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Egitto: al via gli scavi nel Labirinto di Hawara

  • Postato il 14 maggio 2026
  • Di Focus.it
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Egitto: al via gli scavi nel Labirinto di Hawara
A circa 90 chilometri a sud del Plateau di Giza, quasi all'imbocco dell'oasi del Fayyum, sorge la piramide di mattoni crudi di Amenemhat III, faraone della XII Dinastia che regnò attorno al 1860-1814 a.C. In superficie, il sito appare desolato: un nucleo di fango eroso dal vento, sepolto dalla sabbia. Ma è ciò che giace sotto la superficie a tenere gli archeologi svegli la notte da secoli. Secondo gli storici dell'antichità, accanto alla piramide si ergeva qualcosa di straordinario: il Labirinto. Non una struttura mitologica, ma un colossale complesso templare con migliaia di stanze, cortili e gallerie distribuiti su più livelli — in parte sopra il suolo, in parte scavati nelle profondità della terra.. Il tesoro ritrovato: le 3.000 stanze di Erodoto A descriverlo con dovizia di particolari fu Erodoto, nel V secolo a.C., che lo definì superiore alle piramidi e ai templi greci di Efeso e Samo. Il complesso aveva dodici cortili coperti, tremila stanze — 1.500 al piano superiore e altrettante sottoterra — e soffitti monolitici di pietra così imponenti da sembrare opera di forze non umane. Dopo Erodoto, anche Strabone, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio ne scrissero con stupore simile, alimentando secoli di fascino e di mistero. Poi, il Labirinto scomparve. Smontato, forse, come una gigantesca cava di pietra in epoca romana. Dimenticato durante il Medioevo. Riscoperto solo sulla carta, nei resoconti degli esploratori moderni.. Le prime indagini Il primo tentativo di trovare i resti del Labirinto risale al 1888, quando Sir William Flinders Petrie — il padre dell'archeologia egizia — condusse i suoi scavi a Hawara. Petrie identificò la piramide di Amenemhat III e trovò, a sud di essa, un immenso letto di frammenti lapidei sovrapposti a una fondazione piatta e uniforme. La superficie coperta era stupefacente: stimò circa 25.730 metri quadrati — abbastanza da contenere i templi di Karnak e Luxor messi insieme.. Concluse che il Labirinto fosse stato demolito in età romana per recuperarne i materiali da costruzione, lasciando solo le fondamenta. Da allora, nessuno scavo in grande scala è più stato condotto sul sito. Per decenni, Hawara è rimasta un campo di indagini non invasive, frenata da un ostacolo pratico quanto insidioso: la falda acquifera. Il canale Bahr Wahbi, costruito nel 1820 proprio sopra l'area del Labirinto, tiene costantemente allagate le strutture sotterranee, rendendo qualsiasi scavo rischioso e potenzialmente distruttivo.. Quattro campagne di scansione Negli anni recenti sono state realizzate nuove campagne di ricerche. Tra il 2007–2009 la prima campagna geofisica moderna fu condotta da William Brown dell'Università di Wrocław in collaborazione con l'Università del Cairo. I radar a penetrazione del suolo (GPR) rilevarono anomalie strutturali intorno alla piramide e — scoperta fondamentale — identificarono quello che sembra essere un pozzo di accesso sotto la piramide stessa, che potrebbe condurre direttamente ai livelli sotterranei del Labirinto. Nel 2008 venne realizzata la Spedizione Mataha. Louis De Cordier organizzò una campagna con il National Research Institute of Astronomy and Geophysics (NRIAG) egiziano e l'Università di Gand (Belgio). Il team documentò anomalie di forma allungata e rettangolare a sud della piramide: strutture geometriche regolari, distribuite su diversi ettari, con caratteristiche compatibili con stanze e corridoi a pareti spesse.. Poi tra il 2014–2015 GeoScan e Merlin Burrows diedero vita ad altre due campagne satellitari le quali produssero risultati ancora più sorprendenti. GeoScan Systems, coordinata dalla dottoressa Carmen Boulter, generò un modello tridimensionale grezzo dell'area che mostrò due livelli distinti di strutture: uno più superficiale, allagato, e uno più profondo e asciutto. Timothy Akers di Merlin Burrows descrisse poi, dopo la scadenza di un accordo di riservatezza decennale firmato nel 2015, una galleria centrale enorme (almeno 40×100 metri), strutture a 40, 60, 80 e 100 metri di profondità, due imbarcazioni in legno di tipo solare simili alla Barca di Khufu a Giza — e, al centro dell'atrio principale, un oggetto metallico di circa 40 metri, con una firma materiale mai rilevata prima nella sua carriera. E arriviamo al 2023, quando Mark Carlotto pubblicò uno studio che utilizzava il satellite Sentinel-1 con tecnologia SAR (Synthetic Aperture Radar) in banda C. A differenza delle clamorose e infondate affermazioni di scansioni a Giza circolate nello stesso periodo — che sostenevano strutture a 700 metri di profondità con radar X-band, fisicamente impossibile — Carlotto rimase rigoroso nei limiti della tecnologia: il SAR in banda C penetra al massimo 0,5 metri nel suolo asciutto, rilevando solo strutture superficiali. Le immagini mostrarono chiaramente strutture rettangolari a sud della piramide che non corrispondevano ad alcuna costruzione visibile in superficie, confermando che si tratta di elementi sepolti — e la loro estensione si sovrappone quasi perfettamente alla stima di Petrie del 1888.. Finalmente si scava Il 7 maggio 2026, il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano ha confermato l'avvio di nuovi lavori di scavo ad Hawara. L'autorizzazione, concessa all'inizio del 2026, è il risultato di anni di pressioni scientifiche da parte di due organizzazioni in particolare: la Mataha Foundation di Louis De Cordier e la Archaeological Rescue Foundation (ARF) di Trevor Grassi e William Brown. L'ARF ha elaborato un piano dettagliato, reso pubblico a febbraio 2026, che affronta il problema dell'acqua con un approccio ingegneristico: scavo di canali di deviazione, piantumazione di vegetazione nelle aree settentrionali (le cui radici assorbono e deviavano l'acqua in ingresso) e successivo pompaggio controllato dell'acqua residua. L'obiettivo dichiarato della missione è localizzare e documentare qualsiasi resto del cosiddetto "Palazzo del Labirinto" descritto dagli antichi, prima che ulteriori danni da allagamento lo rendano irrecuperabile.. La storia dell'ingegneria egizia Se gli scavi confermeranno anche solo una parte del layout ipotizzato dalle scansioni, le implicazioni sarebbero enormi. Sul piano architettonico, un complesso templare del Medio Regno con tremila stanze su più livelli non ha eguali nell'Egitto antico conosciuto. La sua esistenza dimostrerebbe capacità ingegneristiche e organizzative ben oltre quanto ci aspettiamo dalla XII Dinastia. Sul piano storico, potrebbe confermare le descrizioni di Erodoto e degli altri storici classici come cronache affidabili, cambiando il modo in cui leggiamo le fonti antiche sull'Egitto..
Autore
Focus.it

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