Ed Sheeran si arrende ai pro-Pal e fa il comizietto su Gaza
- Postato il 21 settembre 2026
- Personaggi
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 8 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Ed Sheeran si arrende ai pro-Pal e fa il comizietto su Gaza
Alla fine Ed Sheeran ha dovuto cedere al ricatto politico-culturale dei proPal e fare i conti con Gaza. Dire la sua, anche se non avrebbe voluto. Ma il prezzo sarebbe stato troppo alto. Era infatti tutto pronto - ad opera dei suoi stessi fan d’oltreoceano - per dar vita a un boicottaggio all’americana, destinato alla musica, agli eventi e ai canali social del cantante. Un artista puro che non ha esitato, sia pure con la voce rotta e le lacrime agli occhi per la commozione, a spiegare e spiegarsi. Riuscendo comunque nella meritoria impresa di mettere davanti, come causa scatenante del conflitto, l’orrendo attacco del 7 ottobre contro i ragazzi festanti e la popolazione ebraica che vive sul confine con la Striscia.
Quella stessa data che buona parte del movimento filopalestinese e solidale con Hamas e Hezbollah considera senza nessun timore come il vero inizio di una nuova resistenza per la popolazione di Gaza. Molto difficile, quindi, fare la tara. Persino per una popstar internazionale come Ed Sheeran, amato e stimato (almeno fino a pochi giorni fa) in moltissimi paesi del mondo solo per la sua musica e anche per la sua eloquente e tenera timidezza. Ora, in ogni caso, per provare a riabilitarsi dovrà pagare comunque anche il conto. Un prezzo alto. Nel ricatto proPal, infatti, era compresa pure una richiesta di donazione alla causa di almeno 1 milione di dollari. Il suddito di Sua Maestà, da vero lord inglese, pare abbia deciso di donare il doppio.
Ed Sheeran, lo ricordiamo, era finito al centro della tempesta dopo l’allontanamento del rapper Macklemore dal suo Loop Tour americano. Per rompere il silenzio che si era imposto ha scelto la data di Philadelphia, sabato sera. «Mi si è spezzato il cuore di fronte alla portata della devastazione e alla perdita di vite umane, soprattutto di bambini», ha detto. «Quanto sta accadendo a Gaza è catastrofico e ingiustificabile» ha aggiunto al termine di una settimana infernale. Sheeran, che per anni ha costruito la propria immagine lontano dalle barricate politiche, si è ritrovato nel mezzo di uno dei conflitti più divisivi del pianeta. La miccia è stato proprio Macklemore, artista scelto come opening act. Dal palco del MetLife Stadium, New Jersey, il rapper aveva pronunciato «Free Palestine».
Finché, dopo le polemiche e le pressioni di alcuni impresari e organizzatori dei vari concerti, si è deciso di escluderlo dalle successive date statunitensi. Sheeran ha negato di aver preso personalmente quella decisione. Ma il problema, ormai, era già diventato il suo. Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe e Beoga hanno lasciato il tour in solidarietà con Macklemore. E il pubblico ha cominciato a fare la sua parte sui social: in pochi giorni Sheeran ha perso oltre 200mila follower su Instagram, mentre Macklemore ne ha guadagnati più di un milione e mezzo. Prima del concerto di Philadelphia, manifestanti filo-palestinesi si sono radunati davanti allo stadio. Per una parte del pubblico, ormai, anche il silenzio equivale a scegliere.
Ed Sheeran ha dunque capito che l’apolitico, qui, rischia di non esistere. Dal palco ha provato a mettere insieme pezzi inconciliabili. «Ho dovuto prendere decisioni difficili e sto commettendo degli errori, mi dispiace davvero tanto», ha ammesso. E ancora: «Non voglio deludere i fan, e non ho mai voluto essere un musicista attivista, ma questa situazione mi ha posto al centro di un dibattito importante sulla libertà di espressione e sulla questione politica più complessa del pianeta». La formula scelta è quella del compromesso. Condanna la tragedia di Gaza, ma non cancella il 7 ottobre. Sheeran ha definito orribili gli attacchi di Hamas in Israele e ha ricordato le vittime iniziali del conflitto. Ma, allo stesso tempo, ha detto che la devastazione nella Striscia è impossibile da ignorare. Per Sheeran il palco dovrebbe restare un luogo dove possono stare insieme persone che la pensano diversamente. «Tutti sono benvenuti ai miei concerti», ha detto, rivendicando il diritto di avere opinioni opposte e continuare comunque a cantare insieme.
Nel mondo dello spettacolo, Pink ha chiarito di non aver chiesto che Macklemore venisse silenziato. Boy George, invece, ha difeso Sheeran e criticato chi pensa che boicottarlo possa cambiare qualcosa in Medio Oriente. Anche loro sono stati travolti dalle reazioni sui social. Così, mentre Sheeran cercherà ora di tornare a fare quello che sa fare meglio – salire su un palco e cantare – la politica continuerà a inseguirlo. «Voglio portare insieme persone di ogni provenienza, razza, religione e idea», ha detto ancora. Parole quasi rivoluzionarie perché pronunciate da uno che avrebbe voluto soltanto continuare a suonare versi d’amore. Ma evidentemente non è più tempo di innocenti evasioni. Nemmeno per il colorato mondo della musica pop.
Continua a leggere...