F1, Maya Weug dal sogno Ferrari alla disoccupazione: "Fatemi correre". L'appello disperato svela l'amara verità
- Postato il 12 agosto 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 5 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
C’è un grido che si è sollevato nelle ultime ore nel mondo del motorsport, dell’automo0bilismo in particolare e che finisce per destare una F1 ancora silente e in vacanza. Ad alzare la voce è stata Maya Weug. Nome che a molti potrebbe non dire molto che ma che fino a poco tempo fa correva con la Ferrari Driver Academy e lo scorso anno lottava per il titolo della F1 Academy, il campionato tutto al femminile che al pari della F2 fa da corollario ai week end di gara della Formula 1.
Ma per lei non c’è più posto, non solo nel microcosmo di Maranello e dei campionati legati alla F1. Maya fatica a trovare un sedile per continuare a fare quello che più le piace, correre su una macchina, che sia una monoposto o un’auto a ruote coperte. Da qui il dramma, sportivo s’intende, della disoccupazione. Una storia come tante, la dimostrazione del fallimento del progetto legato alle donne in Formula 1 anche se il sogno di sfatare il tabù continua come conferma un’altra che ci ha provato, Jessica Hawkins.
- La storia triste di Maya Wueg: dopo la Ferrari il nulla
- Solo poche gare e un'angoscia crescente
- Il fallimento del progetto F1 Academy
- La testimonianza di Jessica Hawkins
La storia triste di Maya Wueg: dopo la Ferrari il nulla
“Non so davvero come scriverlo”. Inizia il lungo messaggio di Maya Wueg, pilota olandese rimasta senza sedile e senza contratto dopo due anni di Ferrari Driver Academy ad altissimi livelli nel campionato per sole donne, la F1 Academy progetto fortemente voluto e sostenuto da Susie Wolff, moglie di Toto, all’interno dei week end di gara della Formula 1.
Nonostante il 3° posto nel 2024 e il 2° lo scorso anno (con ben tre vittorie e nove podi), Maya è rimasta appiedata dopo la fine della sua esperienza con Maranello. Il suo 2026 si è rapidamente trasformato in un calvario: “È stato senza dubbio l’anno più difficile della mia carriera. Prima ancora che iniziasse, è crollato tutto per motivi indipendenti dalla mia volontà ed era troppo tardi per trovare qualcosa, e da sola è stato molto difficile trovare un posto in cui correre”.
Solo poche gare e un’angoscia crescente
Maya Weug confessa che i risultati ottenuti nelle sue due stagioni nella F1 Academy (3ª nel 2024 e 2ª nel 2025) avrebbero dovuto aiutarla a trovare un posto fisso, ma così non è stato, ed è per questo che chiede aiuto: “Se siete un team, uno sponsor o conoscete la persona con cui dovrei parlare, per favore contattatemi”, implora l’olandese, che conclude il post con un messaggio positivo: “Tornerò in pista”.
Le uniche occasioni in cui Maya ha potuto mettersi al volante e in mostra, sono state tre gare del Belcar Endurance Championship, il principale campionato GT di durata belga con tanto di podio al debutto, la pilota olandese ha visto nuovamente infrangersi le sue speranze quando ha perso il posto nella successiva gara in programma: “Avrei dovuto correre alla 24 Ore di Zolder, ma ora non si farà, quindi non ho gare in programma”.
[iol_placeholder type="social_instagram" id="DbyWw8aNrLP" max_width="540px"/]Pur continuando a lavorare in altri ruoli, come quello di consulente per la pilota danese Alba Larsen (che corre per la Ferrari), Weug ha le idee chiare su ciò che vuole fare: “Voglio correre. Voglio tornare in pista ai massimi livelli e dimostrare di cosa sono capace. È quello che voglio fare per il resto della mia vita e lavoro ogni giorno per tornare a guidare un’auto”.
Il fallimento del progetto F1 Academy
Un campionato per sole donne, per mettersi in mostra, dimostrare il proprio valore, cercare un sedile, magari cullare il sogno della F1. Nasce così la F1 Academy, che prima si chiamava W Series. Siamo alla quarta stagione, finora 3 campioni diverse: Marta Garcia, Abbi Pulling e Doriane Pine. E uno sbocco non facile nell’automobilismo che conta senza il supporto delle grandi scuderie e dei grandi marchi.
La storia di Maya Weug è simile a tante altre ragazze che ci hanno provato. Ma anche uomini, perchè l’automobilismo e il motorsport in generale, non fanno sconti. Nel corso degli ultimi anni sono diventate tantissime le donne ad abbattere il muro di un preminente maschilismo all’interno del paddock. Viste originariamente come solo un orpello estetico da mettere in vetrina con abiti succinti in griglia, ora la donna in F1 è un fattore.
Ma per ora l’unico muro abbattuto è stato quello dei garage e del muretto, da Hannah Schmitz capo delle strategie Red Bull a Laura Mueller diventata la prima ingegnere di pista di un pilota, alla Haas con Esteban Ocon. Per non parlare delle tante professionalità che seguono i team al box e nelle factory in fase di progettazione.
La testimonianza di Jessica Hawkins
Nel 2023 ha fatto nel suo piccolo la storia guidando l’Aston Martin in Ungheria. Jessica Hawkins è una di quelle che ci ha provato ed è riuscita a mettere piede sui pedali e mani sul volante in una F1 così come ultimamente anche Dorian Pine con la Mercedes applaudita da Hamilton.
Hawkins ci crede alla possibilità di vedere una donna in Formula 1 nel prossimo futuro: “Penso che manchino ancora alcuni anni. Ma credo che accadrà. Mentirei se dicessi di no, perché ci credo. Se dicessi di no, andrei contro tutto ciò in cui credo“, ha affermato con enfasi nel podcast ” Road to Success “.
Dopo aver corso nella W Series, nel TCR UK e nel GT3, Hawkins è attualmente è ambasciatrice di Aston Martin: “Sono assolutamente convinta che le donne siano abbastanza forti per la F1 . Sono convinta, avendo guidato io stessa una monoposto per metà gara, che avrei potuto completare l’intera corsa. Mi faceva molto male il collo. Ma credo che a tutti faccia male il collo la prima volta che salgono su una monoposto di F1. Non era perché fossi una donna“.