Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Eziolino Capuano allenatore da quasi 40 anni, l’intervista: “Si va avanti con le bugie: oggi basta poco per arrivare in serie A”

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Di Virgilio.it
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
In sintesi

Eziolino Capuano, veterano della panchina con quasi quattro decenni di esperienza, analizza criticamente l'evoluzione del calcio contemporaneo. Nell'intervista emerge una riflessione profonda sulla gestione delle squadre: l'allenatore denuncia come il percorso verso la Serie A sia diventato più accessibile, talvolta attraverso compromessi etici. Capuano confronta il suo insegnamento con il modello innovativo di Sacchi e rimpiange i valori della generazione precedente di tecnici, sottolineando come la competenza vera sia sempre più rara nel panorama calcistico moderno.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Eziolino Capuano allenatore da quasi 40 anni, l’intervista: “Si va avanti con le bugie: oggi basta poco per arrivare in serie A”

Eziolino Capuano lo conoscono tutti sebbene non abbia collezionato nemmeno una panchina in serie A. Classe 1965 di Salerno, l’allenatore campano ha iniziato fin da ragazzino a fare questo mestiere. A soli 23 anni, infatti, guida l’Ebolitana nel campionato Interregionale. Da quel momento, si è seduto sulla panchina di altre ventinove squadre, l’ultima quella del Giugliano da subentrante, prima dell’esonero del gennaio scorso.

Il suo carattere tremendamente sincero, lo ha fatto conoscere al grande pubblico, anche attraverso alcuni video che hanno fatto la storia del web. Celebri le sue sfuriate in conferenza stampa o gli audio circolati negli ultimi anni provenienti dagli spogliatoi, luogo solitamente sacro e inviolabile.

Capuano: “Voglio tornare subito in panchina, aspetto la chiamata giusta”

Nella sua lunga carriera, anche un’esperienza all’estero: nel 2010 vola nella Jupiler League per guidare l’Eupen, ma dopo un promettente inizio si dimette per screzi con la dirigenza del club belga.

Adesso è in attesa di una nuova avventura, Capuano freme: “Sono sempre sul pezzo, vedo tanti giocatori in giro per i campi, oltre ai Mondiali in televisione. Aspetto la chiamata giusta, voglio rientrare subito in campo. So che c’è da aspettare e mi farò trovare pronto nel momento in cui arriverà”.

“Oggi basta poco per arrivare in Serie A”

Con Capuano ci spostiamo ad analizzare il fenomeno dei tecnici emergenti che, spesso e volentieri, vengono bruciati per inesperienza.

“Il problema è che oggi è cambiato tutto. Ho fatto il master sedici anni fa, ma per poter partecipare ai vari corsi ero costretto a vincere i campionati. Adesso non c’è bisogno di nulla. Basta fare dieci partite, mettere dentro un po’ di quelle cavolate che si dicono adesso e si ritrovano ad allenare in Serie A, senza aver mai avuto esperienze di altro tipo. Tutti cercano la novità, però molti alla fine sono delle meteore. Ma non gli do colpe, perché c’è bisogno di crescere gradualmente per arrivare a certi livelli. C’è fretta di dire di aver inventato qualcosa, ma il calcio è una cosa seria. Solo qualcuno di questi riesce ad andare avanti”.

L’influenza di Arrigo Sacchi e la sua idea di calcio

Chi è stato il suo mentore, chi l’ha maggiormente influenzata nel suo percorso?

“Sono stato attratto da Arrigo Sacchi, perché era il periodo in cui nascevo come allenatore. Mi piacevano l’equilibrio, il modo di stare in campo della squadra, la fase difensiva e propositiva. Io, come tanti altri, sono stato sempre attento alla difesa, le mie squadre hanno avuto una lunga serie di partite senza prendere gol. Senza andare troppo lontano, tre anni fa a Taranto quando subentrai, facemmo otto partite senza subire reti. Io vengo definitivo difensivista, adesso mettono dieci persone davanti alla porta e lo chiamano blocco basso. Sono tutte cavolate, definizioni usate per moda. Più che i fatti, oggi vogliono la filosofia”.

“Contano filosofia e mode”: la critica al calcio moderno

Pensa che lo stile schietto e passionale le abbia creato problemi?

“Due sono stati i problemi nella mia vita calcistica. Il primo è l’aver creato questo personaggio che da un lato mi ha fatto conoscere dappertutto, dall’altro ha sminuito quelle che sono le mie reali capacità di allenatore. Il secondo è il mio modo di essere sincero e schietto, in questo mondo di falsità non va bene. Spesso va avanti la gente che dice bugie in continuazione e chi asseconda, io questo non lo farò mai”.

Tra gli allenatori che lavorano, o hanno lavorato in Serie A, rivede qualche sua caratteristica?

“Ce ne sono tanti, mi rivedo in Antonio Conte, per dire. Così come in Massimiliano Allegri, per fare un altro nome. Gente della vecchia generazione. Un allenatore deve essere autoritario e autorevole, è un totem. Deve farsi seguire, non soltanto temere e rispettare. L’allenatore non è solo colui che va al campo e prepara le partite, ma si vede nella gestione quotidiana di una squadra che rappresenta un’intera città”.

Il Capuano-pensiero si chiude con la frase che lo rappresenta maggiormente: “Il voler vincere è un desiderio di tutti, il sapersi preparare alla vittoria è un privilegio di pochi”.

Autore
Virgilio.it

Potrebbero anche piacerti