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Esistono galassie senza stelle? Il caso di Cloud-9
Postato il 14 settembre 2026
Di Focus.it
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4 min di lettura
In sintesi
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Cloud-9 è una misteriosa struttura nelle profondità dell'Universo. Gli scienziati sospettano che si tratti di una cosiddetta "galassia oscura", una nube di gas con una massa milioni di volte superiore a quella del Sole, compressa dall'influenza gravitazionale della materia oscura. Lo studio più recente conferma che, in effetti, non contiene stelle.. La prova che la fisica aspettava
Il modello cosmologico oggi più accreditato, quello della materia oscura fredda (Lambda-CDM), prevede che l'Universo debba pullulare di piccoli aloni di materia oscura a bassa massa: strutture che contengono gas, ma che non sono mai riuscite ad accendere una singola stella.. Il motivo risiederebbe in un delicato equilibrio tra la gravità, che comprime il gas, il raffreddamento del gas stesso e il riscaldamento prodotto dalla radiazione ultravioletta di fondo diffusa da quasar e stelle presenti attorno alla nube. Questo equilibrio impedirebbe al gas di condensarsi abbastanza da innescare la formazione stellare. Trovare una di queste "galassie senza stelle" significherebbe confermare sperimentalmente una previsione chiave della cosmologia standard, finora rimasta solo teorica. Cloud-9 è il candidato più promettente mai individuato.. Una nube di gas vicino a M94
Cloud-9 si trova nei pressi della galassia a spirale M94, a circa 4,66 megaparsec di distanza, ovvero 14-15 milioni di anni luce dalla Terra secondo le stime più recenti. Contiene un'enorme nube di idrogeno di circa un milione di masse solari e, secondo alcune ricognizioni, una componente di materia oscura stimata in circa 5 milioni di masse solari.
Le prime osservazioni non avevano individuato stelle evidenti al suo interno, ma non erano riuscite a escluderne del tutto la presenza: le nubi di idrogeno prive di stelle possono in teoria nascondere popolazioni stellari molto deboli, difficilissime da individuare.. L'osservazione più profonda mai realizzata
Per sciogliere il dubbio, un team guidato da Ignacio Trujillo dell'Instituto de Astrofisica de Canarias ha puntato su Cloud-9 lo strumento HiPERCAM, una fotocamera ad altissima velocità installata sul Gran Telescopio Canarias (GTC), il più grande telescopio ottico al mondo con i suoi 10,4 metri di apertura. HiPERCAM è un imager a cinque canali capace di riprendere simultaneamente attraverso altrettanti filtri, coprendo un ampio intervallo di lunghezze d'onda dal visibile al vicino infrarosso.
Le osservazioni sono state condotte nel giugno 2026 nell'arco di due notti, accumulando circa 2,36 ore di esposizione per ciascun filtro nella regione centrale dell'oggetto. Per massimizzare la sensibilità a qualunque debole segnale stellare diffuso, i ricercatori hanno spostato sistematicamente il puntamento della camera tra un'esposizione e l'altra e hanno mascherato l'area di Cloud-9 prima di sottrarre il fondo cielo, evitando così di cancellare per errore un'eventuale, tenue emissione stellare reale durante l'elaborazione dei dati.. Il risultato è la luminosità superficiale limite più profonda mai raggiunta su questo oggetto, sufficiente a rivelare popolazioni stellari estremamente deboli, del tutto invisibili nelle indagini precedenti.. Nessuna traccia di luce stellare
Nella regione centrale di circa un arcominuto quadrato, pari a circa 4.200 anni luce di diametro alla distanza di M94, il team non ha rilevato alcuna traccia di luce stellare. Questa assenza fissa un limite superiore di appena 16.000 masse solari di stelle in tutta quella regione: a fronte del milione di masse solari di idrogeno stimato, significa che nella nube c'è almeno 60 volte più gas che stelle, ammesso che qualche stella vi sia davvero. Lo stesso Trujillo ha raccontato ai media internazionali quanto sia stato sorprendente il risultato: osservare un'immagine così profonda e non trovare nulla dove ci si aspetterebbe una struttura contenente un milione di masse solari di gas è, a suo dire, genuinamente notevole, perché la maggior parte degli oggetti dell'Universo lascia comunque una qualche traccia di luce, mentre Cloud-9 no.. Un caso ancora aperto
Le nuove osservazioni non chiudono definitivamente la questione, ma rafforzano in modo indipendente le prove secondo cui Cloud-9 potrebbe essere davvero un sistema dominato da gas e materia oscura che, per qualche ragione, non è mai riuscito ad accendere una stella. A rendere il quadro ancora più intrigante ci sono osservazioni radio condotte con il Very Large Array (VLA), che hanno mostrato come Cloud-9 sia un sistema dinamicamente "freddo" e non rotante, con una forma asimmetrica: gas compresso da un lato e una struttura simile a una coda dall'altro, probabilmente il segno di una pressione d'ariete (ram pressure) esercitata dall'ambiente circostante.. Se confermata, Cloud-9 rappresenterebbe qualcosa di simile, per massa e contenuto di gas, a Leo T, una piccola galassia nana ricca di gas situata nei pressi della Via Lattea, ma abbastanza distante da risultare invisibile ai limiti di rilevazione ottica attuali. Solo osservazioni ancora più profonde, magari con lo stesso Hubble o con la prossima generazione di telescopi, potranno stabilire con certezza se Cloud-9 sia davvero la prima "galassia fallita" mai identificata, oppure se nasconda ancora, da qualche parte al suo interno, un residuo di luce stellare troppo debole per essere colto anche dagli strumenti più sensibili di oggi..
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