“Da piccola sognavo di diventare mamma giovane e avere tanti figli. Oggi ho 37 anni e non ne ho. Ho lavorato, si sono chiuse relazioni, ma desidero ancora una famiglia numerosa”: così Matilde Gioli
- Postato il 10 maggio 2026
- Cinema
- Di Il Fatto Quotidiano
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Nella cittadina toscana di Belvedere in Chianti tutti sono in coppia o in cerca dell’anima gemella, tranne Elisa (Matilde Gioli), madre single che cresce la figlia adolescente (Margherita Rebeggiani) e gestisce la tenuta Le Giuggiole con la sorella Giada (Amanda Campana) e la madre Mariana (Cecilia Dazzi). Il ritorno in paese di Michele (Cristiano Caccamo), amico d’infanzia che aveva perso di vista da anni, sconvolge la vita di Elisa.
È la storia del nuovo film targato Prime Video “Non è un paese per single”, adattamento dell’omonimo bestseller dell’autrice dei record Felicia Kingsley, diretto da Laura Chiossone e scritto da Alessandra Martellini, Giulia Magda Martinez e Matteo Visconti. Il film sarà disponibile dall’8 maggio.
“Diciamo che gli sceneggiatori in una prima fase hanno lavorato da soli, io sono subentrata in una fase successiva. – ha affermato la regista Chiossone – E il lavoro è stato un lavoro di approfondimento, di andare a volte anche al di là della pagina, a immaginarsi quella che è tutta la backstory, il non detto, in modo da poterlo esplorare poi con gli attori. Questa è la cosa più importante perché è un fi che parla di relazioni, per cui per parlare bene di relazioni devi capire bene gli individui”.
Il personaggio di Cristiano Caccamo è quello di un giovane rampante e imprenditore. Ma la generazione di oggi è realmente così, sempre sulla cresta dell’onda? “Sì, anzi viviamo proprio in un’ansia sociale rispetto a questo. – ha detto Caccamo – Io, ad esempio, ho aperto due ristoranti e mi cimento in tantissime cose, che non è per forza un male perché io penso sia sempre bello scoprirsi. Quindi suono, ogni tanto faccio il dj, che è una cosa bellissima sperimentare. Anche se tutti diranno che non andrà bene ‘perché tu dei fare il tuo’ non importante, odio le etichette. È giusto fare anche quello che sentiamo di fare indipendentemente dal giudizio altrui. Quindi sì, ad anzi siamo una generazione che è spinta tantissima a performare. Questo è il rischio per cui dobbiamo stare attenti”.
Se si parla in questo film di famiglia e single, anche il tema della denatalità crescente nel nostro Paese è importante. Si parla di nuovi minimi storici nel 2025, con circa 355.000 nati e un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Un dato che colpisce Matilde Gioli: “Ci sono sicuramente tutta una serie di analisi e studi sociali sul tema, di cui io non ho competenza. Quello che posso immaginare, con il mio vissuto, è che da piccolina sognavo di diventare mamma giovane di avere subito tanti figli. Invece ho 37 anni e non ho ancora figli e pensare che li ho sempre desiderati, li desideri ancora adesso quindi non si prende mai un caso singolo per analizzare un’intera popolazione”.
E ancora: “Però forse può esserci qualche spunto da prendere, forse il fatto anche che le donne in questo momento abbiano avuto molto più spazio anche nell’ambito lavorativo, forse toglie un pochino di spazio a tutta la parte della maternità, ma non perché sia sbagliato, non perché maternità e lavoro non possano essere compatibili. Ma perché a volte è proprio una questione di tempo e mi sono resa conto, ad oggi, che non sono ancora riuscita ad avere il tempo per dedicarmi prima ancora della maternità ad investire su una relazione, perché quella precedente non ha funzionato, e ad oggi non ho il tempo di iniziarne una nuova. Spero arrivi, spero capiti. Però è sicuramente un segno anche di una società che sta iniziando purtroppo ad avere dei valori molto più basati sul singolo e sull’egoismo del singolo e che si apre meno alla famiglia”.
La regista Chiossone ha aggiunto: “Credo che la denatalità dipenda dal fatto ch esiamo un Paese che non ha ancora capito quanto è importante investire nelle politiche sociali, dove il carico di cura parentale è ancora troppo alto, ma non solo sui figli, anche sugli anziani, che sono a carico delle donne. Io credo che negli uomini ci sia una crescente sensibilità e una voglia di impegnarsi a chiedere la paternità, ma la nostra società non sta investendo in questa direzione, non investono in nidi, disinvestono nelle scuole. Se hai una persona di cui occuparti, che non è economicamente autonoma, che sia un figlio, che sia un anziano, è tutto addosso a te, al tuo tempo, al tuo denaro e questo inevitabilmente… È quasi una questione di sopravvivenza scegliere di stare da soli, non è una scelta”.
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