Doping, l'ITIA motiva la squalifica di 4 anni di Vondrousova: "Sapeva che c'era un ispettore alla porta"
- Postato il 2 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Servirà un’impresa di quelle che in campo (forse) non ha mai mandato a referto a Marketa Vondrousova per provare a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della squalifica di 4 anni che l’ITIA gli ha inflitto lo scorso 22 giugno. Perché per quel che è possibile evincere dalle motivazioni pubblicate ieri in modo integrale dalla stessa agenzia deputata a combattere il doping all’interno del circuito tennistico la sensazione è che la giocatrice della Cechia sia stata letteralmente confinata in un angolo, dal quale uscire potrebbe rivelarsi davvero assai più complicato del previsto. Al punto che quella che sembrava una sorta di “difesa” nei confronti di estranei che hanno bussato alla porta in realtà a detta dell’ITIA è da considerarsi una manovra deliberatamente posta per evitare un controllo antidoping a sorpresa.
- La "paura" della giocatrice e la discussione sugli orari
- Le tesi difensive smontate per filo e per segno
La “paura” della giocatrice e la discussione sugli orari
La squalifica di 4 anni comminata a Vondrousova è diretta conseguenza di quanto accaduto il 3 dicembre 2025, quando la giocatrice della Cechia rifiutò di aprire la porta a un ispettore dell’antidoping che intorno alle ore 20 si era recato presso il suo domicilio, così come comunicato all’ITIA da regolamento.
L’atleta s’è sempre difesa specificando di aver temuto per la propria incolumità: essendo sola nella propria abitazione, non se la sarebbe sentita di aprire a uno sconosciuto. Peraltro, a parziale giustificazione di questa linea, Vondrousova ha sempre affermato che la sua ora di reperibilità (whereabouts) fosse già terminata quando l’ispettore è arrivato a suonare al suo campanello (i top 100 del ranking hanno l’obbligo di comunicare una finestra di un’ora all’interno della giornata in cui rendersi reperibile, sia durante i tornei che durante i periodi di allenamento).
La stessa giocatrice aveva ribadito poi il fatto di non essere a conoscenza della possibilità di poter ricevere visite anche al di fuori dall’orario pattuito, oltre ad aver lamentato nel caso specifico l’impossibilità di riconoscere l’ispettore, che a suo dire non si sarebbe presentato e qualificato in maniera adeguata.
Le tesi difensive smontate per filo e per segno
L’ITIA, nella sua motivazione con la quale ha prodotto la sentenza, ha però sottolineato come l’atleta sapesse chi è che stava suonando al suo campanello: Marketa avrebbe inviato un messaggio al suo fidanzato, scrivendo che “qui c’è quel c… dell’antidoping che sta suonando”. E poco dopo, in una stories pubblicata su Instagram, la stessa giocatrice si sarebbe lamentata di quanto accaduto, ben consapevole che si trattasse di un controllo antidoping a sorpresa. Dunque a detta dell’agenzia Vondrousova sapeva quello che stava facendo quando si è rifiutata di aprire all’ispettore, che in realtà aveva perfettamente riconosciuto (smontata la tesi dell’incolumità legata a possibili tentativi di rapina o quant’altro).
La seconda tesi difensiva della giocatrice, quella legata al forte stress che in quel periodo le avrebbe procurato una “reazione da stress acuta e un disturbo d’ansia generalizzato”, quindi in uno stato psicologico tale da impedirle di essere nel pieno delle sue facoltà mentali (ragione per cui preferì non aprire la porta), è stata a sua volta smontata dall’ITIA, che avrebbe accettato la tesi del disturbo d’ansia generalizzato, ma non quella che un semplice ispettore intento a suonare il campanello di casa avesse potuto realmente produrre una reazione da stress acuta.
Vondrousova è dunque spalle al muro: l’ultima carta rimasta per annullare o far revisionare la squalifica di 4 anni consiste nel tentare la via del ricorso al CAS (Camera Arbitrale dello Sport), e avrà 21 giorni per presentarlo. Una volta scaduti i termini, la squalifica non potrebbe essere più revisionabile. Per quanto riportato integralmente nelle 58 pagine presentate dall’ITIA, comunque un’impresa in tutti i sensi.