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Diritto alla riparazione, dal 31 luglio cambia tutto: cosa succede a smartphone, tv e lavatrici

  • Postato il 28 luglio 2026
  • Di Panorama
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Diritto alla riparazione, dal 31 luglio cambia tutto: cosa succede a smartphone, tv e lavatrici

La lavatrice rotta, lo smartphone con lo schermo rovinato o la tv che non si accende più non finiranno più automaticamente in discarica dal 31 luglio. Da questa data entra in vigore la direttiva europea che introduce il diritto alla riparazione: la possibilità, per chi acquista elettrodomestici e dispositivi elettronici, di farli aggiustare anche a garanzia scaduta, con regole chiare su tempi, costi e trasparenza. Gli obiettivi sono due: ridurre i rifiuti elettrici ed elettronici che finiscono nelle discariche europee (35 milioni di tonnellate, secondo le stime di Bruxelles) e contrastare la cosiddetta obsolescenza programmata, cioè la tendenza dei produttori a progettare beni con una durata di vita limitata, per spingere all’acquisto di un prodotto nuovo. In Italia il testo che recepisce la direttiva è all’esame del Senato.

A chi si applica il diritto alla riparazione

La nuova normativa riguarda i prodotti già coperti dai regolamenti europei sull’ecodesign, cioè le regole che impongono ai fabbricanti di progettare beni più facili da riparare e riciclare. Rientrano quindi: i grandi elettrodomestici come lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, frigoriferi, congelatori e cantinette vino; i piccoli elettrodomestici come aspirapolvere e forni; l’elettronica di consumo (smartphone, tablet e telefoni cordless coperti dalle norme Ue e in arrivo anche i computer); display come tv e monitor, oltre a server e sistemi di archiviazione dati. I produttori non potranno più rifiutare la riparazione di questi beni, nemmeno quando la garanzia legale di due anni è già scaduta. L’unica eccezione prevista è il caso in cui la riparazione sia tecnicamente impossibile.

Riparazione fuori garanzia: si paga, ma a condizioni trasparenti

Attenzione però, il diritto alla riparazione non significa riparazione gratuita. Se il prodotto è fuori garanzia, il produttore può comunque chiedere un pagamento, ma dovrà farlo a condizioni trasparenti e comunicate in anticipo. Per questo la direttiva introduce un modulo europeo standard, uguale in tutti i paesi Ue, che il riparatore dovrà fornire su richiesta prima di iniziare l’intervento. Il documento dovrà indicare il prezzo della riparazione, distinguendo materiali e manodopera (o almeno il metodo di calcolo); i tempi stimati per completare il lavoro; l’eventuale disponibilità di un prodotto sostitutivo durante l’attesa e la durata di validità del preventivo (30 giorni). Così il consumatore potrà confrontare più preventivi prima di decidere se riparare o comprare un prodotto nuovo. I produttori, inoltre, dovranno rendere disponibili pezzi di ricambio e manuali tecnici a prezzi “ragionevoli”: una novità importante, perché finora molte case costruttrici tenevano queste informazioni riservate ai propri centri assistenza autorizzati, limitando la concorrenza dei riparatori indipendenti. E proprio sul “prezzo ragionevole” sollevano dubbi sia le associazioni dei consumatori che dagli stessi tecnici del settore. È un concetto vago, che può subire interpretazioni diverse. Un costo che il produttore considera ragionevole potrebbe non esserlo per chi deve pagarlo.

Garanzia più lunga e portale unico: le altre novità in arrivo con il diritto alla riparazione

Chi sceglie di riparare invece di sostituire un prodotto ancora in garanzia legale avrà un vantaggio concreto: la copertura si allunga automaticamente di 12 mesi in più rispetto ai 24 mesi standard. Il calcolo parte dal momento in cui il bene viene riparato. Questo è pensato per incentivare a optare per la riparazione.  Attenzione, però: proprio perché il produttore conosce la data di acquisto e sa quando la garanzia legale sta per scadere, potrebbe proporre al cliente, prima della scadenza, un’estensione di garanzia a pagamento. È inoltre prevista la creazione di un portale online unico europeo, dove i consumatori potranno trovare centri di assistenza qualificati, venditori di prodotti ricondizionati e iniziative di riparazione partecipativa come i repair café. La piattaforma, però, non sarà attiva prima del 31 luglio 2027. Ci sono alcuni Paesi europei che hanno affiancato alla direttiva anche incentivi economici, come il bonus riparazione austriaco (fino a 200 euro a consumatore) o la riduzione dell’Iva sui servizi di assistenza, in alcuni casi fino al 5%. In Italia, dove l’Iva sulle riparazioni resta al 22%, le associazioni di categoria chiedono da tempo un abbassamento all’aliquota agevolata del 10%.

Conviene riparare o comprare nuovo? La domanda resta aperta

Il diritto alla riparazione conviene? Dipenderà da quanto costerà riparare (pezzi di ricambio e manodopera) rispetto a comprare nuovo. Se un televisore nuovo costa 450 euro e la riparazione di quello vecchio ne costa 380, è probabile che molte persone continueranno a scegliere la sostituzione. Per decidere è bene sempre chiedere il modulo europeo con il preventivo dettagliato, prima di autorizzare qualsiasi intervento, e confrontarlo con altre offerte se il costo sembra elevato. Il secondo passo è verificare se il bene è ancora in garanzia legale, così da avere anche i 12 mesi in più di copertura se si ripara. È utile anche sempre considerare il ricondizionato come alternativa, soprattutto per smartphone, tablet e pc, verificando la durata della garanzia (almeno 12 mesi, meglio 24) e, per i dispositivi con batteria, la capacità residua della stessa (idealmente sopra l’85%). E come decidere infine se portare in discarica il prodotto o farlo riparare? Fare due conti: se il costo della riparazione supera l’80% del prezzo di un prodotto nuovo equivalente, spesso conviene la sostituzione; se resta sotto il 50%, la riparazione è quasi sempre la scelta più vantaggiosa.

Autore
Panorama

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