questo spiega perché una squadra possa mostrare una gestione delle gomme molto efficace in un appuntamento e soffrire maggiormente pochi giorni dopo. Non esiste una singola causa da individuare. Il degrado nasce dall’interazione tra aerodinamica, assetto, raffreddamento, freni e caratteristiche della pista.
Gli aggiornamenti introdotti nel corso della stagione possono modificare rapidamente questo equilibrio, migliorando il controllo delle temperature oppure rendendo la vettura più sensibile in determinate condizioni.
Le parole di Marrafuschi confermano quindi quanto la gestione degli pneumatici sia ormai legata all’intero progetto della monoposto. Anche un elemento apparentemente separato, come l’impianto frenante, può contribuire a determinare la durata e la prestazione della gomma durante la gara.
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