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Energia, la Basilicata produce ma paga il conto più caro

  • Postato il 23 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Energia, la Basilicata produce ma paga il conto più caro

Il Quotidiano del Sud
Energia, la Basilicata produce ma paga il conto più caro

La Basilicata è la terra che produce energia ma paga anche il conto più caro: l’extracosto energetico pesa per lo 0,35% del Pil regionale, il dato più alto d’Italia. Sistema economico a rischio


La Basilicata produce energia, ma paga il conto più salato d’Italia. L’ombra del caro bollette si allunga minacciosa e i dati diffusi da Confartigianato disegnano uno scenario allarmante per l’economia lucana: l’extracosto energetico pesa qui per lo 0,35% del Pil regionale. Un record negativo assoluto che colloca la regione davanti a Molise e Puglia, con la provincia di Potenza al picco dello 0,40%.

È il paradosso di una terra ricca di risorse che si ritrova col fiato corto, intrappolata in una spirale inflazionistica alimentata dalle tensioni geopolitiche internazionali. La crisi nel Golfo non è più un fatto di cronaca estera, ma un moltiplicatore di costi che si scarica direttamente sui bilanci delle famiglie e sulla sopravvivenza delle imprese lucane. In soli sei mesi, tra febbraio e agosto 2026, i prezzi al consumo di elettricità e gas sono letteralmente impennati del 11,4% a livello nazionale. Un’ondata di rincari che supera di quasi quattro volte l’inflazione media del periodo, ferma al 2,8%. Il gas ha registrato un balzo del 13,5%, seguito dall’elettricità con un aumento del 10,1%.

PER I LUCANI 12 MILIONI DI EURO IN PIU’ NELL’ULTIMO SEMESTRE

Se a livello macroscopico le grandi regioni industriali del Nord registrano gli esborsi assoluti più imponenti, come la Lombardia con un aggravio record di 329 milioni di euro o il Veneto con una spesa aggiuntiva di 216 milioni, la Basilicata sconta il peso specifico più devastante sul proprio tessuto economico complessivo. In termini monetari, le famiglie lucane hanno dovuto sborsare 12 milioni di euro in più in questo semestre di fuoco. Una cifra apparentemente contenuta rispetto ai giganti settentrionali, ma che applicata a una popolazione ridotta e a un sistema di micro e piccole imprese diventa una zavorra insostenibile per la crescita locale.

La denuncia che arriva dai vertici di Confartigianato non lascia spazio a interpretazioni burocratiche o a prudenze di facciata, il grido d’allarme è chiaro: «Il dato della Basilicata è un campanello d’allarme perché dimostra che il costo dell’energia non è una voce marginale, ma incide direttamente sulla competitività delle imprese e sulla loro capacità di investire». A parlare è Rosa Gentile, presidente di Confartigianato Basilicata, intervenuta alla ventiduesima edizione dell’High School dell’associazione a Domus de Maria. La leader artigiana mette il dito nella piaga di un sistema tariffario asimmetrico e ingiusto. «Il problema riguarda in modo particolare le micro e piccole imprese che non hanno i volumi di consumo e la forza contrattuale dei grandi operatori – aggiunge –. Non chiediamo trattamenti di favore, ma condizioni più equilibrate. Non è sostenibile che siano proprio le imprese più piccole a sopportare lo svantaggio maggiore nella struttura della bolletta».

PERCHE’ CHI PRODUCE E’ PENALIZZATO

In Italia, per le micro aziende il costo dell’elettricità ha raggiunto la cifra di 25,99 centesimi per kWh, a fronte di una media europea di 22,04 centesimi. Un differenziale del 17,9% che penalizza pesantemente chi produce sul nostro territorio nazionale. A rendere la situazione ancora più paradossale è il carico fiscale complessivo: accise e oneri parafiscali da soli pesano per ben 5,44 centesimi per ogni singolo chilowattora. L’ingiustizia distributiva diventa macroscopica per i piccolissimi consumatori, quelli sotto i 20 megawattora annui, per i quali il divario con l’Europa schizza addirittura al 75,5%, mentre le grandi industrie energivore godono di un carico fiscale inferiore alla media Ue.

L’impact nazionale della crisi del Golfo si traduce in un prelievo forzoso complessivo stimato in 1,8 miliardi di euro dalle tasche di quasi ventisette milioni di nuclei familiari residenti in Italia. Nelle grandi aree metropolitane della penisola la mazzata è evidente: Roma guida la classifica provinciale dell’extracosto domestico con un esborso aggiuntivo pari a 123 milioni di euro, seguita da Milano con 116 milioni e Torino con 75 milioni. Ma se le grandi metropoli piangono per la mole complessiva dei rincari, le province del Mezzogiorno rischiano una vera e propria desertificazione industriale. La transizione ecologica e la stabilità dei mercati non possono essere pagate da chi ha meno strumenti per difendersi.

LA SFIDA

Ecco perché la questione energetica cessa di essere una mera questione contabile e si trasforma in un tema centrale di politica industriale. In una regione meridionale, ogni centesimo in più pagato in bolletta sottrae risorse vitali all’innovazione, all’occupazione e alla sopravvivenza dei piccoli laboratori artigiani che costituiscono l’ossatura economica del territorio. «In Basilicata energia e competitività sono strettamente legate – conclude Rosa Gentile – . Se vogliamo rafforzare il tessuto produttivo regionale dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di programmare, innovare e affrontare la transizione energetica senza partire da uno svantaggio di costo». La sfida per la Basilicata è aperta: smettere di essere una terra di conquista energetica per diventare finalmente un territorio capace di difendere la propria ricchezza e il futuro del proprio lavoro.

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Energia, la Basilicata produce ma paga il conto più caro

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