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Dalla Calabria alle grandi città: Eman porta “Magarìa” in tour, tra radici, fragilità e coraggio di sognare

  • Postato il 21 settembre 2026
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Dalla Calabria alle grandi città: Eman porta “Magarìa” in tour, tra radici, fragilità e coraggio di sognare

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Dalla Calabria alle grandi città: Eman porta “Magarìa” in tour, tra radici, fragilità e coraggio di sognare

Dopo le tappe calabresi, Eman porta sui palchi di Roma, Milano, Bologna, Lecce e Bari i suoi più gradi successi e le canzoni di “Magarìa”, il suo ultimo lavoro uscito l’11 giugno per Mazinga Dischi. Un album che attraversa ombre, fragilità, memoria, radici e desiderio di riscatto.


Non servono grandi proclami quando a parlare sono le canzoni. Eman lo sa bene e continua a scegliere la strada più difficile: mettere in musica ciò che spesso si preferisce lasciare nell’ombra. Il vuoto, le ferite, la memoria, la depressione, l’amore, le radici. Tutto ciò che manca o che fatica a trovare un nome diventa materia viva della sua scrittura. Il cantautore calabrese torna in tour a ottobre, portando sui palchi dei club italiani la sua incessante ricerca dell’essere, tra introspezione, musica e nuove traiettorie sonore. Il calendario prevede cinque appuntamenti: il 21 ottobre al Monk di Roma, il 23 ottobre alla Santeria di Milano, il 24 ottobre al Locomotiv Club di Bologna, il 5 novembre alle Officine Cantelmo di Lecce e il 6 novembre all’Officina degli Esordi di Bari.

Un viaggio che riprende dopo l’apertura, a Castiglione Cosentino, della XIX edizione di “Parole sott’olio”, la storica rassegna promossa dal Comune di Castiglione Cosentino con la direzione artistica dell’associazione PALMO. Una scelta che si lega in modo particolarmente significativo al tema di quest’anno, “U Grupu”, la parola dialettale che indica “il buco”. Perché il buco, nella sua accezione più profonda, è anche una mancanza, una frattura, uno spazio vuoto. Ed è precisamente dentro questi spazi che la musica di Eman continua a muoversi.

In Piazza della Concordia, il cantautore ha ripercorso alcuni dei brani che hanno segnato il suo percorso: “Il mio vizio”, “Il matto”, “Danziamo dentro al fuoco”, “Amen”, “Tutte le volte”, insieme ai nuovi brani come “La peste”, “Luce dalle crepe”, “Barricate”, racchiusi nell’ultimo album “Magarìa”, pubblicato l’11 giugno per Mazinga Dischi.

Eman, prosegue il tour di “Magarìa”: dalla Calabria alle grandi città

L’ultimo album, “Magarìa”, non tenta di mettere ordine dove ordine non c’è. Al contrario, sceglie di attraversare le proprie contraddizioni. La memoria convive con il dolore, l’amore con la fragilità, le radici con il bisogno di trasformarsi. In un’epoca dominata dalla velocità e da una progressiva anestesia emotiva, il cantautore calabrese sceglie di fermarsi e scavare dentro, fino al punto in cui lo sguardo si fa vertigine. Il risultato è un disco che non cerca scorciatoie consolatorie, ma invita ad abitare le proprie ombre.

La Calabria come origine e appartenenza

Al centro della poetica di Eman c’è un legame viscerale con la Calabria. Una terra che per il cantautore catanzarese non rappresenta soltanto un luogo geografico, ma una matrice identitaria, un punto di ritorno, una possibilità di rinascita. È un rapporto fatto anche di contraddizioni. Ci sono le mancanze materiali, le difficoltà. Ma proprio quelle assenze, nella sua visione, possono trasformarsi in spazio creativo: ciò che manca costringe a immaginare ciò che ancora non esiste. La privazione diventa così materia prima per costruire.

È una dichiarazione di appartenenza che non ha bisogno di idealizzare la propria terra. La Calabria viene amata anche per le sue ferite, per ciò che ha negato e per ciò che, proprio attraverso quelle negazioni, ha contribuito a formare. Una terra da cui partire, ma anche verso cui tornare.

Eman: «Fallire vale quanto riuscirci»

E poi c’è il sogno. Quello che, a volte, appare troppo grande per essere raggiunto, troppo lontano per essere afferrato, persino troppo ambizioso per essere pronunciato ad alta voce. Eman, davanti al pubblico di Castiglione Cosentino, sceglie di parlarne senza retorica e senza trasformarlo in una frase motivazionale. Lo fa partendo dal limite, dalla possibilità concreta di non farcela: «A volte la vita vi pone dei limiti e quei limiti vanno superati. Fallire vale quanto riuscirci». È uno dei passaggi più significativi della sua testimonianza, perché sposta il significato stesso del successo. A rendere una persona “intera” non sono necessariamente i risultati, la fama, i traguardi raggiunti o i riconoscimenti ottenuti. C’è qualcosa che viene prima: il coraggio di mettersi in gioco.

Per Eman, il fallimento non è la dimostrazione di essere arrivati a metà strada. Non è una misura del proprio valore. Può essere, al contrario, la conseguenza naturale di una scelta: quella di averci provato. «Potete fare qualsiasi cosa vi viene in mente e poi fallire, ma questo non vi rende delle persone a metà. Vi rende delle persone coraggiose». Il coraggio, allora, diventa la parola attorno alla quale ruota tutto il suo discorso. Non il coraggio straordinario degli eroi, né quello che coincide con l’assenza di paura. Piuttosto, il coraggio ordinario di chi decide di muoversi nonostante la paura. Di chi prova, cade, ricomincia. Di chi continua a inseguire un sogno anche quando nessuno può garantire che quel sogno possa diventare realtà.

Eman spiega cosa significa sentirsi “interi”

Sentirsi “interi”, nella sua prospettiva, non significa necessariamente arrivare primi o raggiungere tutti gli obiettivi che il mondo esterno considera importanti. Significa piuttosto riuscire a dare una forma concreta a ciò che si porta dentro. È anche per questo che Eman non sembra interessato a inseguire automaticamente ogni traguardo che il mercato musicale propone. Nemmeno quello più ambito, come Sanremo.

A chi gli chiede perché non tenti determinate strade, perché non punti a certi palcoscenici o perché non cerchi di raggiungere obiettivi che potrebbero sembrare naturali per un artista, risponde rivendicando una traiettoria personale. Non è il traguardo in sé a definire il senso del percorso. La sua priorità è continuare a fare musica, continuare a trasformare in parole e canzoni ciò che sente dentro. Dare vita a qualcosa che, prima di diventare una canzone, esiste soltanto nella sua testa.

Ed è proprio lì, in quel passaggio dall’interiorità alla forma, che Eman afferma di sentirsi «una persona intera». La frase racconta forse meglio di qualsiasi altra cosa il rapporto tra l’artista e la scrittura. Scrivere significa mettere ordine senza necessariamente cancellare il disordine. Significa prendere pensieri, paure, desideri e inquietudini e trasformarli in qualcosa che possa uscire da sé, diventare parola, musica, esperienza condivisa. La canzone diventa così non soltanto un prodotto da ascoltare, ma uno spazio nel quale ricomporre ciò che dentro appare frammentato.

Elam racconta la sua fame di sogni

C’è poi un’immagine che sintetizza con particolare efficacia il modo in cui Eman guarda al futuro: quella della fame. Non gli basta sognare. Il sogno, per avere un significato, deve continuare a generare desiderio: «Mi piace quando mi sveglio e ho fame di quei sogni». La tensione verso qualcosa che ancora non esiste e proprio per questo può ancora essere inseguito. Da qui arriva anche il suo invito più semplice e più diretto: «Non mollate mai».

Lo ripete quasi come un refrain, perché nella sua visione la vita non procede lungo una linea retta. È fatta di tentativi, deviazioni e ripartenze. «La vita è proprio questo: provarci, cadere e riprovarci, cadere e rialzarsi».

Gli ostacoli fanno parte del percorso

Non c’è l’illusione di un percorso senza ostacoli. Al contrario: l’ostacolo è parte del percorso. Fa parte del viaggio, della crescita, della possibilità stessa di scoprire chi siamo. Anche quando sembra di essere arrivati al punto più basso. Anche quando rialzarsi appare troppo difficile, quasi impossibile. È proprio lì che Eman dà voce a una possibilità diversa: «Il mio consiglio è questo: non soffocate mai quel bambino che è in voi. Quel bambino che sogna ancora. Dategli spazio. Lasciatelo vivere. Abbiate il coraggio di dare sfogo a tutto ciò che amate davvero, a quei desideri che sembrano irraggiungibili». In queste parole, c’è la capacità di continuare a immaginare possibilità anche quando la realtà sembra suggerire il contrario. Di custodire quella parte di sé che riesce ancora a meravigliarsi.

Ma un sogno resta solo un’immagine finché non trova una forma, una parola, un gesto. Il passaggio fondamentale è proprio questo: portare fuori ciò che esiste dentro di noi. Trasformare l’immaginazione in esperienza, un pensiero in una parola, una paura in una canzone, un desiderio in un tentativo. Perché a volte non serve sapere dove porterà la strada: serve soltanto avere il coraggio di iniziare a percorrerla.

È una prospettiva che restituisce al sogno una dimensione più concreta. Non serve aspettare di sentirsi pronti. Non serve avere la certezza del successo. Non serve che qualcun altro riconosca il valore di ciò che stiamo cercando di costruire. Prima ancora del risultato, c’è la scelta di cominciare. Probabilmente, è proprio questa la libertà di cui parla Eman: non lasciare che siano soltanto gli altri a decidere quale sogno valga la pena inseguire. «Fate di questa vita l’unica cosa che voi avete». Poi, si sofferma su una parola. Una parola semplice, quasi disarmante, che contiene tutto il resto: «Provateci!».

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