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“Eri la mia stella”, il commovente videomessaggio della mamma di Sofia Barberi e l’appello allo Stato: “Chi umilia le vittime va punito”

  • Postato il 28 giugno 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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“Eri la mia stella”, il commovente videomessaggio della mamma di Sofia Barberi e l’appello allo Stato: “Chi umilia le vittime va punito”

Ceriale. Un compleanno, mai celebrato, si è trasformato in un funerale, che nessuno avrebbe mai voluto celebrare. Lo strazio indicibile di dover scegliere i fiori per una tomba anziché preparare una torta. La coscienza di una comunità ferita da un telefono cellulare che, davanti a una ragazza agonizzante, è stato utilizzato per filmare e deridere piuttosto che fermarsi, aiutare e rispettare la vita umana. 

C’è tutto questo, tra dolore palpabile e una lucida analisi, nel potente messaggio che Barbara De Stefano, assessore del Comune di Ceriale e mamma di Sofia Barberi, ha diffuso in un video via social. Davanti a lei una lettera scritta, accanto la foto della figlia, morta a soli 22 anni nel tragico incidente stradale avvenuto nei giorni scorsi, a Ceriale.

Lo scooter su cui la giovane viaggiava insieme all’amica Emma Brasca è stato travolto da una Fiat 500 guidata da una 19enne: un impatto micidiale che ha sbalzato le ragazze dal mezzo, trasformando una serata normale in un dramma che ha valicato i confini di Ceriale e della Liguria. 

Il 25 giugno si sono svolti i funerali di Sofia in una chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni Battista ed Eugenio gremita da migliaia di persone, le stesse che avevano partecipato a una marcia solidale pochi giorni prima. Mentre il giorno successivo, il 26 giugno, è arrivata una nota di sollievo: la notizia che Emma Brasca non è più in pericolo di vita, trasferita dalla rianimazione alla medicina d’urgenza. 

Ma a scuotere l’opinione pubblica è stato il video shock girato e pubblicato sui social da uno dei passeggeri dell’auto subito dopo lo schianto. Un ragazzo che, dopo un’ondata di indignazione pubblica, ha annunciato in un secondo filmato la sua partenza dall’Italia. 

E il giorno giorno dopo quello che sarebbe dovuto essere il 23esimo compleanno di Sofia, la mamma ha deciso di parlare a cuore aperto: “Venerdì Sofia ha compiuto 23 anni. Invece, ho dovuto seppellire mia figlia. Credo che non esista un dolore più grande. Nessuna madre dovrebbe mai accompagnerà una figlia al cimitero, il giorno prima del suo compleanno. Nessuna madre dovrebbe mai scegliere un fiore per la sua tomba, invece di prepararle una torta. Un abbraccio, un soffio di spessore. Sofia era bella, era solare, era piena di vita. Sorrideva sempre. Amava la sua famiglia, amava i suoi amici, amava la vita. Aveva davanti un futuro da costruire. Era una ragazza amata da tutti. Chiunque l’abbia conosciuta, sa quanto fosse speciale”. 

“Oggi quella luce si è spenta e con lei si è spenta una parte di me. Il dolore di una madre non si può spiegare. Ti lacera l’anima, ti toglie il respiro, ti logora il cuore ogni istante. Ci sono momenti in cui ti chiedi perfino perché continui a respirare, quando la persona per cui avresti dato la tua vita non può più farlo. È un dolore atroce. È il dolore di una madre, di una sorella, di una famiglia distrutta. In quella moto non c’era solo Sofia, c’era anche Emma. Oggi è in condizioni stabili, per fortuna, ma porterà dentro di sé ferite che nessuno potrà cancellare. Anche a lei va il mio abbraccio più grande. Perché ci sono ferite che il tempo non può guarire”. 

Desidero ringraziare con tutto il cuore tutte le persone che ci hanno dimostrato un affetto immenso. Grazie alla comunità di Ceriale, grazie ai sindaci, ai comuni, alle associazioni, ai volontari, alle forze dell’ordine, ai medici, agli infermieri. Grazie ai commercianti che hanno chiuso le loro attività. Ho posto un fiore, una candela, un pensiero per Sofia. Grazie a chi ha pregato, a chi ha pianto con noi, a chi ci ha stretto la mano, a chi ci ha fatto sentire che non eravamo soli. Non dimenticherò mai tutto l’amore che avete donato a mia figlia e alla nostra famiglia”.

E mamma Barbara, e tutta la famiglia di Sofia, oltre al lutto hanno dovuto patire anche la ferita inferta da quel macabro utilizzo dei social. E così le sue parole sono diventate anche quelle di “una cittadina”, che si interroga sul declino dell’empatia e della solidarietà umana di fronte alla tragedia: “Non posso solo parlare da madre. Devo parlare da cittadina. Mentre mia figlia era tra la vita e la morte, qualcuno non ha visto la ragazza di 22 anni che stava lottando per vivere. Ha visto un’opportunità. Ha preso un telefono, ha registrato un video, ha pronunciato frasi offensive e disumane. Ed è questo che mi sconvolge più della rabbia, perché continuo a chiedermi: come siamo arrivati a questo? Come può un essere umano, davanti a una tragedia, scegliere di filmare invece di rispettare, di deridere invece di fermarsi, di cercare visibilità invece di dimostrare umanità?”.

In quel momento non è stata ferita soltanto Sofia, è stata calpestata la dignità della vita umana. È stato ferito il dolore di una madre, di una sorella, di una famiglia. Ma è stata ferita la coscienza di tutti noi. Perché se un ragazzo riesce a ridere mentre una giovane donna lotta tra la vita e la morte, allora dobbiamo tutti fermarci a riflettere. Condanno con tutta me stessa questo gesto, perché non ha offeso soltanto Sofia, ha offeso il valore della vita. Ha offeso tutte le famiglie, ha offeso ogni persona che crede ancora nel rispetto”.

E da questa profonda ferita è nata una richiesta esplicita rivolta alle istituzioni e al governo: un appello affinché la legge intervenga a punire severamente chi specula sulla sofferenza altrui per raccogliere visualizzazioni o deridere il dramma: “Mi rivolgo allo Stato italiano, alle istituzioni, a chi ha il compito di fare le leggi. Abbiate il coraggio di dare un segnale forte. Servono norme efficaci, contro chi usa i social per umiliare una vittima, per deridere una tragedia o per calpestare il dolore di una famiglia. Mi auguro che i responsabili di quel video tornino in Italia e affrontino le proprie responsabilità davanti alla giustizia. Perché ciò che è accaduto non può rimanere senza una risposta. Se permettiamo che tutto questo passi come se fosse normale, allora domani potrebbe accadere ancora, e avremo fallito tutti, come Stato, come istituzioni, come società, come genitori”.

Quindi, un secondo appello, rivolto alla comunità islamica: “Mi rivolgo anche alla comunità islamica. In questi giorni ho ricevuto tanto affetto, sincero, da tanti amici musulmani: tantissimi, veramente, vi ringrazio col cuore. Addirittura molti si sono dovuti scusare, sono venuti a scusarsi per questo ragazzo. Persone che hanno pianto con noi, che ci hanno abbracciato, che ci hanno dimostrato una straordinaria umanità. Vi ringrazio con tutto il cuore. Proprio per questo mi auguro che anche le rappresentanze della comunità islamica prendano pubblicamente una posizione chiara di condanna verso un gesto così disumano. Non è una questione di religione, è una questione di umanità“.

“Il mio appello, però, va oltre. Va a tutte le religioni, a tutte le comunità, a tutte le famiglie, a ogni madre, a ogni padre, a ogni ragazzo, e al mondo intero. Perché il rispetto della vita non ha una religione, non ha una nazionalità, non ha il colore della pelle. Ha un solo nome: umanità. Per Sofia. Per tutte le famiglie che, prima di me, hanno vissuto questo stesso inferno. Ringrazio anche tutte le mamme che hanno vissuto il mio stesso inferno e mi hanno scritto. Per tutte quelle che oggi stanno piangendo un figlio. E per tutte quelle che domani non devono essere costrette a vivere il dolore che sto vivendo io”.

E la chiusura del messaggio, alla quale non si può aggiungere nulla: “Buon compleanno, amore mio. Ieri hai compiuto 23 anni. Avrei voluto vederti sorridere, abbracciarti. Dirti quanto ti amo. Eri la mia stella. Invece oggi posso solo portarti un fiore. Ma ti faccio una promessa, Sofia. Il tuo nome, Sofia Caterina Barberi, continuerà a vivere. Vivrà nel tuo sorriso, nell’amore che ci hai lasciato a tutti noi. E vivrà nella battaglia che porterò avanti finché avrò voce, perché nessun’altra madre debba piangere una figlia. Perché nessun’altra famiglia debba vedere il proprio dolore trasformato in uno spettacolo. Ti amerò per sempre. La tua mamma”.

Autore
Il Vostro Giornale

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