Dottorato di ricerca, la Sidri rilancia la riforma: «Valorizzare il capitale umano per la crescita del Paese»
- Postato il 7 agosto 2026
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- Di Paese Italia Press
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di Luisa Trovato
Il dottorato di ricerca rappresenta il più alto livello della formazione universitaria italiana, ma continua a trovare un riconoscimento limitato nel mondo del lavoro, nella Pubblica Amministrazione e, in molti casi, anche all’interno dello stesso sistema accademico. Da questa consapevolezza prende forma l’azione della Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri), presieduta dal professor Antonio De Lucia, che ha rivolto un appello alla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, al Governo e al Parlamento affinché venga accelerato l’iter della proposta di legge n. 1609, attualmente all’esame della VII Commissione Cultura, congiuntamente alla XI Commissione Lavoro della Camera dei deputati.
Come si legge nella Relazione illustrativa della proposta di legge, «i dottori di ricerca sono una risorsa centrale e strategica per il sistema Paese. Sia a livello europeo, sia a livello nazionale, il valore del titolo di dottore di ricerca risulta in continua evoluzione: dalla formazione dei ricercatori a quella di innovatori, capaci di irradiare e trasferire conoscenze, metodologie e competenze ad alto valore aggiunto nel tessuto socioeconomico». (Estratto dalla Relazione illustrativa alla proposta di legge A.C. 1609, Camera dei deputati, XIX Legislatura, 13 dicembre 2023).
L’intervento normativo mira a rafforzare il riconoscimento del titolo nei concorsi pubblici, nelle progressioni di carriera, nel reclutamento universitario e sul piano previdenziale, valorizzando il contributo dei dottori di ricerca quali professionisti altamente qualificati al servizio dello sviluppo del Paese.
Il dottorato costituisce il terzo livello della formazione universitaria e rappresenta il vertice del percorso accademico previsto dall’ordinamento italiano. Con una durata minima di tre anni, prepara professionisti in grado di svolgere attività di ricerca avanzata, elaborare soluzioni innovative e trasferire conoscenze scientifiche ai diversi ambiti produttivi, istituzionali e sociali. Nonostante ciò, rispetto a molti altri Paesi europei, il titolo continua a essere ancora poco valorizzato, soprattutto al di fuori dell’università.
«Superare una visione ormai anacronistica»

Per approfondire il significato della proposta di legge e le prospettive della riforma abbiamo intervistato il dottor Luigi Di Cataldo, componente del Consiglio nazionale della Sidri.
«È ancora necessario un intervento normativo per superare una logica anacronistica che continua a confinare l’alta formazione nel solo ambito accademico», osserva Di Cataldo. «Le dottoresse e i dottori di ricerca rappresentano una risorsa strategica per il Paese e la nostra missione consiste nel rafforzarne il riconoscimento istituzionale.»
Secondo il consigliere nazionale della Sidri, le criticità più evidenti riguardano la Pubblica Amministrazione. «Pur essendo stati progressivamente innalzati i requisiti di accesso a numerosi profili professionali, il titolo di dottore di ricerca continua a non ricevere un’adeguata valorizzazione nei concorsi, nelle progressioni di carriera e nel conferimento degli incarichi di responsabilità. Il rischio è quello di disperdere competenze scientifiche, capacità di problem solving e metodologie avanzate che potrebbero contribuire a rendere più efficienti le amministrazioni e più qualificati i servizi ai cittadini.»
Le novità del Ddl 1609
La proposta di legge si sviluppa lungo due direttrici principali: da un lato la valorizzazione del dottorato nella Pubblica Amministrazione, dall’altro il rafforzamento delle prospettive di carriera nel sistema universitario.
«Il provvedimento aggiorna i meccanismi di reclutamento dello Stato, attribuendo maggiore rilevanza al titolo nelle procedure concorsuali per l’accesso alle posizioni di maggiore responsabilità», spiega Di Cataldo. «L’obiettivo è inserire nella macchina amministrativa professionalità di elevata qualificazione, capaci di migliorare i processi organizzativi e l’efficacia dell’azione pubblica.»
Sul versante universitario, il disegno di legge introduce misure finalizzate a rendere più strutturati i percorsi di stabilizzazione dei ricercatori, mentre sul piano previdenziale riconosce il periodo di dottorato come esperienza professionale. «Sono interventi che puntano a elevare gli standard del sistema della ricerca e a contrastare condizioni di precarietà che ancora caratterizzano il settore.»
Il dibattito sul riconoscimento del dottorato si inserisce in una riflessione più ampia sulla capacità delle istituzioni di affrontare sfide sempre più complesse attraverso competenze scientifiche, metodologiche e progettuali di alto livello.
Una prospettiva di lungo periodo
Per la Sidri, il Ddl 1609 costituisce il primo passo di un percorso di riforma più ampio.
«La nostra visione è quella di un’Italia che assuma l’alta formazione quale asse portante dello sviluppo, nel rispetto della Carta europea dei ricercatori», afferma Di Cataldo. «Vogliamo essere un interlocutore stabile delle istituzioni affinché il dottorato di ricerca venga riconosciuto come una risorsa strategica per la crescita del Paese e per il rafforzamento della competitività del sistema produttivo.»

In questa prospettiva, valorizzare il dottorato di ricerca significa investire su competenze in grado di incidere concretamente sulla qualità delle politiche pubbliche, sull’efficienza delle amministrazioni e sulla capacità innovativa del tessuto economico. Rafforzare la presenza di dottoresse e dottori di ricerca nella Pubblica Amministrazione, negli enti di ricerca e nelle imprese significa, infatti, mettere a disposizione del Paese professionalità altamente qualificate, capaci di contribuire ai processi di sviluppo, al trasferimento delle conoscenze e alla crescita della competitività nazionale.
In un contesto internazionale caratterizzato da sfide sempre più complesse, la valorizzazione del capitale umano altamente qualificato rappresenta, secondo la Sidri, una scelta strategica. Una prospettiva che pone conoscenza, ricerca e metodo scientifico al centro delle politiche di sviluppo, nella convinzione che il riconoscimento del dottorato di ricerca costituisca non soltanto una questione accademica, ma un investimento sul futuro dell’Italia.
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Photo cover: Prof. Antonio De Lucia, presidente dell’Associazione Sidri
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