Elly Schlein, l'asse con i centristi contro Conte
- Postato il 2 ottobre 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Elly Schlein, l'asse con i centristi contro Conte
Il programma si fa con tutti: Pd, M5S, Avs, ma anche Italia Viva, Più Europa, Più Uno, Progetto Civico, Psi. La presenza delle forze di centro, infatti, consente di riequilibrare le posizioni e di evitare che il Pd, soprattutto sulla politica estera (Ucraina in testa), sia schiacciato dal duo M5S-Avs (che su Kiev hanno la stessa posizione). Un conto, infatti, è se gli azionisti sono tre e due su tre sono contrari all’invio di armi a Kiev.
Altro, se gli azionisti sono otto. E sei su due sono per continuare a sostenere anche militarmente la resistenza in Ucraina. Certo, il peso elettorale dei centristi non è paragonabile a quello del blocco M5S-Avs. Ma cambierebbe il quadro. Almeno al tavolo.
Questo è il primo paletto che Elly Schlein ha messo in chiaro nella riunione-fiume della segreteria (più di quattro ore) e che spiegherà venerdì alla direzione. L’altro riguarda le primarie. Se si faranno - e al momento non si vede un’altra opzione - «siamo pronti a vincerle». Basta, quindi, con la paura di perdere o con il moltiplicarsi di piani B, C e D. Schlein non intende fare passi indietro.
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Approvata la legge elettorale, si deve correre. Innanzitutto, si è concordato alla riunione, nel programma comune. Non è piaciuta a Schlein la battuta con cui Conte ha lasciato intendere che il ritardo sia colpa del Pd. «Noi siamo pronti da aprile», gli ha risposto, piccato, Taruffi. Certo, il problema non è solo il programma. Vanno definite le regole delle primarie. Se farle a un turno o a due. E soprattutto - questione che divide il Pd - se consentire la presenza di più candidati del Pd. Igor Taruffi è stato piuttosto chiaro sulle intenzioni dei vertici dem: non concedere deroghe per consentire la presenza di altri candidati dem. «Il Pd», ha detto, «ha uno Statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. La segretaria ha la grandissima maggioranza all’interno del partito».
Un orientamento ribadito ieri durante la riunione della segreteria. In realtà, come ricorda oggi sul Quotidiano Nazionale Stefano Ceccanti, la scelta di impedire altre candidature apparirebbe come una regressione rispetto all’apertura fatta nel 2012 da Pier Luigi Bersani, che da «segretario del Pd a fine mandato, invece di procedere al solo congresso, promosse primarie di coalizione a doppio turno, consentendo oltre alla propria due candidature Pd (Renzi e Puppato) che si aggiungevano a Vendola (Sel) e Tabacci (Centro democratico)». Non solo: «Oltre a questa eccezione alla regola della coincidenza tra segreteria del Pd e candidato premier, Bersani promosse anche un cambiamento a regime dello statuto Pd che consente tuttora all’assemblea nazionale del partito di dare il via libera a candidature diverse da quella del segretario». E poi siamo sicuri che sarebbe una scelta vincente?
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Schlein e Conte, in fondo, nota ancora Ceccanti, sono molti simili su tanti temi. Siamo sicuri che una competizione che si riduca a loro due stimoli la partecipazione di un elettorato largo? Resta il problema di chi debba far parte della coalizione. «Una cosa che mi gratifica» di quello che dice Renzi su di me «è che non sono il suo modello politico», ha detto ieri Conte.
Renzi gli ha replicato a Porta a Porta: «Se Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli e tutto il centrosinistra, noi compresi, perdiamo anche stavolta e mandiamo Meloni prima a Chigi e poi al Quirinale, penso che il popolo del centrosinistra ci rincorra con i forconi. A me può stare simpatico o antipatico Conte o Bonelli, ma qui c’è un obbligo politico che è quello di stare insieme. E si sta insieme con i contenuti, cioè sugli stipendi, sulla sanità, sulla scuola». Intanto, da venerdì a domenica, ci sarà la quattordicesima edizione della Leopolda a Firenze. Ad aprire e a chiudere due esponenti del Pd: Vincenzo De Luca e Stefano Bonaccini.
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