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Distretto unico finalese-albenganese, il circolo del PD di Finale: “Un errore che pagheranno i cittadini”

  • Postato il 1 giugno 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Distretto unico finalese-albenganese, il circolo del PD di Finale: “Un errore che pagheranno i cittadini”

Finale Ligure. “La riforma sanitaria regionale firmata dalla giunta Bucci non smette di preoccupare. Tra le misure più critiche del nuovo Piano Socio-Sanitario Integrato della Liguria spicca la drastica riduzione dei distretti socio-sanitari, che nel Savonese passerebbero da quattro a due. Una scelta che, nel concreto, significherebbe accorpare il distretto del Finalese con quello dell’Albenganese in un unico bacino amministrativo. Un’operazione presentata come razionalizzazione, ma che rischia di essere, nei fatti, un impoverimento dei servizi per decine di migliaia di persone”. Così, in una nota, il Circolo del Partito Democratico di Finale Ligure.

“Il Finalese e l’Albenganese non sono intercambiabili. Sono realtà con caratteristiche demografiche, geografiche e sociali distinte, con bacini di utenza, strutture ospedaliere e reti di assistenza che hanno storie e vocazioni proprie. Accorparli in un unico distretto significa diluire la capacità di risposta ai bisogni locali, allontanare i centri decisionali dai cittadini e affidare la gestione di un territorio vasto e complesso a un’unica struttura che, inevitabilmente, non potrà conoscerlo davvero – spiegano -. Chi vive in un piccolo comune dell’entroterra finalese sa già cosa significa percorrere chilometri per un prelievo o una visita specialistica. La riorganizzazione distrettuale non avvicina i servizi: li allontana nei fatti, anche quando li mantiene formalmente presenti sulla carta. Un distretto sovradimensionato significa tempi di risposta più lunghi, minore conoscenza delle specificità locali da parte dei funzionari, difficoltà di coordinamento tra i servizi sociali dei comuni coinvolti e i presidi sanitari. Significa anche meno interlocutori per i sindaci, che già oggi faticano a far sentire la voce dei piccoli comuni in sedi sempre più lontane e centralizzate. L’ANCI Liguria ha sollevato critiche precise e circostanziate al piano: non è una resistenza di principio al cambiamento, ma la difesa legittima di una prossimità che, una volta smontata, è molto difficile ricostruire”.

Aggiungono dal circolo dem: “Le 32 Case della Comunità annunciate nel piano sono un segnale positivo, ma non compensano la perdita di un distretto radicato nel territorio: la governance conta quanto i mattoni, e un presidio ben gestito a livello locale vale più di una struttura nuova governata a distanza. È il Circolo PD di Finale Ligure a chiedere aiuto e impegno al consigliere regionale Roberto Arboscello, espressione diretta di questo territorio. Il Piano è ancora in fase di confronto: i tavoli con ANCI Liguria sono aperti, le modifiche sono ancora possibili. La finestra per intervenire esiste, ma si chiuderà presto. Come Circolo chiediamo ad Arboscello, da sempre in prima linea nel difendere il territorio, di portare in Consiglio Regionale una posizione netta contro l’accorpamento dei due distretti, di sostenere il mantenimento del Finalese come distretto autonomo, di farsi portavoce presso la Regione delle preoccupazioni espresse dai sindaci del territorio e di vigilare affinché la voce dei comuni più piccoli e fragili non venga schiacciata dalla logica della semplificazione burocratica”.

“Non si tratta di una battaglia di bandiera. Si tratta di difendere un diritto concreto: quello dei cittadini del Finalese ad avere servizi sanitari e sociali governati da chi conosce il territorio, vicini a chi ne ha bisogno, capaci di rispondere con tempestività alle esigenze di una comunità reale. Il tempo per intervenire è adesso. Dopo, sarà solo gestione del danno”, concludono.

Autore
Il Vostro Giornale

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