Europei Volley, la Turchia non fa paura: Sylla si toglie un sasso dalla scarpa, Velasco filosofeggia sul "muro-assassino"
- Postato il 5 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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La nuova classica del volley mondiale è pronta a rivelare un altro atto, stavolta forse per l’Italia il più difficile di tutti. Perché a Istanbul, contro la Turchia, sarà dura riuscire a sentire anche una sola voce a sostegno delle azzurre, così come a livello cromatico sarà il rosso il colore che sovrasterà ogni altro effetto cromatico (azzurro o tricolore esso sia). “Giocare questo tipo di partite è bellissimo, e tranquilli, abbiamo già i tappini per le orecchie per isolarci da tutto il frastuono ci troveremo attorno a noi”, spiega Myriam Sylla. Felice per essere tornata a giocarsi una finale europea, lei che c’era già nel 2021 quando l’Italia compì il blitz a Belgrado, contro la Serbia, in quella che sembrava una missione off limits. Quasi come quella che attende domani Danesi e compagne.
- Sylla è carica: "Dicevano che non tiravo su una palla..."
- Velasco e il fattore ambientale: "Dovremo isolarci"
- Orro ed Egonu fiduciose: "Pronte alla battaglia
Sylla è carica: “Dicevano che non tiravo su una palla…”
Il 3-1 sulla Polonia è stato però convincente e allenante per presentare all’ultimo atto dell’Europeo un’Italia convinta dei propri mezzi. “Siamo state lì nelle difficoltà, questa è la cosa che ci rende più orgogliose e convinte dei nostri mezzi”, spiega la giocatrice di stanza al Galatasaray. “Io per prima ho cercato di giocare con calma, mantenendo alta la concentrazione e superando i momenti più critici. Credo di essere andata abbastanza bene: il 32% di ricezione per una che non sapeva tirare su una palla non è male…”. Un bel sasso tolto dalla scarpa, ma adesso testa solo alla finale.
“Bellissima, come tutte le finali. Conosciamo la Turchia, la rispettiamo, ma noi lavoriamo da tutta l’estate per essere qui a Istanbul a giocarci la medaglia d’oro, e l’unica cosa che conta è andarcela a prendere e basta”. Da Sylla arriva anche una menzione speciale per Antropova: “Gioca in un ruolo non suo, eppure lo sta facendo mettendoci l’anima. Sono felicissima per lei e speriamo che la gioia domani sia grande per tutte noi”.
Gioia che Anna Danesi spera di condividere a sua volta: “La partita con la Svezia ci aveva dato delle indicazioni e direi che le abbiamo raccolte, come dimostrano i 18 muri di squadra (4 quelli delle polacche). Abbiamo corretto molte cose che non erano andate bene, anche se mi arrabbio pensando a quel terzo set approcciato troppo alla leggera, cose che non possiamo permetterci a questo livello. Però quando sono arrabbiata rendo meglio in campo e allora spero che domani qualcuno mi faccia arrabbiare. Ci attende un clima infuocato, ma di solito nello sport quando c’è il pienone non sempre le cose vanno come sperato…”.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/QueenMatreh/status/2096308425722380411" profile_id="QueenMatreh" tweet_id="2096308425722380411"/]Velasco e il fattore ambientale: “Dovremo isolarci”
Julio Velasco l’ambiente della casa del Fenerbahce (che ospita le finali) ammette però di temerlo per davvero. “Dovremo essere bravi a isolarci, perché già nel terzo set con la Polonia, quando il pubblico s’è schierato tutto dalla loro parte, abbiamo avuto un assaggio di quello che ci aspetta. La Turchia è la rivale più difficile che potevamo trovare: temevo la Serbia, invece l’hanno letteralmente sovrastata in ogni fondamentale. Ormai con loro siamo abituate alle battaglie: lo abbiamo visto lo scorso anno al mondiale, e il fatto che abbiano vinto la VNL non è un caso. Sarà durissima, ma ci faremo trovare pronti”.
Intanto però rispetto al match con la Svezia il passo avanti è stato tangibile. “Se parliamo di muro, allora si. Ho detto alle ragazze che il muro è un assassino freddo, non passionale: non serve dare quaranta pugnalate, ne basta una, e i professionisti fanno così. A volte ci facciamo prendere dalla frenesia e dalla voglia di murare, perdendo le distanze e scomponendoci. Chiaro però che domani non potremo avere gli alti e bassi che abbiamo avuto oggi, specie nel terzo set, dove abbiamo cominciato con tre pallonetti e la Polonia ha preso fiducia. È stato un calo di concentrazione, ma in finale serviranno continuità e lucidità in tutti i frangenti”.
Orro ed Egonu fiduciose: “Pronte alla battaglia
Anche Alessia Orro e Paola Egonu hanno fatto capire di sentirsi pronte per l’ennesima battaglia. “Giocare qui in Turchia contro la Turchia è dura per tutti, ma saremo pronte alla battaglia”, spiega la palleggiatrice sarda. “Oggi s’è vista un’Italia più reattiva e pronta, brava a muro e brava soprattutto a giocare in contrattacco quando se n’è avuta l’occasione. Nel terzo set abbiamo un attimo rallentato e la Polonia non è rimasta a guardare, ma subito nel quarto abbiamo nuovamente aggredito la partita come dovevamo fare, e questo è un bel segnale”.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/__lyfy__/status/2096280894273151206" profile_id="__lyfy__" tweet_id="2096280894273151206"/]Egonu, top scorer con 20 punti (e il 53% in attacco), sente di essere nuovamente sul palcoscenico più importante. “Da tutta l’estate lavoriamo per essere qui ed è emozionante. Ma non era una cosa scontata: ci sono le fatiche, gli errori, le avversarie che non stanno a guardare. Anche nei momenti di difficoltà siamo rimaste sempre lucide, e questo ha fatto la differenza. Personalmente sono molto felice del mio apporto: a inizio torneo dovevo ritrovare il ritmo partita, adesso sto bene e in campo mi diverto. Tutte stiamo facendo qualcosa di eccezionale, manca solo l’ultimo passo, e anche se è il più difficile cercheremo di non sbagliarlo”.