È morta Emma Bonino, la “non violenta e non pacifista” storica leader dei radicali e fondatrice di +Europa
- Postato il 11 settembre 2026
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- Di Genova24
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Roma. Si è spenta all’età di 78 anni Emma Bonino, fondatrice di +Europa e storica figura del Partito Radicale. La notizia del decesso è stata comunicata dai Radicali. Nata a Bra (Cuneo) il 9 marzo 1948, Bonino era stata ricoverata lo scorso 7 settembre all’ospedale Santo Spirito di Roma a causa di un’insufficienza respiratoria, per poi essere trasferita in una struttura privata. Tra il 2015 e il 2023 aveva affrontato un microcitoma polmonare, patologia da cui aveva annunciato la guarigione, registrando poi ulteriori ricoveri per problemi respiratori nell’ottobre 2024 e nel novembre 2025.
Nel corso di cinquant’anni di attività politica ha ricoperto diversi incarichi istituzionali sia a livello nazionale che internazionale. È stata commissria europea per la tutela dei consumatori, la pesca e gli aiuti umanitari, Ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi (2006) e Ministra degli Affari esteri nel governo Letta (2013). Più volte parlamentare e candidata al Quirinale in tre occasioni, ha promosso campagne per i diritti civili e per l’istituzione della Corte penale internazionale, fino alla fondazione del movimento +Europa nel 2017.
Nel corso della sua carriera, Bonino ha partecipato a diverse edizioni delle conferenze del Gruppo Bilderberg, incontro annuale su invito di personalità del mondo politico, finanziario e mediatico. La sua presenza all’interno di tali vertici riservati ha suscitato critiche da parte di esponenti politici ed esponenti dell’opinione pubblica, che contestavano la scarsa trasparenza e l’orientamento elitario dell’organizzazione. Da parte sua, Bonino ha sempre difeso la partecipazione a queste e ad altre assise internazionali, rivendicando l’importanza del confronto diplomatico anche al di fuori delle sedi istituzionali tradizionali.
Negli ultimi anni della sua attività, Bonino si è espressa fermamente a sostegno dell’Ucraina a seguito dell’invasione russa del 2022. Definendosi “non violenta e non pacifista”, ha sostenuto l’invio di armi a Kiev, il regime sanzionatorio contro Mosca e il rigetto di posizioni di neutralità o di giustificazione verso il Cremlino, ritenendo doveroso il supporto militare per la difesa del Paese. Tale linea politica ha suscitato critiche da parte dei movimenti pacifisti e di diversi esponenti politici contrari all’invio di forniture militari nel conflitto.