Estate 2026 di fuoco, l’impennata dell’ozono soffoca le città italiane: cresce l’inquinamento e peggiora la qualità dell’aria
- Postato il 12 settembre 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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Il caldo anomalo dell’estate 2026 ha segnato un peggioramento dei livelli di ozono, con il superamento dei limiti in molte città italiane rispetto al periodo gennaio-agosto 2025. Si segnalano criticità anche per i livelli di biossido di azoto (soprattutto nelle città portuali) e polveri sottili, in particolare Pm 2,5. A indicarlo sono i dati raccolti dal progetto “Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città”, curato dalla sezione italiana della Società internazionale dei medici per l’ambiente (Isde Italia) con Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean cities campaign.
L’impennata dei livelli di ozono: i dati
Per quanto riguarda l’ozono, la cui formazione è favorita da radiazione solare e alte temperature, il valore massimo tollerabile di 120 microgrammi per metro cubo 25 giorni l’anno è stato superato a Bergamo-Meucci (77 giorni). Vicenza-Quartiere Italia (69), Torino-Lingotto e Torino-Rubino (67), Milano-Verziere (66) e Verona-Giarol Grande (65). Le differenze maggiori rispetto al 2025 si sono registrate a Torino-Lingotto (da 29 a 67 giorni), Brescia-Villaggio Sereno (da 12 a 58), Padova-Mandria (da 34 a 58) e Verona-Giarol Grande (da 29 a 65).
Livelli elevati di biossido di azoto (NO2), inquinante associato ai processi di combustione e al traffico motorizzato, si sono registrati a Genova-Via Buozzi (223 le giornate sopra i 25 microgrammi per metro cubo e 88 sopra i 50 microgrammi per metro cubo), Palermo (215 e 95 giorni), Napoli-Ente Ferrovie (196 e 56), Catania (231 e 37).
Si sono superati anche i limiti per le polveri sottili Pm 2,5, fissati a 15 microgrammi per metro cubo per 3-4 giorni l’anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: a Torino-Rebaudengo 129 giorni, a Verona-Giarol Grande 115, a Napoli-Ente Ferrovie 110, a Milano-Marche 101 e a Padova-Mandria 99. I dati mettono quindi in evidenza un quadro molto complesso, in cui il caldo estremo dell’estate 2026 si intreccia con problemi strutturali legati al traffico, ai processi di combustione e alla qualità dell’aria urbana.
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