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Dopo oltre vent’anni riapre il Ponte sul Savuto

  • Postato il 27 agosto 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Dopo oltre vent’anni riapre il Ponte sul Savuto

Il Quotidiano del Sud
Dopo oltre vent’anni riapre il Ponte sul Savuto

Riapre il ponte sul Savuto, domani l’inaugurazione dell’opera tra Nocera e Amantea; Moroni: «Non può essere giustificato un tempo così lungo»


NOCERA TERINESE (CZ) – Dopo vent’anni e sei mesi dalla chiusura per cedimento strutturale, domani verrà finalmente inaugurato ufficialmente il nuovo ponte sul fiume Savuto, nel territorio di Nocera Terinese, al confine con i comuni di Amantea e Cleto.
Il ponte, lungo circa 170 metri, era chiuso al traffico dal 2 marzo del 2006, per il parziale cedimento di un punto della struttura, crollata poi interamente nel gennaio del 2008. L’interruzione viaria avvenne sul vecchio tracciato della statale 18, a cavallo tra le due province di Catanzaro e Cosenza, zona florida per gli ottimi uliveti e vigneti e per la massiccia produzione della cipolla rossa di Tropea.

Per tutta una serie di lungaggini e vicissitudini, incluso l’arrivo della pandemia nel 2020, proprio quando iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo viadotto, tra la chiusura del vecchio ponte e l’inaugurazione del nuovo è passato un ventennio. Il ritardo che più è balzato alla ribalta delle cronache, è stato quello lungo quattordici anni. Vale a dire il tempo passato dal cedimento dell’infrastruttura all’affidamento dell’appalto per la realizzazione del nuovo ponte. L’opera e l’intera strada, che collega Nocera Terinese e Amantea, ricadono sotto la competenza dell’amministrazione provinciale di Catanzaro.

L’INTERVENTO DECISIVO DI MORONI

Tre anni fa, però, per cercare di dare una spinta ai lavori in corso, che procedevano a rilento per responsabilità non riconducibili alla ditta appaltatrice, ma per problematiche legate al reperimento di finanziamenti necessari alla conclusione della struttura, è intervenuto il dirigente generale del dipartimento regionale Infrastrutture e Lavori pubblici, Claudio Moroni. Ed il suo intervento è stato decisivo e di supporto all’attività della Provincia di Catanzaro, che spesso si è ritrovata a corto di fondi, anche per effetto dei tagli, che via via negli ultimi anni hanno reso le Province sempre più povere. Alla vigilia della riapertura del viadotto abbiamo rivolto qualche domanda all’ingegnere Moroni.

Finalmente siamo arrivati all’apertura del ponte, che riteneva potesse avvenire entro il 2025. Ma otto mesi in più, dopo 20 anni, non fanno tanto la differenza.

«Come ampiamente rappresentato, non si è trattato di un intervento gestito dalla Regione e, come tale, le mie sono poco più che valutazioni da osservatore, anche se avvantaggiato da un po’ di qualificazione sul tema delle opere pubbliche. L’apertura al traffico è sicuramente un risultato importante e, come tale, va dato sempre merito a chi arriva a questo risultato, sia in ambito tecnico che politico. I vent’anni di attesa credo testimonino l’esistenza della non remota possibilità che i processi riescano ad essere anche asintotici e non vedere mai la conclusione».

Adesso, quindi, dovremmo persino essere grati e magari anche applaudire le istituzioni?

«Non si tratta di essere grati, ma è importante saper comunque apprezzare il risultato finalmente raggiunto in quanto, dietro, ci sono sempre persone che operano e che, soprattutto per interventi che si protraggono da decenni, per portarli al completamento è sempre necessario che quel qualcuno sia dotato di competenza e buona volontà che dipani questioni annodatesi per lustri. Non dare loro il dovuto merito non renderebbe giustizia».

Possiamo sperare che situazioni del genere non si ripetano più in futuro?

«Posso rispondere, fornendo un’adeguata attendibilità, solo per le cose che seguo personalmente e, anche per queste, purtroppo, incide non poco la “robustezza” circa la disponibilità delle risorse che danno la copertura economica all’intervento. Nel bene e nel male ciascuno opera in funzione del grado di competenza e della coscienza civile che ne caratterizza l’agire. Molto incide anche il quadro normativo che, con la sua farraginosità, incrementa o riduce il lavoro necessario al raggiungimento del traguardo.

Come spesso ripeto, in Italia, dai tempi di tangentopoli, è illusoriamente trasmesso il messaggio che il contrasto all’agire illecito si realizzi mediante una lunga sequenza di “controlli” preventivi. Il tempo ha dimostrato che l’approccio non è stato vincente e, anzi, ha aumentato lo scarica barile e le condizioni per generare malcostume ed inefficienza. Ciò, ovviamente, non può giustificare un tempo di venti anni necessario a ricostruire un’opera di dimensioni limitate e che già esisteva, come per il ponte in questione. Mi auguro che una simile inefficienza possa non accadere mai più e che la coscienza civile porti chiunque a lavorare per scongiurare che possano ripetersi casi simili».

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