Donne d’impresa: Sarah Cesare (Responsabile Amministrativo Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)
- Postato il 7 giugno 2026
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È Sarah Cesare, la responsabile del servizio di Amministrazione dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN di Catania, nonché membro del Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell’INFN a livello nazionale. È lei a supportare i responsabili locali delle Commissioni Nazionali di Ricerca, oltre al RUP e alle Commissioni di Gara. Nata sotto il segno della Vergine con ascendente Toro, Sarah è una garanzia di professionalità e serietà anche dal punto di vista astrologico. Sposata da 27 anni con l’amatissimo marito, è una convinta sostenitrice del matrimonio tradizionale, una rarità visti i tempi moderni caratterizzati da famiglie sempre più “allargate”. Il suo percorso accademico vanta ben due lauree conseguite con onore a Catania, una Laurea Magistrale in Giurisprudenza e una Laurea Specialistica in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni, una specializzazione in Diritto delle Pubbliche Amministrazione e diversi Master.
Nella vita privata, Sarah è felicemente sposata con un medico, professore ordinario e primario di Ginecologia presso l’Università di Catania. È una madre fiera e orgogliosa dei suoi due figli: Giuseppe, che studia Economia alla Bocconi di Milano, e Isabella, laureanda in Psicologia del Lavoro e del Benessere Organizzativo a Roma. Iscritta all’AIDDA Sicilia, Sarah è una vera signora “multitasking” con una spiccata sensibilità per gli interessi culturali e sociali. Appassionata di giardinaggio, socia dell’Etna Garden Club, ama in particolare i fiori senza spine: “Bene le rose, ma meglio le margherite” racconta, “l’ibiscus mi piace ancora di più, ma amo anche tutti quei bei fiori di campo che mettono allegria e gioia solo a vederli”.
A causa di una fastidiosa tendinite, confessa di non poter più giocare a padel come vorrebbe: “Però mi consolo con la palestra e il pilates, anche se naturalmente non sono la stessa cosa”. Da sempre attiva nel sociale, Sarah ha fatto parte dell’UNITALSI, oggi, compatibilmente con i suoi impegni lavorativi, si dedica all’AVULSS, l’associazione che si occupa dei bambini ricoverati nei reparti oncologici. Questo suo profondo impegno nel volontariato, nel quale ha sempre creduto, le fa davvero onore, anche perché Sarah ha sempre preferito agire con discrezione, senza mai esporsi troppo.
Per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:
Impegnata com’è su vari fronti, c’è un progetto che spera di poter ancora realizzare?
Il mio percorso mi ha insegnato che la realizzazione professionale e quella personale non viaggiano su binari separati, ma si alimentano a vicenda. Sul piano istituzionale e accademico, il mio obiettivo più grande è continuare a investire nella formazione delle nuove generazioni e nella creazione di network solidi. Mi piacerebbe riuscire a dedicare ancora più tempo ad attività di supporto sociale e formativo rivolte ai giovani, soprattutto alle ragazze che desiderano intraprendere percorsi professionali nelle istituzioni pubbliche e nella gestione amministrativa. Credo molto nel valore della formazione e nel trasferimento dell’esperienza maturata negli anni.
Sul piano personale, invece, il mio “progetto” continuo è mantenere questo dinamico equilibrio tra l’impegno amministrativo e il sostegno attivo ai progetti sociali che mi stanno a cuore.
Per carattere riservata e schiva sui “social”, cosa ne pensa dell’Intelligenza Artificiale?
Vedo l’Intelligenza Artificiale come una delle più straordinarie rivoluzioni del nostro tempo, ma va governata con forte senso critico ed etico. Pur preferendo una dimensione relazionale improntata alla riservatezza e alla concretezza, lontano dalle dinamiche effimere dei social network, riconosco l’immenso potenziale dell’IA come acceleratore di efficienza, sia nella gestione della macchina pubblica che nella ricerca scientifica. La vera sfida non è tecnologica, ma culturale e giuridica: dobbiamo interrogarci su come l’IA impatti sui diritti, sulla parità e sulle tutele sociali. Se utilizzata come uno strumento di supporto alle decisioni umane e non come un sostituto del pensiero critico, l’IA può diventare un formidabile alleato per la semplificazione amministrativa.
Non credo possa sostituire completamente il valore umano, la sensibilità e l’esperienza delle persone, ma sicuramente può diventare uno strumento importante di supporto per migliorare efficienza e qualità del lavoro.
Secondo la sua esperienza lavorativa, cosa ci può dire della “parità di genere” in Sicilia?
La Sicilia è una terra di straordinarie contraddizioni, ma anche di talenti femminili immensi e spesso silenziosi. Nella mia esperienza nel mondo universitario e della gestione amministrativa pubblica, ho visto importanti passi in avanti: le donne che raggiungono posizioni apicali dimostrano competenze straordinarie, capacità di problem solving e una leadership inclusiva di altissimo livello. Tuttavia, la strada verso una parità di genere effettiva — e non solo formale — è ancora lunga. Il divario si avverte soprattutto nella conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro e nell’accesso paritario alle risorse di welfare.
Come componente attiva di comitati di garanzia e associazioni, credo fermamente che la parità si costruisca giorno dopo giorno, non solo attraverso le norme, ma scardinando i bias culturali. Dobbiamo fare rete, promuovere una cultura del rispetto e dell’equità fin dalle aule universitarie e valorizzare il merito oggettivo. La vera parità si raggiungerà quando il merito verrà sempre valorizzato senza alcun condizionamento culturale o pregiudizio.
Nella sua attività qual è stata l’esperienza che l’ha maggiormente gratificata? E quella invece che l’ha più delusa?
La gratificazione più grande coincide sempre con il momento in cui un progetto complesso, strutturato dopo mesi di lavoro amministrativo, legale e di coordinamento, prende finalmente vita e produce un impatto concreto sulla comunità scientifica. Vedere l’eccellenza che si realizza attraverso una macchina amministrativa impeccabile e trasparente è per me motivo di profondo orgoglio.
Nella mia esperienza di gestione amministrativa pubblica, e in particolare nel ruolo di Responsabile del Servizio di Amministrazione dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, ho avuto il privilegio di coordinare procedure complesse e di grande responsabilità, incluse le imponenti sfide legate ai progetti del PNRR. La gestione di questi fondi straordinari ha dimostrato sul campo quanto le competenze femminili siano centrali nei processi di modernizzazione e di governance delle infrastrutture di ricerca scientifica. All’interno di un contesto d’eccellenza come l’INFN, ho visto importanti passi in avanti verso la valorizzazione del merito, indipendentemente dal genere.
La delusione, di contro, arriva quando ci si scontra con le resistenze della burocrazia più sterile o con la rigidità di fronte al cambiamento. È frustrante constatare come, a volte, la miopia burocratica o le logiche individualistiche rallentino idee innovative che potrebbero portare immediato valore al territorio e alle Istituzioni. Fortunatamente, la determinazione nell’andare oltre questi ostacoli supera sempre la delusione.
Un suo consiglio per una giovane aspirante imprenditrice?
Il mio consiglio si riassume in tre pilastri: formazione solida, determinazione etica e capacità di fare rete. Alle giovani donne che vogliono intraprendere un percorso imprenditoriale dico di non smettere mai di studiare e di acquisire competenze trasversali: la conoscenza è la prima forma di tutela e di libertà.
Consiglio di coltivare la resilienza, perché le difficoltà strutturali non mancheranno, ma la serietà e la competenza pagano sempre sulla lunga distanza. Infine, suggerisco di non isolarsi: l’associazionismo e le reti femminili, come AIDDA, sono fondamentali. Imparare a fare squadra, a sostenersi reciprocamente e a fare mentoring è il segreto per trasformare un’ambizione individuale in un successo collettivo e duraturo.
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