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Dirigenti in Regione, la Corte dei conti boccia la riforma Bucci: “Rischio incremento dei costi e sovrapposizioni”

  • Postato il 22 luglio 2026
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  • Di Genova24
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Dirigenti in Regione, la Corte dei conti boccia la riforma Bucci: “Rischio incremento dei costi e sovrapposizioni”

Genova. “Rischio di sovrapposizione tra competenze, moltiplicazione dei livelli di coordinamento, incremento dei costi connessi alle posizioni apicali e possibile attenuazione del principio di chiara attribuzione delle responsabilità amministrative”. Sono le criticità evidenziate dalla Procura generale della Corte dei conti nel giudizio di parifica del rendiconto 2025 della Regione Liguria, a proposito della riforma della dirigenza voluta dalla giunta Bucci.

Nella sua requisitoria il procuratore regionale Silvio Ronci boccia le poste di bilancio relative alla retribuzione del segretario generale, chiedendo alla sezione di controllo di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla riforma Bucci. Ma mette nel mirino anche i commissari voluti dal governatore per accelerare sulla costruzione dei nuovi ospedali, oltre alla gestione complessiva della sanità. In base a queste osservazioni, poi, la Corte dei conti si esprimerà con la parifica (integrale o parziale) o non parifica del bilancio.

La riforma, duramente contestata dall’opposizione, prevedeva l’istituzione di una figura nuova alle dirette dipendenze del presidente della giunta, il responsabile dell’attuazione del programma di governo (per questo ruolo è stato poi nominato Antonino Minicuci, ex segretario generale del Comune di Genova), un capo di gabinetto e una direzione generale di coordinamento alla quale si riferiscono le direzioni generali. Proprio sulla nomina dell’ammiraglio Massimiliano Nannini si era scatenata già l’anno scorso la Corte dei conti e anche per questo motivo Bucci aveva messo mano alla legge regionale.

Ma secondo la magistratura contabile esistono ancora criticità. Anzitutto perché “nessuna delle quattro figure indicate trova collocazione all’interno della dotazione organica dell’ente” e questo non sarebbe ammesso in particolare per il segretario generale (Pietro Paolo Giampellegrini) e per il direttore generale di coordinamento (Paolo Bordon). La scelta di personale “fuori ruolo”, secondo la Cassazione, sarebbe consentita “esclusivamente per soddisfare esigenze specifiche e temporanee che non possono essere fronteggiate attingendo alle strutture ordinarie”. Per questo, secondo la Procura contabile, la norma è illegittima e di conseguenza sarebbe illegittima la spesa di 304mila euro per la retribuzione di Giampellegrini.

Il procuratore Ronci contesta (di nuovo) anche il “disinvolto ricorso all’istituzione di figure commissariali“, in particolari quelli per l’edilizia ospedaliera e quelli per le infrastrutture. Nonostante la norma di legge varata dalla giunta Bucci rimangono i dubbi: “La nuova disposizione normativa suindicata, nel disciplinare la figura del commissario per l’edilizia ospedaliera, ne prevede la nomina intuitu personae da parte dalla giunta regionale senza alcuna procedura comparativa per la sua individuazione e gli attribuisce funzioni che non appaiono assimilabili a quelle straordinarie proprie dei commissari governativi previsti dalla legislazione statale”. In questo modo la Regione avrebbe “invaso la sfera di competenza legislativa esclusiva” dello Stato n materia di ordinamento civile.

Altra contestazione tutt’altro che inedita è quella sui 20 milioni del fondo sanitario regionale dirottati ad Arpal, una disposizione dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale perché la Regione non si è mai assicurata che quelle risorse fossero utilizzate per garantire prestazioni afferenti ai Lea. Anche per il 2025 il finanziamento è stato confermato e per questo, in assenza di accantonamenti per far fronte alla manovra di recupero anche per gli anni pregressi (2023 e 2024), la Procura ritiene che non possa essere parificato il risultato finale dell’amministrazione, cioè un avanzo di 9,1 milioni.

La Procura della Corte dei conti evidenzia poi il disavanzo della sanità che nel 2025 “è stato alla fine determinato in 125,7 milioni, in aumento rispetto ai 112,4 milioni dell’anno precedente. La perdurante evoluzione negativa del disavanzo sanitario regionale, già messa in evidenza l’anno scorso, rende evidente la sua portata strutturale e la necessità di interventi ulteriori rispetto alle ordinarie misure fiscali, richiamando aziende ed enti ad una più attenta pianificazione delle attività e della copertura finanziaria, atteso che sinora la programmazione del ciclo di bilancio non ha sortito esiti risolutivi”. Altre noti dolenti sono le liste d’attesa e le fughe fuori regione per cui “nessun miglioramento è dato riscontrare nel 2025 rispetto all’anno precedente”.

Le reazioni

Il Pd va all’attacco: “Per mesi Bucci ha liquidato le nostre denunce sull’organizzazione amministrativa e sulla dirigenza della Regione come polemiche strumentali – intervengono il capogruppo in Regione Armando Sanna e il segretario ligure Davide Natale -. Oggi, invece, è il procuratore regionale della Corte dei conti a mettere nero su bianco criticità pesantissime. Siamo di fronte alla conferma che tutte le nostre preoccupazioni erano fondate e che il modello di governance costruito da Bucci non risponde a criteri di efficienza e buon andamento dell’amministrazione, ma solo alla moltiplicazione di incarichi, livelli di coordinamento e costi a carico dei cittadini. Lo stesso procuratore evidenzia il rischio di sovrapposizione delle competenze, l’aumento delle posizioni apicali e perfino una retribuzione del segretario generale, che ha superato i 304mila euro nel 2025, che eccede i limiti previsti dalla contrattazione collettiva. Da tempo denunciamo un capo di gabinetto che costa tre volte più del precedente, figure come il direttore generale di coordinamento e il responsabile del programma di governo che non trovano riscontro in altre Regioni e una macchina amministrativa sempre più pesante e costosa”.

“Però, mentre si spendono centinaia di migliaia di euro per nuovi incarichi di vertice, la giunta non ha soldi per assumere personale sanitario, abbattere le barriere architettoniche, investire nell’edilizia scolastica, rifinanziare il fondo per la morosità incolpevole o recuperare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzabile. Oggi la Corte dei conti certifica che le nostre critiche non erano campate in aria. Il presidente Bucci riferisca al più presto in Consiglio regionale, chiarendo quali siano stati i criteri che hanno portato a queste scelte organizzative e retributive, oggi messe nettamente in discussione nella requisitoria del procuratore della Corte dei conti. I liguri hanno diritto di sapere”.

Andava meglio quando andava peggio? Macché. In Regione Liguria va decisamente peggio di quando andava meglio. Ai primi di giugno avevamo denunciato come la giunta Bucci avesse toccato il punto più basso con una variazione di bilancio da 119 milioni di euro per coprire il disavanzo sanitario. Oggi la relazione della sezione regionale di controllo della Corte dei conti quantifica il disavanzo 2025 in 125,7 milioni, contro i 112,4 milioni dell’anno precedente. Mentre il rendiconto presenta un avanzo disponibile di circa 9,1 milioni, la Procura regionale contesta che il dato non tenga conto delle conseguenze del finanziamento di 19,9 milioni ad Arpal effettuato con risorse del Fondo sanitario regionale e ha chiesto di dichiarare non parificabile il risultato finale di amministrazione. A ciò si aggiungono i rilievi sulle nuove figure apicali, con il rischio di sovrapposizioni, maggiori costi e responsabilità meno chiare, e i dubbi di legittimità costituzionale sui sei commissari per l’edilizia sanitaria”. Lo dichiara il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano commentando la requisitoria della Procura regionale e la decisione della sezione di controllo.

“La vicenda Arpal è la dimostrazione dell’approssimazione con cui la giunta regionale gestisce il bilancio. Nel giudizio di parifica la Corte dei Conti ha censurato la Regione Liguria per aver utilizzato risorse della sanità per finanziare Arpal. Non è una sorpresa: dal 2023 la stessa Corte aveva più volte segnalato l’illegittimità della procedura. Altre Regioni, come l’Umbria, erano intervenute subito per correggere la stessa criticità. La Liguria, invece, ha tirato dritto fino alla sentenza della Corte costituzionale e ora anche al giudizio di parifica della Corte dei Conti, che l’hanno costretta a cambiare rotta”, dichiarano Andrea Orlando, consigliere regionale del Partito Democratico, e Carola Baruzzo, consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Bilancio.

“La Liguria reale è una terra dove i cittadini faticano a curarsi col sistema pubblico, il disavanzo sanitario è salito a quasi 126 milioni di euro e tanti pazienti sono costretti a rivolgersi ad altre regioni per avere un’assistenza sanitaria adeguata. Una realtà ben diversa da quella raccontata dal presidente Bucci, che continua a parlare di grandi successi, quando in realtà i disastri sono sotto gli occhi di tutti. I liguri conoscono bene questa situazione, certificata adesso anche dal giudizio della Corte dei conti – dichiara Selena Candia, capogruppo regionale di Avs -. Se questa giunta regionale ha brillato solo per gli incarichi di fiducia assegnati agli amici di Bucci, i cittadini normali devono fare i conti con una sanità che non funziona: un terzo delle prestazioni è arrivato fuori tempo massimo e le fughe sanitarie ci sono costate 74 milioni di euro di saldo negativo. Però, in questa situazione drammatica per i liguri, il presidente ha sempre i soldi per dare le poltrone ai fedelissimi. Pensiamo al nuovo segretario, al capo di gabinetto, ai commissari per la realizzazione dei nuovi ospedali, che non hanno portato neppure un risultato, come dimostra l’incarico a Gratarola per gli Erzelli, di cui non è stata posta neppure una pietra. Solo Bucci vede un quadro roseo, quando la realtà quotidiana è nera”.

Autore
Genova24

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