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Davide Piganzoli è il volto dell’Italia al Tour de France: zero vittorie ma ci resta una promessa

  • Postato il 27 luglio 2026
  • Di Virgilio.it
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Davide Piganzoli è il volto dell’Italia al Tour de France: zero vittorie ma ci resta una promessa

Diciamo la verità: nessuno cercava un erede. Ci sarebbe bastata qualche fiammata ma non è arrivata. Ci teniamo una promessa. Davide Piganzoli è arrivato a Parigi senza una vittoria di tappa e l’ha lasciata senza un segno tangibile. Però ha chiuso il suo primo Tour de France al quattordicesimo posto della classifica generale, da miglior italiano. Tanto basta per prenderci questa promessa e tenercela stretta.

Nessuno aspettava che l’Italia alla Grande Boucle dominata da Tadej Pogačar potesse pescare dal plotone il nuovo Vincenzo Nibali, ultimo italiano ad aver vinto il Tour. Il problema è che non abbiamo trovato nemmeno il nuovo Jonathan Milan, ultimo azzurro ad aver vinto una tappa della corsa francese, un trionfo in volata il 23 luglio 2025. Non c’è nemmeno una pennellata di tricolore sull’edizione 2026 del più prestigioso giro a tappe del calendario. Chiudiamo con zero vittorie, nessun guizzo e lui, Davide Piganzoli.

Chi è Davide Piganzoli, miglior italiano al Tour de France

Detta così sembra una condanna. Invece no: perché se il ciclismo italiano ancora fatica ancora a ritrovare protagonisti (attenzione: anche francesi e spagnoli sono rimasti a bocca asciutta) e traccia un bilancio insufficiente, il Tour del valtellinese è quello di un corridore che ha provato a interpretare l’imprevisto e intercettare gli stimoli di uno scenario ribaltato dagli eventi.

Classe 2002, valtellinese di Morbegno, Piganzoli è uno dei talenti italiani più promettenti nelle corse a tappe. Passista scalatore, cresce tra gli Under 23 con il podio al Tour dell’Avenir 2023 e approda al professionismo con ambizioni da uomo di corsa a tappe.

Dopo le buone prestazioni al Giro d’Italia, nel 2026 entra nel progetto grandi giri di Visma dopo l’accordo raggiunto a fine 2025. Convocato all’ultimo momento dopo il forfait di Wout van Aert per una infiammazione al gomito, Piganzoli era partito con un compito preciso: essere anche lui un pezzo dell’ombra Visma di Jonas Vingegaard. E consentire a Vingegaard di diventare l’ombra più fastidiosa di Pogacar.

Da gregario di Vingegaard a metro di paragone del ciclismo italiano

Sacrificio e resistenza: questo il mandato affidato a Piganzoli: il valtellinese arrivava al Tour dopo aver già corso da protagonista il Giro d’Italia, chiuso all’ottavo posto, e alla prima stagione dentro una struttura WorldTour di vertice.

Ha condiviso con Paul Seixas almeno questo dettaglio emblematico: la sua Grande Boucle doveva essere soprattutto una scuola, l’anno di apprendistato accanto a uno dei campioni della sua generazione.

È la corsa che ha deciso diversamente. Mentre Pogacar scavava un solco tra sé e gli avversari già nella prima settimana di tappe, la caduta e il ritiro di Vingegaard hanno fatto il resto. Visma è rimasta senza punti di riferimento. Piganzoli è passato da gregario a riferimento: chiamato a difendere almeno una presenza italiana nella generale.

Con tre settimane di Giro nelle gambe e una riscrittura completa del copione, Piganzoli non si è perso.

Il Tour di Piganzoli ci dice che la promessa c’é

Nessuna impronta indelebile sul Tour ma un segnale fortissimo sì: la continuità. Ha tenuto sulle montagne, ha saputo leggere la corsa e quando la top ten è diventata impossibile ha tolto il freno a mano. È uscito dalla logica della generale e ha provato a inseguire l’impresa, entrando nelle fughe e cercando spazio sulle Alpi.

All’Alpe d’Huez, nella tappa regina, ha chiuso quindicesimo a 8’51” da Richard Carapaz. Nessuno se ne ricorderà a breve ma proviamo a farci bastare anche questa forbice. Fotografa il momento complicato del ciclismo italiano ma dice anche che questo giovane lombardo è la migliore promessa che ci ha riservato il Tour.

Quattordicesimo nella generale, quinto nella classifica giovani e miglior italiano della Grande Boucle 2026.

Numeri lontanissimi dai giorni di Nibali, ma non trascurabili per un movimento che dallo Squalo in poi non ha più trovato un italiano capace di entrare nella partita della maglia gialla.

L’Italia non è andata nemmeno tanto così vicina a trovare un erede ma questo ragazzo di 24 anni ha dimostrato di poter stare dentro l corsa e poter immaginare un futuro da uomo di classifica. Il Tour di Piganzoli ci dice che la promessa c’è, bisognerà capire quanto lontano può arrivare.

Autore
Virgilio.it

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