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Epstein Files, adesso la trasparenza finisce davvero in tribunale

  • Postato il 19 agosto 2026
  • Esteri
  • Di Paese Italia Press
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  • 10 min di lettura
In sintesi

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Epstein Files, adesso la trasparenza finisce davvero in tribunale

di Francesco Mazzarella

INCHIESTA | EPSTEIN FILES | AGGIORNAMENTO AGOSTO 2026

Epstein Files, adesso la trasparenza finisce davvero in tribunale

Tre mesi dopo la nostra ultima inchiesta, il New Mexico cita in giudizio il Dipartimento di Giustizia, il Congresso prova a rafforzare la legge e anche in Francia tornano sotto esame le indagini. Milioni di documenti pubblicati non hanno chiuso il caso: hanno aperto nuove domande.

di Francesco Mazzarella | Paese Italia Press

L’11 maggio scorso avevamo titolato questa inchiesta:

“Epstein Files, la trasparenza sotto processo: milioni di documenti non bastano a dire la verità”.

Tre mesi dopo, quella che allora era soprattutto una provocazione giornalistica assume un significato quasi letterale.

Perché la trasparenza sugli Epstein Files è arrivata davvero davanti a un giudice.

Il 5 agosto lo Stato del New Mexico ha citato in giudizio il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti chiedendo l’accesso ai documenti non oscurati relativi a Jeffrey Epstein e, in particolare, a quanto sarebbe accaduto nello Zorro Ranch, la proprietà che il finanziere possedeva nello Stato.

Nel frattempo il Congresso discute una nuova legge per rendere contestabile davanti ai tribunali l’eventuale mancata pubblicazione dei documenti.

E dall’altra parte dell’Atlantico anche la Francia torna a interrogarsi sulla propria gestione del caso.

La domanda, dunque, non è più soltanto:

Che cosa contengono gli Epstein Files?

Ma: che cosa possiamo ancora conoscere e chi decide ciò che rimane nascosto?

3,5 milioni di pagine non hanno chiuso il caso

All’inizio del 2026 il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva annunciato una pubblicazione senza precedenti: oltre tre milioni di nuove pagine, più di duemila video e circa 180 mila immagini.

Considerando le precedenti pubblicazioni, il materiale reso disponibile nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act è arrivato, secondo il DOJ, a quasi 3,5 milioni di pagine.

Una quantità enorme.

Ma quantità e trasparenza non sono necessariamente sinonimi.

La stessa Epstein Library ufficiale del Dipartimento di Giustizia, aggiornata al 17 luglio 2026, precisa che il sito continuerà a essere aggiornato qualora vengano individuati ulteriori documenti da pubblicare.

Il DOJ ricorda inoltre che parte dei materiali deve essere oscurata per proteggere l’identità delle vittime e altre informazioni sensibili.

Una tutela necessaria.

Ma è proprio sul confine tra protezione legittima e accesso agli atti che oggi si sta consumando uno dei nuovi capitoli del caso.

Lo Zorro Ranch e la domanda rimasta aperta

Il nuovo fronte parte dal New Mexico.

Qui Jeffrey Epstein possedeva lo Zorro Ranch, una vasta proprietà a sud di Santa Fe.

Nel febbraio 2026 le autorità statali hanno riaperto l’indagine sulle attività che sarebbero avvenute nella proprietà.

Per farlo, il procuratore generale del New Mexico Raúl Torrez ha chiesto al Dipartimento di Giustizia federale l’accesso ai documenti investigativi non oscurati.

Secondo il New Mexico, quei materiali sono indispensabili per identificare possibili vittime, testimoni e persone eventualmente coinvolte in condotte criminali.

A luglio Torrez denunciava che erano trascorsi oltre 130 giorni dalla richiesta senza aver ottenuto il materiale richiesto.

La tensione è progressivamente aumentata.

Trentuno pagine

C’è un dettaglio che racconta meglio di molti altri la distanza tra le due istituzioni.

Secondo la ricostruzione ufficiale del Dipartimento di Giustizia del New Mexico, il 10 luglio le autorità federali avrebbero consegnato allo Stato appena 31 pagine.

Il New Mexico sostiene che si trattasse in gran parte di documenti già disponibili pubblicamente, materiale oscurato e copie di articoli di stampa.

Da qui un nuovo ultimatum: consegnare il materiale richiesto entro il 31 luglio.

La scadenza è trascorsa.

E il 5 agosto il conflitto istituzionale è diventato una causa federale.

La domanda non riguarda più soltanto la pubblicazione dei file.

Riguarda la possibilità che quei documenti vengano utilizzati da un’autorità giudiziaria per verificare se esistano ancora responsabilità perseguibili.

Il New Mexico porta il Dipartimento di Giustizia davanti al giudice

La causa depositata il 5 agosto chiede a un tribunale federale di Washington di obbligare il Dipartimento di Giustizia a consegnare il materiale richiesto.

Il New Mexico sostiene che il mancato accesso ai documenti stia ostacolando l’indagine.

Il Dipartimento di Giustizia respinge questa ricostruzione.

La posizione federale è che l’Epstein Files Transparency Act e diversi ordini giudiziari impediscano la divulgazione indiscriminata di informazioni capaci di identificare le vittime.

Ed è importante raccontare entrambe le posizioni.

Proteggere le vittime non è un ostacolo alla trasparenza.

È parte della giustizia.

Ma altrettanto importante è comprendere se le esigenze di riservatezza possano essere conciliate con l’accesso riservato ai documenti da parte di un’autorità che sta conducendo un’indagine penale.

La questione non può essere ridotta alla scelta tra “pubblicare tutto” e “nascondere tutto”.

La vera sfida è costruire una trasparenza capace contemporaneamente di proteggere le vittime e permettere alla giustizia di lavorare.

Un accordo del 2019 mai rispettato?

Nel frattempo è emerso un altro elemento che merita attenzione.

L’ex procuratore generale del New Mexico Hector Balderas ha ricostruito l’esistenza di un presunto accordo raggiunto nel 2019 tra gli investigatori statali e la procura federale del Southern District of New York.

Secondo Balderas, dopo l’arresto di Epstein, il New Mexico avrebbe accettato di interrompere le proprie interviste alle persone informate sui fatti e di consegnare il materiale raccolto agli investigatori federali.

In cambio, le autorità federali avrebbero dovuto rinviare al New Mexico le informazioni riguardanti eventuali reati di competenza statale una volta concluso il procedimento federale.

Secondo le attuali autorità del New Mexico, quella seconda parte dell’accordo non sarebbe mai stata rispettata.

È un’affermazione delle autorità statali che dovrà essere verificata nelle sedi competenti.

Ma aggiunge una domanda istituzionale al caso Epstein:

quanto materiale raccolto negli anni è rimasto frammentato tra diverse autorità senza trasformarsi in nuove indagini?

Cinque vittime e altre trenta persone da identificare

Contemporaneamente alla causa, una commissione del New Mexico ha presentato i risultati preliminari della propria indagine.

Secondo il rapporto, le prove raccolte fino a questo momento indicherebbero che Epstein abusò di almeno cinque donne e ragazze allo Zorro Ranch tra il 1996 e il 2012.

La commissione avrebbe inoltre individuato almeno altre 30 persone che potrebbero essere vittime, testimoni, facilitatori o appartenere a più di una di queste categorie.

Attraverso le richieste formali di documentazione sarebbero già stati acquisiti oltre 100 mila documenti.

Si tratta di risultati preliminari.

Ed è indispensabile ricordarlo.

Un nome presente in un documento non equivale a una responsabilità.

Una frequentazione non equivale a un reato.

Una testimonianza deve essere verificata.

È proprio quando un’inchiesta coinvolge persone potenti e nomi conosciuti che il giornalismo deve diventare più rigoroso, non meno.

Una seconda legge sulla trasparenza

Lo scontro non riguarda soltanto i tribunali.

È arrivato nuovamente anche al Congresso.

Nel luglio 2026 un gruppo bipartisan di parlamentari ha presentato l’Epstein Files Transparency Act II.

La proposta nasce proprio dall’idea che la prima legge sulla trasparenza non disponga di strumenti sufficientemente efficaci per garantirne l’applicazione.

Il nuovo testo punta, tra l’altro, a consentire ai procuratori generali degli Stati, ad altri pubblici ministeri autorizzati e alle vittime di rivolgersi direttamente ai tribunali nel caso in cui ritengano che il Dipartimento di Giustizia stia illegittimamente trattenendo o oscurando documenti.

Prevede inoltre meccanismi per consentire agli investigatori statali di ottenere documentazione non oscurata necessaria alle proprie indagini, nel rispetto delle procedure previste.

Non è ancora una nuova legge.

È una proposta.

Ma la sua stessa esistenza racconta qualcosa.

Dopo milioni di documenti pubblicati, una parte del Congresso ritiene ancora necessario approvare una legge per ottenere maggiore trasparenza.

E adesso si muove anche la Francia

Il caso, però, non è soltanto americano.

In Francia il dossier Epstein è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria.

Secondo quanto riportato da Le Monde, l’associazione Innocence En Danger ha promosso un’azione contro lo Stato francese contestando la lentezza con cui sarebbero state condotte alcune delle precedenti indagini.

Parallelamente, le autorità francesi hanno riaperto il fascicolo con un perimetro più ampio dopo l’emersione di nuovi documenti provenienti dagli Stati Uniti.

Secondo la ricostruzione del quotidiano francese, 24 donne si sarebbero fatte avanti e 16 sarebbero già state ascoltate da luglio.

Le autorità francesi hanno difeso il lavoro svolto in passato, annunciando comunque una revisione delle precedenti attività investigative.

È un altro elemento importante.

Perché mostra come la pubblicazione degli Epstein Files non abbia soltanto alimentato il dibattito pubblico.

Sta producendo conseguenze investigative anche fuori dagli Stati Uniti.

Il problema dei nomi

Ogni volta che vengono pubblicati nuovi documenti sugli Epstein Files, l’attenzione mediatica si concentra quasi immediatamente sui nomi conosciuti.

Politici.

Imprenditori.

Personaggi dello spettacolo.

Reali.

Professionisti.

Ma è proprio qui che dobbiamo fermarci.

Essere nominati in un documento non significa essere accusati di un reato.

Essere presenti in una rubrica non significa aver partecipato a un’attività criminale.

Aver incontrato Epstein non dimostra di conoscere i suoi crimini.

Essere stati su un aereo o in una proprietà richiede un contesto prima di poter assumere qualsiasi significato.

Nome presente nei documenti.
Rapporto documentato con Epstein.
Accusa di comportamento criminale.

Sono tre livelli completamente differenti.

Confonderli non produce verità.
Produce sospetto.

Dalla curiosità alla responsabilità

Forse è questo il punto al quale siamo arrivati.

Per anni il caso Epstein è stato raccontato soprattutto attraverso una domanda:

“Chi c’era?”

È una domanda comprensibile.

Ma non è necessariamente quella decisiva.

La domanda giornalisticamente e giudiziariamente più importante è:

Chi sapeva?
Chi poteva intervenire?
Chi non lo fece?
E perché?

È una differenza fondamentale.

Perché sposta l’attenzione dalla lista dei personaggi famosi alla struttura delle responsabilità.

Dalle fotografie alle istituzioni.

Dalla curiosità alla giustizia.

La trasparenza non è pubblicare tutto

C’è infine un equivoco che questa vicenda ci costringe ad affrontare.

Trasparenza non significa semplicemente riversare milioni di pagine su Internet.

Una montagna di documenti può perfino produrre l’effetto contrario.

Può rendere difficile distinguere ciò che è importante da ciò che è irrilevante.

Può alimentare interpretazioni prive di contesto.

Può esporre persone che non hanno commesso alcun reato.

E soprattutto può trasformare le vittime ancora una volta in materiale da consumare.

La trasparenza autentica richiede qualcosa di più.

Documenti accessibili.

Contesto.

Protezione delle vittime.

Responsabilità istituzionale.

Possibilità per gli investigatori di accedere alle prove.

E capacità del giornalismo di distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo.

Tre mesi dopo

L’11 maggio ci chiedevamo se milioni di documenti fossero sufficienti per dire la verità.

Oggi possiamo aggiungere qualcosa.

Non lo sono.

Perché la verità giudiziaria non nasce dalla quantità dei file.

Nasce dalla possibilità di verificarli.

Incrociarli.

Contestualizzarli.

Trasformarli, quando esistono gli elementi, in prove.

E consentire alle istituzioni competenti di accedervi.

Tre mesi fa scrivevamo che la trasparenza era sotto processo.

Oggi quel processo è diventato quasi letterale.

Ma la domanda rimane la stessa:

quanto siamo davvero disposti a conoscere?

Non per costruire liste di colpevoli sui social.

Non per trasformare ogni nome in una condanna.

Non per alimentare il prossimo ciclo di indignazione.

Ma perché dietro quei documenti ci sono persone che hanno denunciato violenze, indagini interrotte, istituzioni chiamate a rispondere delle proprie scelte e responsabilità che potrebbero non essere state ancora completamente ricostruite.

È qui che gli Epstein Files smettono di essere soltanto un archivio.

Diventano una domanda rivolta alle democrazie.

La trasparenza non consiste nel poter vedere milioni di documenti.

Consiste nel fare in modo che ciò che quei documenti possono dimostrare non venga più ignorato.

Francesco Mazzarella

@Riproduzione riservata

LEGGI ANCHE | LA NOSTRA INCHIESTA

Epstein Files, la trasparenza sotto processo: milioni di documenti non bastano a dire la verità

L’inchiesta pubblicata da Paese Italia Press l’11 maggio 2026, dalla quale prosegue questo aggiornamento.

LEGGI L’INCHIESTA PRECEDENTE → https://www.paeseitaliapress.it/inchieste/2026/05/11/epstein-files-la-trasparenza-sotto-processo-milioni-di-documenti-non-bastano-a-dire-la-verita/

Fonti e documenti

  • U.S. Department of Justice – Epstein Library, aggiornata al 17 luglio 2026.
  • New Mexico Department of Justice – Documentazione e comunicazioni dell’Attorney General Raúl Torrez relative alla richiesta dei documenti federali e all’indagine sullo Zorro Ranch.
  • Reuters – 5 agosto 2026, causa del New Mexico contro il Dipartimento di Giustizia per l’accesso agli Epstein Files non oscurati.
  • Associated Press – 5 agosto 2026, causa federale del New Mexico e indagine sullo Zorro Ranch.
  • U.S. Senate – Epstein Files Transparency Act II, proposta bipartisan presentata nel luglio 2026.
  • Le Monde – 13 agosto 2026, nuove iniziative giudiziarie francesi e riapertura dell’indagine collegata alla rete Epstein.

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