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In sintesi
Generazione sintesi AI in corso…
Aprire Instagram, Facebook, TikTok, YouTube e vedere, semplicemente, i post nell'ordine in cui sono stati pubblicati, senza che un software decida quali meritino di comparire per primi, potrebbe presto diventare una scelta concreta per milioni di persone. Il governo australiano sta infatti preparando una legge che obbligherà i social network a permettere agli utenti di disattivare la selezione algoritmica dei contenuti.
In pratica, invece di ricevere un flusso costruito sulla base dei propri gusti, delle interazioni precedenti e di ciò che il sistema ritiene più capace di attrarre l'attenzione, si potrebbe tornare a un feed cronologico, dove i post più recenti compaiono semplicemente prima. L'obiettivo è dare maggiore controllo agli utenti e ridurre l'amplificazione automatica di contenuti estremi, provocatori o confezionati apposta per suscitare rabbia e reazioni. Ma una mossa del genere, che equivarrebbe peraltro a tornare un po' agli albori dei social, migliorerebbe davvero la nostra esperienza? La risposta è meno scontata di quanto sembri.. Nati per gestire il sovraccarico di informazioni
Gli algoritmi di raccomandazione nacquero soprattutto per risolvere un problema pratico: con l'aumentare di amici, pagine e account seguiti, i contenuti disponibili erano diventati troppi per essere letti tutti. Già nel 2014 Facebook spiegava che, ogni volta che una persona apriva il News Feed, potevano esserci in media circa 1.500 post potenzialmente visualizzabili. Mostrandoli soltanto in ordine temporale, molti aggiornamenti considerati importanti sarebbero inevitabilmente finiti troppo in basso.. Il sistema iniziò quindi ad attribuire a ogni contenuto una sorta di priorità sulla base di numerosi segnali, per esempio chi lo aveva pubblicato, quanto spesso l'utente interagiva con quella persona o pagina e quanto quel genere di post aveva attirato la sua attenzione in passato. Secondo Facebook, in questo modo la quota dei contenuti effettivamente letti passò dal 57 al 70%.
Oggi, però, il meccanismo è divenuto ben più sofisticato: su piattaforme come TikTok o Instagram non è neppure necessario seguire un account perché i suoi video vengano proposti, se l'algoritmo ritiene che possano interessare.. La trappola dell'attenzione e il fenomeno del "rage bait"
Il problema è che "interessante" per un algoritmo non significa necessariamente utile, affidabile o piacevole per l'utente. Le piattaforme guadagnano soprattutto quando chi le usa resta più a lungo nell'app, e quindi i sistemi di raccomandazione tendono a privilegiare ciò che genera reazioni. Rabbia, indignazione, paura e conflitto possono essere particolarmente efficaci nel convincere una persona a fermarsi, commentare o condividere. È da qui che nasce il cosiddetto rage bait, contenuto costruito appositamente per provocare irritazione e moltiplicare le interazioni.. Eliminare la selezione algoritmica potrebbe dunque ridurre la diffusione automatica di questi post e restituire maggior peso alle persone che si è scelto volontariamente di seguire. Questa possibilità non cancellerebbe però né la disinformazione né le cosiddette camere dell'eco: anche un feed rigorosamente cronologico, infatti, può riempirsi di contenuti molto simili se l'utente segue soltanto persone che la pensano come lui. E senza filtri si ripresenterebbe il problema originario, cioè una valanga di post tra i quali diventa difficile trovare quelli davvero interessanti.. Meno coinvolgenti
Gli esperimenti condotti negli anni da Meta indicano che, quando il ranking algoritmico viene sostituito da un ordine cronologico, diminuiscono i contenuti visualizzati, ma anche like e commenti: per un social network è un risultato poco desiderabile, perché significa meno tempo trascorso sulla piattaforma e quindi meno occasioni di mostrare pubblicità. Dal punto di vista dell'utente, però, potrebbe essere proprio questo il vantaggio: un feed meno capace di prevedere ciò che farà fermare il pollice sullo schermo renderebbe meno irresistibile lo scorrimento continuo, trasformando nuovamente l'esperienza in qualcosa che si desidera fare, anziché restare in un ambiente progettato per trattenere l'attenzione.. L'Australia, che ha già introdotto il divieto di accesso per i minori di 16 anni, potrebbe così diventare un enorme esperimento su larga scala, e la riforma potrebbe aiutarci a capire una cosa ancora più interessante: se un social che riesce a coinvolgerci meno sia davvero peggiore o se, semplicemente, ci restituisca almeno parte del tempo che oggi gli regaliamo. Sempre ammesso che sappiamo ancora che cosa farcene..
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