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Ex Ilva, anche la Regione dice no allo spezzatino: “Mantenere uniti tutti gli stabilimenti del gruppo”

  • Postato il 22 settembre 2026
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  • Di Genova24
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Ex Ilva, anche la Regione dice no allo spezzatino: “Mantenere uniti tutti gli stabilimenti del gruppo”

Genova. Anche la Regione Liguria dice no allo “spezzatino” per l’ex Ilva, cioè la vendita degli impianti del Nord a prescindere dal destino di Taranto. È quanto si legge in uno dei passaggi dell’ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche e approvato oggi all’unanimità dal Consiglio regionale.

La giunta Bucci si impegna infatti “a farsi parte attiva, nell’interlocuzione con il Governo e con i soggetti industriali coinvolti nella procedura di gara, affinché il futuro piano industriale garantisca l’unitarietà dell’intero perimetro produttivo del gruppo, senza suddivisioni tra i diversi stabilimenti, anche attraverso l’affiancamento dello Stato, in linea con quanto richiesto dalle organizzazioni sindacali, a supporto del rilancio industriale e del processo di risanamento ambientale”.

L’altra novità, anticipata da Bucci la settimana scorsa, è l’istituzione di “un tavolo di lavoro permanente per la gestione della situazione ligure relativa all’ex Ilva, definendone composizione, funzioni e cadenza delle riunioni, in accordo con il tavolo nazionale”. Si invita poi a proseguire l’interlocuzione col Governo “affinché le misure nazionali di tutela occupazionale tengano conto anche delle ricadute sull’indotto collegato a Cornigliano“.

“Noi vogliamo che la produzione sia in Italia, a ciclo completo, perché altrimenti saremo sudditi di qualche altra nazione – conferma il presidente Marco Bucci -. Se questo lo possiamo fare attraverso cordate esterne all’Italia o con la cordata italiana, ovviamente noi preferiamo la cordata italiana. Che poi questo sia fatto in una location o in un’altra, questo è tutto da ridefinire. Però è chiaro che spezzettare vuol dire avere solo un pezzo della filiera, e questo non va bene. Quel che conta è non spezzettare la filiera dell’acciaio”.

Lo scenario dello “spezzatino” per l’ex Ilva

A insistere sulla necessità di mantenere l’unità degli asset, rimarcata nelle ultime ore soprattutto dai sindacati nazionali, è stato in particolare il consigliere del Pd Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro: “Non c’è nessuna prospettiva di autonomia di Cornigliano senza uscire da una situazione di collasso in cui rischia di trovarsi l’ex Ilva, anche nella malaugurata ipotesi in cui non ci siano soluzioni per mantenere l’area a caldo a Taranto. Se non si gestisce questa crisi si rischia di non poter affrontare nemmeno il tema delle aree, che rischiano di rimanere impigliate in una situazione difficile”.

L’atto politico della Regione Liguria arriva all’indomani della visita a Cornigliano di Antonio Gozzi in qualità di rappresentante della cordata italiana che si è fatta avanti dopo l’ordinanza della Corte d’appello di Milano, ora appesa al verdetto della Cassazione in arrivo il 20 ottobre. Un interesse manifestato fin da subito per i soli impianti non coinvolti dal provvedimento della magistratura, restrizione che ha alimentato la prospettiva di una vendita che escluda il sito di Taranto (o almeno l’area a caldo) segnando la fine dell’ex Ilva com’è esistita finora.

D’altro canto la massima urgenza per Genova resta garantire la continuità produttiva anche in caso di stop alla fabbrica di Taranto. In quel caso non esisterebbe altra soluzione che mantenere in funzione gli stabilimenti del Nord con acciaio da acquistare sul mercato, sotto forma di bramme o coils già pronti. Una prospettiva di breve termine, che tuttavia potrebbe aprire la strada proprio allo “spezzatino” aziendale.

“Con lo spacchettamento il rischio è quello di una svendita delle aree, che diventerebbero solo un retroporto con pochi posti di lavoro – avverte Selena Candia, capogruppo di Avs -. È importante ricordare che su quelle aree c’è già un accordo di programma: se fosse stato davvero portato a termine, ora non ci troveremmo in questa situazione. Non vogliamo essere una regione di camerieri, vogliamo poter produrre sul territorio perché è anche grazie all’industria che possiamo avere un lavoro stabile e di qualità. Sappiamo che con turismo e logistica non è possibile”.

Il dibattito sul ruolo dello Stato

In parallelo il centrosinistra continua ad auspicare l’intervento diretto dello Stato. “La strada da seguire – ha detto ancora Orlando – è la costituzione di un pool di soggetti pubblici che conduca Ilva fuori da questa situazione, alcuni già coinvolti come Invitalia, altri come Cdp, ma soprattutto soggetti di tipo industriale”. “Nessun gruppo privato è nelle condizioni di salvare il ciclo integrato – sostiene l’ex ministro -. Se il nostro Paese perderà il ciclo integrato non avrà l’acciaio per alcune filiere strategiche come l’automotive, e abbiamo visto cosa significa dover importare materie prime per alcuni settori strategici. Avremmo una ripercussione difficile da calcolare sui costi della meccanica”.

Sì all’appello per l’intervento pubblico, ma “non ci sentiamo di contrapporre la presenza pubblica alle strade individuate che prevedono l’ingresso di soggetti privati – ha precisato l’assessore allo Sviluppo economico Alessio Piana -. Siamo uniti e compatti per trovare tutte le strade possibili per la risoluzione di questa crisi. La priorità è il mantenimento della presenza siderurgica sul nostro territorio, insieme alla tutela dei livelli occupazionali diretti e indiretti”.

“L’ex Ilva è un patrimonio industriale che questa Regione considera strategico – ha sottolineato Rocco Invernizzi, capogruppo di Fratelli d’Italia -. Cornigliano deve continuare ad avere un ruolo nel futuro della siderurgia italiana. Il governo sta affrontando una situazione difficile che si trascina da molti anni e oggi richiede soluzioni complesse. Il governo Meloni ha scelto di non sottrarsi a questa responsabilità”.

“Sono fiducioso che possa essere trovata una soluzione definitiva – il commento di Matteo Campora, capogruppo di Vince Liguria -. Riteniamo che questo asset debba rimanere in Italia, questo è il passaggio decisivo che segnerà la rotta industriale del nostro Paese e dell’Unione europea. Ma ritengo anche che serva una pressione forte da parte della politica e delle istituzioni a tutti i livelli”.

“Stiamo lavorando per comprendere i contenuti di un decreto, annunciato ma non ancora adottato, rispetto all’ipotesi di un ulteriore ammortizzatore emergenziale distinto dalla cassa integrazione per cessazione di attività, che ci auguriamo non debba essere necessario ma pensiamo sia doveroso prevedere – ha detto ancora l’assessore Piana -. Il tema dell’indotto è rilevante, ancora di più nella nostra situazione regionale con particolare riferimento a Sanac che vede una sede attiva a Vado Ligure“.

Autore
Genova24

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