Darmstadt 1951. Il secondo Heidegger
- Postato il 15 settembre 2026
- Libri
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Un'opera dedicata all'evoluzione del pensiero filosofico di Martin Heidegger nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Il testo, curato da Franca, approfondisce la trasformazione intellettuale del filosofo tedesco a partire dall'incontro di Darmstadt nel 1951, analizzando come il suo pensiero si è rinnovato e reinterpretato nel contesto del dopoguerra europeo. Un contributo essenziale per comprendere le dinamiche della filosofia contemporanea e l'eredità heideggheriana nel dibattito culturale del Novecento.
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Nel panorama degli studi contemporanei dedicati al pensiero del secondo Novecento, il libro di Franca De Santis, Darmstadt 1951. Il secondo Heidegger, pubblicato da L’Universale Editore (ISBN 9798172857867), torna su uno dei passaggi più significativi della filosofia europea del dopoguerra.
Al centro del volume è la conferenza pronunciata da Martin Heidegger il 5 agosto 1951 a Darmstadt, nel corso del secondo colloquio “L’uomo e lo spazio”. È qui che la domanda sul costruire e sull’abitare assume, nella riflessione del filosofo, un significato che va oltre l’architettura e investe direttamente il modo in cui l’uomo si rapporta allo spazio, all’esistenza e alla propria finitezza.
Il lavoro di De Santis non segue il modello del saggio filosofico tradizionale. L’autrice propone piuttosto un’analisi critica e interdisciplinare della conferenza Bauen Wohnen Denken e del pensiero maturato da Heidegger dopo la Kehre, la Svolta, collocandolo nel clima storico e culturale della ricostruzione europea.

Il libro si apre con la prefazione di Alberico Guarnieri, che definisce l’opera “uno dei momenti più fecondi della lettura proposta da De Santis”. Guarnieri sottolinea inoltre come la studiosa metta in evidenza “il carattere limitato dell’esistenza umana, nonché l’impossibilità di concepirsi come una realtà autosufficiente”.
La domanda heideggeriana «che cosa significa abitare?» diventa così il punto di partenza di un percorso che attraversa alcuni dei temi centrali della sua riflessione successiva alla Svolta. Tra questi, la Quadratura (Geviert), la condizione dell’uomo come mortale e le diverse forme attraverso le quali Heidegger affronta il tema della fine: Enden, Verenden e Sterben.
Uno dei fili conduttori individuati da De Santis è proprio la finitezza. “La finitezza costituisce uno dei fili di continuità tra le diverse fasi della riflessione heideggeriana”, osserva l’autrice, mentre la conferenza di Darmstadt viene indicata come “la soglia fondamentale del pensiero heideggeriano”.
La particolarità del volume sta anche nel metodo seguito. La riflessione non procede soltanto attraverso una ricostruzione del pensiero di Heidegger, ma mette in relazione autori e sensibilità differenti. Francesco d’Assisi, Gabriele D’Annunzio e Heidegger vengono accostati nell’analisi di tre diversi modi di confrontarsi con la morte: “la morte come lode”, “la morte come sfida estetica”, “la morte come struttura ontologica”.
Nell’ultima parte, l’attenzione si sposta sui convitati del Colloquio di Darmstadt. De Santis ricostruisce la logica della loro composizione e il ruolo assunto da Heidegger nel confronto con architetti, urbanisti e teorici impegnati a riflettere sulla ricostruzione dell’Europa.
Il percorso proposto dal volume arriva infine al presente. Le questioni sollevate da Heidegger vengono messe in rapporto con l’epoca digitale, con la tecnica algoritmica, con la crisi ecologica e con la medicalizzazione della vita. Temi diversi, che riportano ancora una volta alla domanda sull’abitare, sul rapporto dell’uomo con la tecnica e sui limiti della propria esistenza.
Darmstadt 1951. Il secondo Heidegger si propone così come una lettura del pensiero heideggeriano attraverso una delle sue soglie più significative. Un libro che non vuole semplicemente spiegare Heidegger, ma continuare a interrogarlo.
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