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Da TikTok alla musica: chi è Tokyo, la rapper scommessa di Guè che ha preso il nome d’arte da “La Casa di Carta”

  • Postato il 3 settembre 2026
  • Musica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Tokyo è la giovane promessa del rap italiano, scoperta da Guè che l'ha firmata per Oyster Music. Con soli vent'anni, la milanese italo-olandese Maria Fatima Balestrini ha scelto il nome d'arte ispirandosi a La Casa di Carta. Abbandonata la carriera su TikTok, debutta con il singolo "Maria" il 4 settembre, rappresentando una nuova generazione di artisti che transitano dai social media alla musica professionale con ambizioni concrete.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Da TikTok alla musica: chi è Tokyo, la rapper scommessa di Guè che ha preso il nome d’arte da “La Casa di Carta”

Guè ha scommesso su di lei e ha solo vent’anni. Venerdì 4 settembre, Tokyo pubblicherà il suo primo singolo “Maria” con Oyster Music, l’etichetta fondata dall’artista di “Brivido”. Nata a Milano nel 2005, italo-olandese, Maria Fatima Balestrini – vero nome della rapper – ha lasciato casa a 17 anni per inseguire il sogno di fare musica.

È diventata virale su Tik Tok grazie ai lipsync (sincronizzare i movimenti delle labbra di una persona o di un personaggio animato con una traccia audio parlata o cantata), dove si è fatta conoscere con lo pseudonimo di Tokyo, nome ispirato al personaggio de “La Casa di Carta”.

Per un periodo si è trasferita in Spagna, dove ha vissuto in una casa insieme ad altri creator e influencer. Dopo poco tempo, però, è tornata in Italia, a Milano. Ha collaborato con Mondo Marcio in “Kerosene” e anche con diversi artisti internazionali.

Adesso il suo primo brano “Maria”, prodotto da Shablo, si distacca dal rap per abbracciare la sua storia personale. La copertina la ritrae in Indonesia, mentre depone un mazzo di fiori sulla tomba della sua bisnonna Maria Speekenbrink, di cui porta il nome. Vissuta in Asia ai tempi delle Indie Orientali Olandesi, la donna è morta in un campo di concentramento giapponese ed è sepolta laggiù, in un cimitero di guerra.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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