Ennnesimo suicidio nel carcere di Torino, detenuto di 56 anni trovato senza vita in cella
- Postato il 9 settembre 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Un detenuto di 56 anni si è tolto la vita nella serata di ieri, martedì 8 settembre, all’interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino. L’uomo è stato trovato senza vita intorno alle 22.30 nella nona sezione del Padiglione B della casa circondariale.
Il detenuto, secondo quanto riferito da fonti carcerarie, avrebbe utilizzato un cappio artigianale. Sul posto sono intervenuti gli operatori della struttura, ma per l’uomo non c’era ormai più nulla da fare.
La tragedia assume un ulteriore elemento di drammaticità alla luce di quanto sarebbe accaduto nei mesi precedenti. Fino a pochi mesi fa, infatti, il 56enne avrebbe condiviso la cella con un altro detenuto, che a sua volta si era tolto la vita nello stesso modo.
“Totale deriva”, la denuncia dell’Osapp
A intervenire è Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, che parla di una situazione ormai fuori controllo.
“Siamo alla totale deriva sotto ogni aspetto”, denuncia Beneduci, sottolineando come la polizia penitenziaria debba operare in un contesto segnato, a suo dire, da una grave carenza di personale.
“Con una drammatica carenza di organico del 30% – afferma il segretario generale dell’Osapp – continueremo ad assistere a questi drammi inaccettabili”.
Per il sindacato servono interventi immediati e un cambio di passo nella gestione delle carceri. L’Osapp chiede anche “un immediato avvicendamento dei responsabili di tali condizioni”, chiamando in causa i vertici politici e di governo e accusandoli di aver lasciato per anni le carceri e la polizia penitenziaria “nel più totale abbandono”.
Le difficoltà quotidiane degli agenti
Quello di Torino è un istituto penitenziario alle prese da tempo con problemi legati alla carenza di personale e alla gestione di situazioni sempre più complesse.
“La polizia penitenziaria è costretta quotidianamente a fronteggiare situazioni sempre più complesse, con organici insufficienti e carichi di lavoro estremi”, prosegue Beneduci, che parla di personale “stanco e deluso”.
Il sindacato chiede quindi “iniziative concrete e non più rinviabili”, in alternativa a quelli che definisce gli “slogan” che da tempo accompagnano il dibattito sulle condizioni del sistema penitenziario.
Il suicidio avvenuto nella nona sezione del Padiglione B rappresenta l’ennesimo episodio drammatico all’interno di una realtà, quella carceraria, dove il tema della salute mentale, del sovraffollamento, della sicurezza e delle condizioni di lavoro del personale continua a rappresentare una delle principali emergenze.
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