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“Dopo Amici canto con Eminem. Il coming out? Gli hater dicono di voler scavare una fossa per buttarci me e mio marito. Quando diedi il primo bacio a un ragazzo tornai a casa tremando”: parla Manuel Aspidi

  • Postato il 27 settembre 2026
  • Musica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

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“Dopo Amici canto con Eminem. Il coming out? Gli hater dicono di voler scavare una fossa per buttarci me e mio marito. Quando diedi il primo bacio a un ragazzo tornai a casa tremando”: parla Manuel Aspidi

Manuel Aspidi, protagonista della sesta edizione di “Amici”, riparte da “Soli a metà”, brano che lo fece conoscere al grande pubblico e che a febbraio 2027 compirà 20 anni. Un traguardo importante che merita grandi festeggiamenti, persino anticipati. Da pochi giorni è infatti disponibile per la prima volta una nuova versione incisa in spagnolo, intitolata “Solo a mitad”, che costituisce un nuovo tassello di una carriera che, anno dopo anno, si è fatta strada al di fuori dei confini italiani fino ad arrivare a collaborazioni con “mostri sacri” della scena internazionale.

Con FQMagazine il cantante ripercorre i giorni nella scuola più famosa d’Italia in un’edizione in cui la trasmissione arrivò a un punto di svolta discografico, e anticipa i progetti futuri che lo vedranno persino nelle vesti di attore. Senza dimenticare l’impegno sociale contro ogni forma di violenza e discriminazione, vissute anche sulla propria pelle dopo il coming out.

Perché la scelta di cantare in spagnolo?
Era da un po’ che con gli autori del brano stavamo valutando di farlo, e per festeggiare i 20 anni dall’uscita abbiamo pensato di inciderlo per il pubblico latino, anche per farlo conoscere oltre i confini italiani. In studio con me c’era una madrelingua che mi ha aiutato per la pronuncia.

Stai puntando al mercato latino?
Mi piacerebbe. Fino ad oggi la mia musica è arrivata soprattutto in USA, Canada e altri paesi europei, ma l’idea di affacciarmi a un mercato latino mi ha sempre stuzzicato. Dopo “Solo a mitad” vorrei creare un percorso su questa scia.

Che effetto ti fa pensare che sono passati 20 anni da quando è uscita “Soli a metà”?
Bellissimo. Mi dico che sto diventando ancora più adulto, avevo 19 anni quando è stata pubblicata. È stato il mio primo inedito, e molte persone ci si sono ritrovate. Tanti mi fermano per strada: c’è chi si è tatuato il testo, chi mi racconta che su questa canzone ha ricevuto la proposta di matrimonio. Quando un brano arriva nella vita e nel cuore delle persone è un regalo grandissimo. Sono molto grato.

Che ricordi hai dei casting di “Amici”? Decidesti tu di partecipare o qualcuno ti spinse a provare?
Fu una scelta mia. Ero fan del programma, e dicevo sempre che una volta compiuti i 18 anni ci avrei provato. Mi accompagnarono mia sorella e mio cognato, c’erano 30mila persone. Aspettai dalle 10 della mattina alle 2 del pomeriggio per il primo provino davanti a Peppe Vessicchio. Dovevo scegliere un brano da una lista che mi sottoposero, e c’era “Overjoyed” di Stevie Wonder, che era già il mio cavallo di battaglia. Lo cantai e passai al secondo step. Da lì iniziarono una serie di selezioni, incluso un provino di recitazione e di ballo. Dopo qualche giorno mi ricontattarono e sostenni altri casting. Credo di aver fatto una decina di provini prima di arrivare all’ultimo, quello che precedeva la puntata in cui ci veniva detto se eravamo stati ammessi o no.

Ai tempi le case discografiche non erano ancora entrate nel meccanismo del programma. Ti è mai capitato di pensare: “Se fossi arrivato qualche anno dopo…?”
Sì, devo essere sincero. Io e i miei compagni siamo stati un “esperimento”, perché è stato il primo anno in cui il programma ha dato degli inediti ai ragazzi, a produrre un intero disco con quei brani e vedere che cosa succedeva. L’album fu un successo, così come “Soli a metà”. Dopo tanti anni si erano resi conto che anche a livello discografico noi ragazzi di un talent funzionavamo. Se da una parte mi chiedo come sarebbe andata se avessi partecipato negli anni successivi, dall’altra sono felice del mio percorso e di essere riuscito a conquistarmi le cose solo con le mie forze, perché ho avuto modo di viverle con uno spirito e una gratitudine diverse, senza darle per scontate.

Dopo “Amici” la discografia non ha mostrato interesse nei tuoi confronti?
Mi era stato detto che c’era qualcosa nell’aria, che le grandi case discografiche si erano accorte di noi, ma eravamo pur sempre quelli usciti da un talent show, e non erano molto sicure di voler investire su qualcuno che veniva da lì. Per fortuna ho trovato un’etichetta con la quale ho iniziato a lavorare in Italia e all’estero. Ho avuto l’onore di collaborare con musicisti come Michael Thompson (Britney Spears, Whitney Houston) e di avere un brano scritto da Nick Scotti, che ha lavorato con Madonna.

Come vi comunicarono, all’interno del programma, che avreste dovuto cantare brani inediti?
Eravamo in studio e ci dissero che avremmo realizzato un album con tutti i nostri inediti e che ad ognuno di noi sarebbe stato affidato un brano che dovevamo “giocarci”. Ad esempio c’era “Amore e mistero”, che poi interpretò Federico Angelucci, che sia io che Max Orsi dovemmo cantare. Fortunatamente non finì a me, perché non mi piaceva.

E come finì tra le tue mani “Soli a metà”?
Fui chiamato in sala canto insieme a tutti gli addetti ai lavori, giornalisti compresi, che mi dissero: “Abbiamo scelto per te questo brano, ascoltalo”. Era in versione chitarra e voce, me ne innamorai subito. Gli autori del pezzo erano felicissimi perché lo avevano scritto pensando proprio a me. La produzione mi fece un grande regalo: sapendo che ero fan di Alex Baroni mi diedero l’opportunità di registrarlo nel suo studio, con il suo microfono e le sue cuffie, e l’arrangiamento di Vessicchio.

Che ricordo hai del Maestro, che ci ha lasciato lo scorso anno?
Lo adoravo, era una figura di riferimento. Finito il programma abbiamo continuato a scriverci e sentirci. Quando fui eliminato venne da me e disse: “L’orchestra era felice quando cantavi. Noi tutti eravamo emozionati e felici di poter suonare per te. Il fatto che tu sei uscito dal programma è veramente un dispiacere immenso per tutti quanti”. Quella fu la mia vittoria.

Negli anni successivi hai costruito una carriera soprattutto all’estero. Come sei entrato in contatto con l’etichetta americana Bentley Records?
Fui contattato tramite mail. Mi dissero che erano interessati a lavorare con me perché secondo loro il mio timbro era unico. Io, convinto che fosse una bufala, non risposi. Mi scrissero altre volte finché non capii che era vero. Dopo esserci conosciuti virtualmente sono andato a New York per definire il tutto e da lì è iniziata la collaborazione.

È vero che hai inciso un brano con Eminem e un altro con Post Malone?
Sì!

Li hai conosciuti?
Ancora no. Il tutto è avvenuto a distanza. Entrambi i brani verranno lanciati a livello internazionale prossimamente.

In classifica ti sei trovato accanto a nomi come Ariana Grande: è proprio vero che nessuno è profeta in patria?
Amo l’Italia e la musica italiana, ma da piccolo guardavo MTV e quando passavano i video di Christina Aguilera, Whitney Houston e Mariah Carey mi dicevo: “Un giorno voglio cantare come loro”. Sognavo di portare la mia musica oltre i confini italiani e cantare in inglese. Quando mi è stata data la possibilità di farlo mi sono buttato, perché all’estero se ti trovano interessante vanno fino in fondo. Hanno un modo di vivere l’arte diverso da noi.

In che senso?
All’estero cantano sul serio e se non sai farlo non vieni preso in considerazione. Qui, invece, oggi canta un po’ chiunque, soprattutto con l’autotune. Da persona che ha studiato per anni mi chiedo che senso abbia avuto impegnarmi tanto se ora va avanti chi è un personaggio, chi piace esteticamente e ha l’aiutino dell’autotune.

È per questo che in uno sfogo social hai scritto: “Mi spiace che si sia perso di vista il vero senso di fare musica”?
È una situazione che mi dispiace, perché noi italiani siamo i promotori della bella musica. Non a caso le grandi canzoni della nostra tradizione continuano a vivere a distanza di tanti anni. Sarà così anche per quelle di oggi?

In questi anni hai mai ricevuto proposte di reality show?
Mi venne proposta “L’isola dei famosi”, ma rifiutai perché secondo me non era il momento. Volevo concentrare tutte le mie energie sulla creazione di nuova musica. E poi sono sincero, ho una paura incredibile delle blatte: penso mi avrebbero visto urlare dalla mattina alla sera correndo avanti e indietro per tutta l’isola. Un altro anno mi proposero “Pechino Express” con mio fratello gemello. Feci il provino, ma lui aveva appena iniziato a lavorare e non poteva allontanarsi. In realtà anche per quell’esperienza ero titubante, ti mandano in posti sperduti pieni di insetti. Sarei morto di paura in un paio di puntate.

Nel 2021 in tv hai fatto coming out. Come mai questa scelta?
Io ho la fortuna di avere alle spalle una famiglia che mi ha sempre sostenuto, ma tante ragazze e tanti ragazzi no, e ho ricevuto molti messaggi di persone che mi hanno ringraziato perché con quel gesto li ho aiutati ad aprirsi con i propri cari. Questo mi rende molto felice. Non voglio che i più giovani si sentano soli o che possano sentirsi fuori posto come è successo a me.

Quando hai trovato il coraggio di fare questo passo in casa?
Fino ai 19 anni ho vissuto con una maschera. Ricordo che quando conobbi il mio primo ragazzo, intorno ai 17 anni, e gli diedi il primo bacio, capii finalmente chi ero ma allo stesso tempo tornai a casa tremando. Mi prese il panico perché non sapevo come gestire questa cosa. Poi, una volta accettata la situazione, trovai il coraggio di aprirmi anche in famiglia.

Due anni fa dopo avere pubblicato una foto con quello che oggi è tuo marito hai ricevuto persino minacce di morte, e nonostante la tua denuncia il caso è stato archiviato. Quanto fa male?
Tantissimo, soprattutto perché ti rendi conto di non essere tutelato. Ho portato i messaggi, gli screenshot di tutto l’odio che ci è arrivato addosso, tra chi diceva che se mi avesse trovato per strada mi avrebbe investito con la macchina e chi avrebbe scavato una fossa per buttarci dentro me e mio marito. Fa male, ma, credimi, non tanto per me, perché sia io che lui abbiamo le spalle larghe, bensì per quei ragazzi che non hanno questa forza e arrivano a fare gesti estremi. Dobbiamo continuare a fingere che non esista l’omofobia?

Ti era già capitato in passato di essere bullizzato per questo motivo?
Sì, ed è successo anche una volta uscito da “Amici”. Nel programma qualche volta avevo un momento di sconforto e capitava di piangere. Tornato a Livorno un ragazzo mi disse: “Sei un f****o perché hai pianto, si vede che sei una femminuccia”.

Come affrontavi quelle situazioni?
In quell’occasione non ho dato il meglio di me, perché gli ho fatto capire che doveva stare al posto suo, ma tendenzialmente non parlavo, mi tenevo tutto dentro. Arriva un momento, però, in cui il corpo esplode, e ho iniziato a soffrire d’ansia. Quando sono riuscito a guardarmi in profondità ho imparato a controllarla.

Tra i tuoi prossimi progetti ci sono anche due esperienze come attore.
Ho recitato nel film “Il peso invisibile” che tratta la tematica dell’anoressia, ed è in fase di montaggio, e un altro sulla Prima guerra mondiale che è in fase di produzione. Avevo già recitato in una pellicola, “Dozier”, in cui interpretavo un giornalista che raccontava cosa stava succedendo in Italia al tempo delle Brigate Rosse. Ho sempre amato il cinema, mi piace mettermi in gioco anche in una veste che non è la mia principale.

La ciliegina sulla torta sarebbe firmare la colonna sonora di un film?
In realtà proprio per “Il peso invisibile” è stata scelta una mia canzone per alcune scene.

Un inedito?
No, ma mi piacerebbe molto. Un altro sogno nel cassetto è interpretare una canzone di Walt Disney. Amo i cartoni, e so che uscirà il live action di “Hercules”. Mi piacerebbe cantare “Posso farcela”, il brano che all’epoca cantò Alex Baroni.

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Il Fatto Quotidiano

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