Djokovic, Sinner, Alcaraz, Sabalenka e molti big contro l'organizzazione del Roland Garros: cosa chiedono i giocatori
- Postato il 4 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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Gira tutto intorno ai soldi, e quando di mezzo ci vanno i giocatori si sa che i soldi non bastano mai. Come a Parigi, dove è appena scoppiata l’ennesima diatriba tra atleti e organizzatori del Roland Garros. Il nodo del contendere? L’aumento del montepremi destinato ai giocatori, salito da 56,4 a 61,7 milioni di euro, non soddisfa affatto i sindacati di chi va in campo a contendersi i trofei, convinto che ci debbano essere remunerazioni ben maggiori per dare conto del grande lavoro che viene svolto sul campo quotidianamente. Tradotto in parole povere: ci vogliono più soldi, perché pensare che soltanto il 15% dei ricavi generati dal torneo confluisca nel money prize viene considerato dagli atleti un vero e proprio affronto.
- Aumenta il money prize, ma in proporzione... diminuisce
- La FFT risponde per le rime: "Più soldi per la base, non per l'elite"
Aumenta il money prize, ma in proporzione… diminuisce
Hanno alzato la voce in tanti, non ultimo Novak Djokovic, che da sempre sul tema si è esposto senza mezzi termini a favore dei (tanti) tennisti che in banca hanno decisamente un conto con meno zeri. Il serbo è tra la ventina di giocatori (ridistribuiti quasi equamente tra uomini e donne) che hanno scritto una lettera ai vertici dello slam francese, chiedendo che venissero tenute in debita considerazione alcune richieste per ambire ad aumentare la quota destinata al montepremi.
“La quota ricavi del torneo Roland Garros destinata ai giocatori è diminuita dal 15,% al 14,9%”, spiegano i firmatari della missiva. “Non è tanto importante l’aumento in sé del money prize rispetto all’anno precedente, quanto piuttosto il fatto che diminuisca in rapporto alle entrate complessive del torneo. Insomma, i dati raccontano una storia ben diversa: più che crescere, il montepremi è andato a decrescere, perché se nel 2025 il Roland Garros ha generato 395 milioni di ricavi (+14 sul 2024), la quota destinata al money prize è salita appena del 5,4%”.
I giocatori chiedono di allineare la quota destinata al montepremi a quella dei tornei combined (cioè dove si giocano nella stessa settimana tornei maschili e femminili: è il caso dei Masters 1000 e di alcuni 500), dove l’accordo vigente la fissa al 22% dei ricavi complessivi di ogni singola edizione.
La FFT risponde per le rime: “Più soldi per la base, non per l’elite”
La FFT, cioè la federazione francese (che organizza il Roland Garros), ha risposto per le rime alla lettera ricevuta dai giocatori (tra i firmatari anche Sinner, Alcaraz, Sabalenka, Gauff e altri ancora), spiegando che l’organizzazione del torneo è un ente no-profit, che dunque tutto ciò che ricava lo reinveste in infrastrutture e gestione per lo sviluppo del tennis locale, e non solo.
L’aumento del montepremi peraltro, a detta della FFT, è andato a favore di quei giocatori che escono già nei turni di qualificazione, a riprova di voler dare un contributo importante alla base, e non all’elite del circuito. I giocatori però hanno ribadito la loro contrarietà, soprattutto perché mai coinvolti nel processo decisionale, al punto da richiedere una volta di più un vero e proprio “Player Council” per potersi confrontare attivamente con gli organizzatori dei quattro tornei slam.
Che pure rivendicano una sorta di “ultima parola” su tutto quello che attiene i tornei più importanti del circuito. Ma prima o poi che sarà, un punto d’incontro andrà trovato. E chissà che a Parigi le parti non troveranno il modo per sedersi a un tavolo e risolvere una volta per tutte (o provando ad avvicinarsi a ciò) la contesa.