Don Pino Puglisi, l’antimafia che comincia dai bambini: il sogno dell’asilo di Brancaccio deve diventare realtà
- Postato il 29 agosto 2026
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- Di Libero Quotidiano
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Don Pino Puglisi, l’antimafia che comincia dai bambini: il sogno dell’asilo di Brancaccio deve diventare realtà
Ci sono uomini che continuano a parlare anche dopo la morte. Don Pino Puglisi è uno di questi. Il sacerdote di Brancaccio, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, aveva compreso una verità tanto semplice quanto rivoluzionaria: la mafia non si combatte soltanto nelle aule dei tribunali, con gli arresti e con le condanne. La mafia si combatte prima ancora che riesca a conquistare la mente e il futuro di un ragazzo. Per questo don Pino Puglisi aveva scelto di partire dai bambini. A Brancaccio, quartiere difficile di Palermo nel quale svolgeva la propria missione pastorale, Padre Puglisi non predicava un’antimafia fatta soltanto di parole. La praticava ogni giorno. Cercava di sottrarre i giovani alla strada, alla cultura della sopraffazione, alla convinzione che il più forte abbia sempre ragione e che Cosa Nostra possa rappresentare l’unica autorità possibile. La sua rivoluzione era l’educazione. Don Puglisi sognava per Brancaccio scuole, luoghi di incontro, spazi nei quali bambini e ragazzi potessero crescere scoprendo che esiste un’alternativa alla criminalità. Il Centro di Accoglienza Padre Nostro, da lui fondato nel 1991, rappresentò concretamente questa visione e continua ancora oggi a portarne avanti l’eredità.
Tra i progetti legati a questo straordinario percorso educativo c’è quello di un asilo nido per Brancaccio: “I Piccoli di Padre Puglisi”. Non si tratta semplicemente di costruire un edificio. Un asilo, in un territorio nel quale il disagio sociale può diventare terreno fertile per la criminalità organizzata, è un presidio di legalità. Significa accogliere un bambino prima che sia la strada ad accoglierlo. Significa sostenere una famiglia prima che venga lasciata sola. Significa insegnare la convivenza, il rispetto delle regole e degli altri quando una persona sta ancora formando la propria coscienza. È questa, probabilmente, una delle intuizioni più potenti lasciateci da Padre Puglisi: per sconfiggere davvero la mafia bisogna impedirle di costruire il proprio consenso sociale. Il progetto dell’asilo è stato rilanciato nel 2018, nel venticinquesimo anniversario del martirio del sacerdote, con l’obiettivo di dotare Brancaccio di un servizio essenziale per l’infanzia. Il terreno destinato alla struttura, però, ha conosciuto anche episodi inquietanti. Nel marzo 2019 furono spezzate catene, accumulati rifiuti e appiccati roghi nell’area sulla quale avrebbe dovuto sorgere l’asilo. Gesti che assunsero inevitabilmente un significato ancora più grave proprio perché colpivano un luogo destinato ai bambini e legato alla memoria di un sacerdote assassinato da Cosa Nostra. Poi sono arrivati gli anni delle difficoltà amministrative, dei finanziamenti a rischio, delle attese e degli appelli. Ed è forse questo l’aspetto sul quale le istituzioni sono chiamate a interrogarsi maggiormente. Perché ricordare Don Pino Puglisi nelle commemorazioni è importante, ma non basta. La memoria diventa veramente antimafia quando produce fatti, servizi, scuole, opportunità. Fortunatamente oggi qualcosa si è finalmente mosso. Il 26 febbraio 2026, dopo un’attesa durata oltre sette anni, a Brancaccio è stato ufficialmente consegnato il cantiere per la realizzazione dell’asilo nido “I Piccoli di Padre Puglisi”. Secondo quanto comunicato dal Centro di Accoglienza Padre Nostro, i lavori dovrebbero portare alla consegna della struttura entro il 2027. È una notizia importante. Ma adesso occorre vigilare affinché alle cerimonie seguano i fatti e affinché il cantiere proceda con la massima celerità possibile. Perché quell’asilo non può essere considerato un’opera pubblica come tante altre. È un debito morale verso un uomo che ha pagato con la vita la scelta di stare dalla parte dei bambini, delle famiglie e degli ultimi. È soprattutto un investimento sul futuro di Brancaccio. Don Pino Puglisi aveva capito che un bambino al quale vengono offerte educazione, attenzione, cultura e possibilità di scelta sarà domani un cittadino più libero.
Ed è proprio la libertà delle persone ciò che ogni organizzazione mafiosa teme maggiormente. La mafia prospera dove lo Stato è distante, dove mancano i servizi, dove un ragazzo cresce pensando che non esistano alternative. Una scuola, un asilo, un centro educativo possono sembrare strumenti piccoli davanti alla potenza economica e criminale delle cosche. E invece possono essere armi formidabili. Perché cambiano le coscienze. L’asilo di Brancaccio deve dunque essere terminato e consegnato alla comunità senza nuovi rinvii. Le istituzioni hanno il dovere di garantire tempi certi, trasparenza e continuità fino all’apertura delle porte ai bambini. Quello sarà il momento in cui un pezzo del sogno di Padre Puglisi diventerà finalmente realtà. E forse il modo migliore per ricordarlo non sarà una targa, una corona di fiori o un discorso pronunciato nell’anniversario della sua morte. Sarà il rumore dei bambini che giocano dentro quell’asilo. Sarà una maestra che insegna loro il rispetto degli altri. Sarà una famiglia che trova un sostegno.
Sarà un bambino di Brancaccio che cresce sapendo che il proprio futuro non è già scritto e che la mafia non è invincibile. Perché questo ci ha insegnato Don Pino Puglisi: la legalità non nasce quando un ragazzo diventa adulto. Si costruisce fin dai primi anni di vita. Ed è proprio per questo che quell’asilo non appartiene soltanto a Brancaccio. Appartiene a Palermo, alla Sicilia e a tutti coloro che credono che la lotta alla mafia cominci dall’educazione. Don Pino Puglisi non ti dimenticheremo mai perché vivrai nei cuori delle persone che sempre hai aiutato nel risolvere i loro problemi , nei ragazzi che hai salvato da un futuro da vittime della mafia e da milioni di italiani che ti hanno stimato e che ti stimano e che ti hanno voluto bene e ti voglio e bene. Don Pino Puglisi sei un ero, la mafia invece fa schifo.
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