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Decreto scuola, Tosi (FdI): “La scuola deve essere un luogo aperto e inclusivo ma con regole comuni”

  • Postato il 1 ottobre 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Decreto scuola, Tosi (FdI): “La scuola deve essere un luogo aperto e inclusivo ma con regole comuni”

Liguria. “Quando si parla di scuola si rischia spesso di perdersi tra riforme, acronimi e norme difficili da comprendere. Alla fine, però, la domanda che interessa davvero alle famiglie è molto più semplice: cosa cambia concretamente per i nostri figli? Il nuovo Decreto Scuola interviene proprio su alcuni aspetti della vita quotidiana degli studenti e delle loro famiglie”. Lo dichiara Antonella Tosi, responsabile regionale Dipartimento Pubblica Istruzione Fratelli d’Italia Liguria.

“Si va dall’acquisto dei libri di testo al sostegno per gli alunni con disabilità, dal contrasto al cyberbullismo all’integrazione degli studenti stranieri, fino alla valorizzazione degli istituti tecnici e professionali. Sono interventi diversi, ma che hanno un filo conduttore: cercare di rendere la scuola più attenta alle esigenze reali degli studenti. Uno dei punti sui quali il decreto interviene riguarda la presenza degli alunni stranieri nelle classi. Dal 2027/2028 viene introdotto un limite del 30% per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano ancora maturato un adeguato percorso scolastico in Italia”, spiega Antonella Tosi.

Aggiunge inoltre: “È una misura che va letta insieme a quella sul potenziamento dell’insegnamento della lingua italiana. L’obiettivo è evitare che in alcune classi si creino situazioni di particolare difficoltà e, allo stesso tempo, mettere gli studenti nelle condizioni di poter seguire le lezioni e integrarsi realmente. L’integrazione, infatti, non può significare soltanto stare nella stessa aula. Significa soprattutto poter comprendere, partecipare e avere le stesse possibilità degli altri. Prosegue Antonella Tosi: Il decreto interviene anche sul tema della lingua italiana per i genitori stranieri che abbiano difficoltà a comunicare con la scuola. Sono previsti percorsi gratuiti di italiano, perché anche la collaborazione tra scuola e famiglia è una parte importante dell’integrazione”.

“Tra le misure che hanno fatto maggiormente discutere c’è poi quella relativa al divieto di coprire il volto durante le attività scolastiche, con le eccezioni previste dalla legge. La norma riguarda, tra gli altri, burqa e niqab. Dice ancora Antonella Tosi: È un principio che considero semplice: la scuola deve essere un luogo aperto e inclusivo, ma anche un luogo nel quale tutti rispettano regole comuni. La possibilità di riconoscere chi abbiamo davanti non è un dettaglio quando si parla di rapporti tra studenti, insegnanti e famiglie”.

“C’è poi un capitolo al quale tengo particolarmente: quello degli studenti con disabilità. Il decreto interviene sul Piano educativo individualizzato, cercando di semplificarne la gestione e di rendere più precisa la programmazione delle ore di sostegno. Per una famiglia questo può sembrare un tema molto tecnico – osserva Antonella Tosi -. In realtà non lo è affatto. Dietro ogni PEI c’è un ragazzo, ci sono insegnanti e c’è una famiglia che ha bisogno di sapere che il percorso scolastico del proprio figlio sarà seguito con attenzione. Conclude sul punto: La maggiore continuità nel passaggio da un ciclo scolastico all’altro va proprio in questa direzione: evitare che ogni cambio di scuola significhi ripartire da zero”.

“Un altro problema che non possiamo più ignorare è quello del cyberbullismo. Per i ragazzi la distinzione tra ciò che succede a scuola e ciò che accade sul telefono è ormai molto meno netta di quanto fosse qualche anno fa – afferma Antonella Tosi -. Un episodio iniziato in classe può continuare per ore sui social o nelle chat. Il decreto mette a disposizione ulteriori risorse per contrastare il fenomeno e rafforza i percorsi di educazione al rispetto. Credo che su questo punto sia fondamentale lavorare non soltanto quando il problema è già esploso, ma soprattutto prima, spiega ancora. Educare al rispetto significa insegnare ai ragazzi a utilizzare la libertà che hanno anche nel mondo digitale.”

“C’è poi un aspetto molto concreto: il costo della scuola. Il decreto stanzia 21 milioni di euro per la gratuità totale o parziale dei libri di testo e prevede 20 milioni di euro all’anno per contributi diretti alle famiglie con ISEE fino a 40.000 euro. Sono numeri che possono sembrare astratti – sottolinea Antonella Tosi – ma dietro quei numeri ci sono famiglie che ogni settembre devono affrontare una spesa importante. Il diritto allo studio significa anche questo: fare in modo che le condizioni economiche della famiglia non diventino un ostacolo alla possibilità di studiare. Un altro passaggio che ritengo importante riguarda gli istituti tecnici e professionali. Il decreto prevede che assumano la denominazione di licei tecnologici e licei professionali, accompagnando il cambiamento con nuove risorse per i campus della filiera. Al di là delle definizioni, quello che conta è il principio. Per troppo tempo abbiamo raccontato ai ragazzi che esistesse un percorso “più prestigioso” e altri considerati quasi di serie B. Non è così. Un ragazzo che sceglie un percorso tecnico o professionale non sta scegliendo una strada di minor valore. Sta sviluppando competenze diverse, spesso molto richieste dal mondo del lavoro. La scuola deve aiutare ogni ragazzo a capire quali sono le proprie capacità e a trasformarle in un’opportunità”.

“Infine c’è il tema dell’edilizia scolastica. Parlare di scuola significa parlare anche delle aule nelle quali i nostri ragazzi trascorrono gran parte della giornata. Edifici sicuri, moderni e funzionali non sono un elemento secondario. Gli interventi previsti dal decreto si inseriscono nel lavoro già avviato sull’edilizia scolastica e sugli interventi finanziati dal PNRR. Anche questo è un investimento sul diritto allo studio. In chiusura, Antonella Tosi evidenzia: Come responsabile regionale del Dipartimento Pubblica Istruzione di Fratelli d’Italia, credo che il compito della politica sia anche quello di non fermarsi al testo di una legge. Dobbiamo capire cosa succede realmente nelle scuole, ascoltare i dirigenti, gli insegnanti. Dobbiamo capire cosa succede realmente nelle scuole, ascoltare i dirigenti, gli insegnanti, le famiglie e soprattutto gli studenti”, conclude.

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Autore
Il Vostro Giornale

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