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Da Venezia a Rimini i pescatori fermano i motori, la protesta contro il governo e il caro-carburante: “Lavoriamo in perdita”

  • Postato il 3 giugno 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Da Venezia a Rimini i pescatori fermano i motori, la protesta contro il governo e il caro-carburante: “Lavoriamo in perdita”

Parte da Chioggia e Caorle la rivolta anti-governativa dei pescatori dell’Adriatico a causa del caro gasolio a seguito della Guerra del Golfo e di una serie di inadempienze nel pagamento degli arretrati del fermo-pesca. Dall’1 giugno è cominciata la settimana di agitazione che ha portato una cinquantina di barche a fermare i motori in provincia di Venezia. Hanno deciso di restare in porto e di stendere lenzuoli bianchi con le scritte: “Salviamo la pesca”, “Stanchi delle promesse non mantenute”, “Burocrazia troppo lenta, blocca gli aiuti necessari” e “Chiediamo il rinnovo del credito d’imposta”. La decisione è stata presa durante un’assemblea che si è tenuta al mercato ittico di Chioggia, presenti anche alcuni rappresentanti di Pila e Goro, ed è cominciata la mobilitazione per coinvolgere le altre marinerie dell’Adriatico. Rimini e Termoli hanno già dato la loro adesione.

I punti della controversia sono quattro. Innanzitutto il rimborso del credito d’imposta sul prezzo del gasolio. “Attendiamo i fondi da tre mesi – spiega l’armatore chioggiotto Elio Dall’Acqua – e fino adesso, non solo non è arrivato niente, ma ancora non abbiamo i codici per poterli richiedere”. Visto l’aumento dei costi del carburante c’è, inoltre, la richiesta dei pescatori di prolungare il decreto sul credito d’imposta sul gasolio almeno fino a fine anno. Ritardi sono stati denunciati anche nei compensi per il fermo biologico 2024 mentre è stata richiesta la liquidazione del fermo relativo al 2025. In quarto luogo c’è una serie di altri finanziamenti promessi, ma non concretizzati. “Se non ci facciamo sentire diamo la sensazione che anche se il gasolio è schizzato a 1,35 euro al litro noi si riesca a guadagnare lo stesso, anche se in realtà non è così”.

I pescatori sostengono di lavorare in perdita. Marco Spinadin: “Il costo del carburante è alto, abbiamo imprese troppo energivore, una settimana di uscite in mare può costare dai 5 ai 6mila euro. Abbiamo dovuto aprire questo momento di agitazione in quanto abbiamo bisogno che vengano compresi i problemi del settore e che il governo stia dalla nostra parte”. L’armatore Dall’Acqua: “Stiamo facendo un atto dimostrativo, più che uno sciopero, per rendere noti i problemi che la nostra categoria sta vivendo. Sappiamo che i tempi dettati dalla burocrazia sono lunghi ma siamo fiduciosi. Con noi stanno aderendo le marinerie di Caorle, Pila, Goro, Porto Garibaldi. Altre si fermeranno dal 3 giugno, quasi tutto l’alto Adriatico”.

Un altro armatore, Roberto Penzo, intervistato dal Gazzettino di Venezia, fa alcuni calcoli: “Per due settimane di lavoro ho riempito i serbatoi con 14.600 euro, pagati in contanti perché non si fa più credito. Il credito di imposta del 20 per cento, ora che il gasolio è cresciuto, aiuterebbe: è una misura che dividiamo con i marinai, con l’equipaggio, che è la parte che soffre maggiormente della situazione”. A Caorle il portavoce dei pescatori, Riccardo Gusso, ha aggiunto: “Il costante aumento del costo del carburante sta erodendo i margini economici delle imprese di pesca fino a compromettere la sostenibilità dell’attività. Una situazione che rende sempre più difficile garantire il pagamento degli stipendi agli equipaggi”.

Anche a Rimini si fermano i 25 pescherecci della Cooperativa lavoratori del mare. “È praticamente impossibile andare avanti così – ha dichiarato al Corriere di Romagna il presidente della cooperativa Mauro Zangoli – Ogni imbarcazione vanta crediti tra i 13mila e i 42mila euro: da 10mila a 30mila di credito d’imposta non erogato per marzo, aprile e maggio, da 3mila a 12mila di contributo per il fermo pesca. Su ogni barca lavorano 5-6 pescatori. Il prezzo del gasolio è passato dai 60 centesimi al litro di inizio marzo a 1,20 euro al litro, costringendo le barche a dimezzare le uscite settimanali, da quattro a due giorni”.

In copertina una foto d’archivio

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Il Fatto Quotidiano

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