Detenuti tossicodipendenti in comunità, ok finale al ddl. Nordio: “Epocale, fuori in 10mila”. Ma i fondi sono solo per 500
- Postato il 29 luglio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Un provvedimento epocale” che consentirà “la detenzione alternativa di almeno diecimila persone“. Durante il question time alla Camera, Carlo Nordio celebra con toni trionfali l’introduzione della possibilità per i condannati tossicodipendenti di scontare in comunità le pene detentive fino a otto anni: una misura proposta da sempre dal ministro della Giustizia come antidoto al sovraffollamento carcerario, e appena diventata legge grazie al voto dell’Aula di Montecitorio, che ha approvato il ddl varato dal Consiglio dei ministri ormai un anno fa. Come denunciano le opposizioni, però, si tratta di un bluff che non avrà alcun effetto sulla situazione esplosiva dei penitenziari italiani, dove attualmente sono recluse 64.741 persone a fronte di 46.343 posti disponibili. Il motivo è puramente matematico: la legge stanzia meno di venti milioni l’anno, sufficienti a finanziare appena cinquecento posti letto nelle strutture terapeutiche, mentre sulla carta i beneficiari potrebbero essere quasi 15mila. I “diecimila” di cui parla Nordio, per la precisione 10.811, sono infatti il numero stimato di detenuti tossicodipendenti con pena residua inferiore a otto anni, a cui vanno aggiunti altri 3.772 alcoldipendenti. Con le risorse previste dal provvedimento, però, appena uno su trenta di loro potrà trovare posto nelle comunità.
In base all’articolo 1 della legge, “se deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcoldipendente una condanna non superiore a otto anni”, o quattro per i reati più gravi, “l’interessato può chiedere in ogni momento di essere ammesso alla detenzione domiciliare” presso una struttura privata o pubblica “sulla base di un programma terapeutico socio-riabilitativo“. Alla domanda devono essere allegati, “a pena di inammissibilità, l’indicazione della correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato” nonché “la valutazione della effettiva e attuale condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza”, svolta da un’apposita “commissione centrale” istituita presso la Presidenza del Consiglio. A decidere sulla richiesta sarà il magistrato di Sorveglianza. La nuova misura si affianca all’affidamento in prova al servizio sociale, già previsto per condanne fino a sei anni.
La premier Giorgia Meloni festeggia parlando di “una vittoria su più fronti: per chi usufruirà di questa opportunità, in maniera per un verso più estesa, per altro verso più seria, rispetto alla legislazione finora in vigore; per la sicurezza di tutti, perché con un recupero verificato viene eliminata la molla che spinge una fascia di persone a tornare a delinquere; per la popolazione penitenziaria, che verrà alleggerita dalla presenza di chi sceglierà il percorso in comunità”.
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