Donnarumma, udienza sull’aggressione che subì a Parigi, particolari inquietanti, insulti e minacce
- Postato il 11 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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L’avrebbero voluta proprio dimenticare quella notte di violenza e follia ma la ferita si è inevitabilmente riaperta. Gianluigi Donnarumma e la sua compagna Alessia Elefante hanno rivissuto il terrore della rapina subita in casa a Parigi- nella notte del luglio 2023 – con l’apertura del processo in Francia. La prima udienza celebrata, presso il 16° tribunale penale della capitale francese, ha dato via al dibattimento che è stato caratterizzata da momenti di forte tensione. Le forze dell’ordine, in aula, hanno dovuto assicurare la calma in un clima infuocato.
- L’episodio che sconvolse la coppia
- Il racconto di Donnarumma agli investigatori
- La testimonianza di Alessia Elefante
- Il bottino e la dinamica della rapina
- Gli imputati e le accuse
- Caos in tribunale durante l’udienza
- Una ferita ancora aperta
L’episodio che sconvolse la coppia
I fatti risalgono alla notte tra il 21 e il 22 luglio 2023, quando alcuni rapinatori fecero irruzione nell’abitazione della coppia in Avenue Montaigne, una delle zone più prestigiose di Parigi.
Secondo quanto emerso durante il procedimento, Donnarumma e Alessia Elefante stavano dormendo quando vennero sorpresi dai malviventi. All’epoca il portiere militava nel Paris Saint-Germain e la compagna era in gravidanza. Le conseguenze psicologiche dell’aggressione furono devastanti. Pochi giorni dopo l’episodio, Alessia perse il bambino che portava in grembo.
Il racconto di Donnarumma agli investigatori
Tra i protagonisti del processo c’è stato Ilyas Kherbouch, conosciuto con il soprannome di “Ganito”, uno degli imputati accusati di aver organizzato il colpo. Entrato in aula con atteggiamento provocatorio, si è seduto accanto a Khyan Mamouni, detto “Kiki”, anch’egli sotto processo per il presunto ruolo di coordinamento della rapina.
I documenti acquisiti agli atti del processo riportano il drammatico racconto fornito dal portiere agli inquirenti. Donnarumma ha spiegato di essere stato svegliato improvvisamente da uno degli aggressori che gli intimò: “shhh”. Poco dopo sarebbe stato colpito al volto con un tirapugni e minacciato con un coltello.
L’uomo gli avrebbe quindi ordinato: “Gli orologi, gli orologi”. Per evitare ulteriori violenze, il calciatore avrebbe consegnato uno dei preziosi presenti nell’appartamento: “Gli ho mostrato quello che c’era sul tavolo da trucco, un Audemars Piguet”.
La testimonianza di Alessia Elefante
Anche la compagna del portiere ha ricostruito quei momenti davanti agli investigatori. Secondo la sua versione, i rapinatori la svegliarono con richieste insistenti e minacce: “I soldi, gli orologi”. Per cercare di placare gli aggressori, Alessia consegnò un orologio Cartier, alcuni gioielli e circa 2.000 euro in contanti.
Successivamente i malviventi pretesero l’accesso a una cassaforte presente nell’abitazione. La donna spiegò di non conoscere il codice e precisò che il contenuto era inesistente: “Si sono arrabbiati pensando che stessi mentendo”.
Il racconto prosegue con dettagli particolarmente drammatici: “Mi hanno tirato per i capelli e uno di loro mi ha colpito sulle cosce. Ho detto di essere incinta, ma hanno continuato”. Anche dopo l’apertura della cassaforte, risultata effettivamente vuota, la violenza non si fermò immediatamente.
Il bottino e la dinamica della rapina
Secondo gli investigatori, il gruppo criminale riuscì a impossessarsi di numerosi beni di valore (un bottino da 500mila euro), tra cui orologi di lusso, denaro contante, borse griffate e le chiavi di una Mercedes e di una Lamborghini.
La ricostruzione della polizia indica che i rapinatori entrarono nell’edificio utilizzando una scala per raggiungere il tetto. Da lì si calarono fino al balcone dell’appartamento, riuscendo infine ad accedere all’interno attraverso una finestra.
Gli imputati e le accuse
Tra i principali accusati figurano Ilyas Kherbouch, 21 anni e con numerosi precedenti penali, e Khyan Mamouni. Gli inquirenti ritengono che entrambi abbiano organizzato il colpo mentre si trovavano già detenuti.
I due, intanto, respingono ogni accusa. Nel procedimento compare anche Moktar Diop, 24 anni, che ha ammesso di aver preso parte alla vicenda pur negando di aver esercitato violenza sulle vittime. Un quarto sospettato, che aveva in precedenza confessato il proprio coinvolgimento sostenendo però di essere stato condizionato dagli altri componenti del gruppo, si è tolto la vita nel 2024. Per quanto riguarda due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni, la giustizia francese ha già emesso condanne rispettivamente a tre e quattro anni di carcere.
Caos in tribunale durante l’udienza
L’apertura del processo è stata segnata anche dal comportamento aggressivo di Kherbouch. Dopo che gli agenti avevano invitato suo fratello a lasciare l’aula, l’imputato si è rivolto alle forze dell’ordine con toni minacciosi: “Venite qui, voi. Che cosa avete intenzione di fare?”
Quando gli è stato prospettato l’allontanamento dall’aula, ha reagito con ulteriori dichiarazioni provocatorie: “Non me ne potrebbe importare di meno. Non voglio essere presente al processo. Non me ne frega niente.”
Una ferita ancora aperta
In aula, gli avvocati di Gianluigi Donnarumma e Alessia Elefante hanno ribadito che i loro assistiti portano ancora le conseguenze emotive di quella notte.
La coppia, oggi sposata e con un figlio, continua a convivere con il trauma provocato dall’aggressione e la perdita di un bambino in gravidanza. Intanto il procedimento giudiziario prosegue e nei prossimi giorni saranno ascoltati ulteriori testimoni e analizzate nuove prove relative alla rapina.