Dani Alves, Bibbia e POS: i migranti dall’America Latina spingono il boom delle chiese evangeliche in Spagna
- Postato il 17 maggio 2026
- Mondo
- Di Il Fatto Quotidiano
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Negli ultimi anni la Spagna ha assistito all’arrivo di un flusso di migranti enorme, inedito nella sua storia. Vengono soprattutto dall’America Latina e in molti casi non tornano in patria dopo i 90 giorni di visto. Poi è arrivata dal governo Sanchez la sanatoria per 500mila di loro, che ha concesso il permesso di soggiorno e lavoro di un anno (rinnovabile), a chi dimostra la presenza nel Paese prima del 31 dicembre 2025. Dal 2018, cioè da quando è entrato in carica il premier socialista, la popolazione spagnola è arrivata a 49,6 milioni. Un aumento di tre milioni attribuibile agli immigrati, visto che il tasso di natalità si aggira intorno all’1,2 figli per donna. Nessuno in Europa si avvicina a questo aumento della popolazione. Al 1 gennaio 2025, i migranti che vivevano in Spagna erano 1,1 milioni dal Marocco e oltre tre milioni dall’America Latina (con in testa gli arrivi da Colombia, Venezuela, Ecuador e Argentina). Un milione di latini solo a Madrid, in pratica un abitante su sette. Un cambiamento demografico che porta in sé anche quello culturale e religioso: gli evangelici, scrive El Pais, sono oggi oltre un milione e mezzo e rappresentano la più grande minoranza religiosa del Paese, davanti a testimoni di Geova e musulmani.
Una crescita progressiva e costante: secondo i dati dell’Osservatorio del Pluralismo Religioso, nel 1998 erano lo 0,2% della popolazione, oggi sono il due per cento. Madrid è il fulcro di questa onda cristiana, insieme a Barcellona: nella capitale le chiese evangeliche sono aumentate del 30% negli ultimi dieci anni, soprattutto nei quartieri più popolari come Carabanchel, Usera e Tetuán, dove il culto viene organizzato in spazi riadattati ed ex capannoni industriali. Luoghi che diventano polo di aggregazione per i nuovi arrivati, a cui offrono anche servizi di orientamento per il lavoro, pasti caldi. Un bozzolo di comunità, soprattutto per chi arriva da un contesto di marginalità sociale ed economica. L’accoglienza compensa la solitudine dei neo arrivati, spesso spaesati e con pochi mezzi, che trovano nei pastori e nei gruppi di rezo (preghiera) via whatsapp il primo riferimento di appartenenza, con una rete pronta a sostenerli nella loro condizione precaria. A crescere proporzionalmente di più, all’interno di questo gruppo, sono i pentecostali.
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Una presenza diventata tangibile anche sui treni della metropolitana: in rete circolano video, diventati virali, di predicatori che fanno proselitismo tra i viaggiatori. Ma a prendere piede sono soprattutto eventi di massa, gratuiti, a cui partecipano in decine di migliaia. A Madrid anche gli autobus sono stati tappezzati coi poster del Festival della Speranza, previsto il 30 e 31 maggio al Palazzo Vistalegre, capienza 15mila persone. Al centro della kermesse il predicatore americano Franklin Graham, figlio del celebre telepredicatore Billy. Poche settimane fa era stato ospite della Casa Bianca e aveva pregato a fianco di Donald Trump, presidente – dice – “scelto da Dio” per guidare la guerra contro l’Iran e di cui è uno strenuo sostenitore. Fortemente conservatore, contrario al matrimonio e all’adozione delle coppie dello stesso sesso, è schierato con lo Stato di Israele, contro il quale il governo Sanchez ha assunto una posizione incontrovertibile dalla guerra a Gaza. Sarà un evento dal forte impatto emotivo per chi sarà sugli spalti, circondato da maxi schermi, musica dal vivo e una scenografia orientata al coinvolgimento degli spettatori, peraltro aperti a un’esperienza spirituale immersiva dove si mischiano Bibbia e marketing, si parla di miracoli e si promettono guarigioni, e i fedeli sono propensi a donare soldi a leader carismatici. A questi eventi, spiega Lucìa Franco del Pais, gli organizzatori passano tra gli spettatori col pos e raccolgono offerte. Un gesto in linea col vangelo della prosperità in cui credono, secondo cui Dio premia chi finanzia chiese e pastori, e i meritevoli con denaro e successo. Un aspetto particolarmente accentuato ed evidente nelle chiese pentecostali.
È lo stesso contesto in cui si è presentato Dani Alves, ex calciatore della nazionale brasiliana, della Juventus e del Barcellona, accusato di stupro poi assolto nel 2025. Ha parlato in veste di predicatore davanti a 35mila persone al Riyadh Air Metropolitano di Madrid, per raccontare come durante i 14 mesi del carcere, Gesù lo abbia liberato. La maggior parte di chi lo ascoltava erano latinoamericani: una grande festa, con preghiera, promesse di guarigione, musica e ambiente di festa. Un evento più simile a uno spettacolo pop che a una funzione religiosa, ma certamente un format diffuso tra gli evangelici. L’anno scorso, ad esempio, ad ascoltare il predicatore brasiliano Edir Macedo, fondatore della Chiesa Universale del Regno di Dio, erano in più di 10mila allo stadio di Vistalegre. E come per gli Stati Uniti di Trump e il Brasile di Bolsonaro gli evangelici sono stati fondamentali per la vittoria dei due leader, anche in Spagna la vicinanza alla destra è palpabile, coi predicatori che mobilitano il voto dei latinos. In prospettiva, i consensi che confluiranno verso i conservatori da questo bacino sono in ascesa. Peraltro a inizio maggio, il Ministro degli Affari Esteri José Manuel Albares ha dichiarato che al 31 marzo 2026 erano pervenute 2,4 milioni di domanda di cittadinanza spagnola ai sensi della Legge sulla Memoria, che la concede ai discendenti di esiliati durante il franchismo. Ad oggi, sono state approvate 545mila domande, ma il ministro ha dichiarato che il numero nei prossimi mesi aumenterà, visto che il tasso di approvazione delle domande si aggira intorno al 90%. Cambiamenti demografici e culturali che impattano anche a livello politico. A questo si aggiunge l’enorme massa di immigrati dall’America Latina e la sanatoria di Sanchez, che già nel medio termine potrebbe avvantaggiare proprio i rivali dei socialisti.
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