Discriminazione di genere nello sport, la società Angeluss in Commissione Femminicidio. L’ad Angelucci: “Nel paddock se parli perdi il posto”
- Postato il 24 giugno 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Nel nostro sport se parli perdi il posto”. A dirlo durante un’audizione in Commissione Parlamentare Femminicidio è stata Aurora Angelucci, amministratrice delegata della società Angeluss Women Sport Management, che supporta le donne nel mondo del motociclismo. Durante il suo intervento, ha spiegato come in un ambiente piccolo come quello del paddock, dove tutti si conoscono, la reputazione si trasforma in uno strumento di pressione molto potente: “Una forma di violenza professionale o economica. Se segnali, nessuno ti chiederà all’interno di un altro team, se crei problemi perdi il posto – ha detto Angelucci-. Quando una persona dipende da un team, da un membro, da una singola opportunità, la libertà di rinunciare o anche solo di opporsi si riduce moltissimo”. L’audizione si inserisce nell’ambito del filone di inchiesta sulla violenza di genere nel mondo dello sport.
L’impegno di Angelucci è iniziato nel 2021, quando, tra l’odore di benzina del paddock mescolato ad anni di radicale tradizione unicamente maschile di questo sport, ha deciso di fondare Angeluss. A soli 20 anni è arrivata nel mondo della MotoGp senza pedigree sportivo e senza aiuto, ma solo con la passione per le due ruote. L’obiettivo della società è quello di supportare e seguire giovani donne che hanno il talento per distinguersi nel mondo del motociclismo. Come si legge sul sito ufficiale, “crediamo nell’importanza di abbattere le barriere e creare opportunità concrete per le donne in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini”, valorizzando le capacità femminili non solo come piloti ma anche nei ruoli strategici e tecnici di una squadra. Angelucci ha solo 24 anni e vanta la costruzione del primo team MotoGp tutto al femminile. Nel 2025, tra le altre cose, Angeluss ha anche promosso la campagna “No one more“, dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne il cui ricavato è stato devoluto all’associazione D.i.Re-Donne in rete contro la violenza.
“La violenza di genere nello sport si previene prima dell’episodio più grave, quando si costruiscono ambienti in cui una donna non è isolata, non è ricattabile, non è costretta al silenzio e non deve scegliere tra proteggersi o restare all’interno dello sport”. Così durante l’audizione la presidente della Commissione, Martina Semenzano, facendo eco alle parole di Angelucci. “La parità formale – ha proseguito – apre la porta, ma solo l’ascolto, la protezione, la competenza, l’accesso reale ai ruoli che permettono alle donne di restare, crescere ed essere davvero libere”.
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